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Mary Ann Cotton (1832 - 1873), "L' Avvelenatrice inglese

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Mary Ann Cotton (1832 - 1873), "L' Avvelenatrice inglese

Messaggio Da Angelodiluce il Mer Apr 27, 2011 1:01 pm



Ogni epoca mostra proprie peculiarità che delimitano le caratteristiche delle patologie e quindi anche dei disturbi di interesse psichiatrico forense. Il crimine rilevante ai fini psichiatrico-forensi non risulta né supportato da una personalità “criminale”, né da fattori meramente “sociali” o “contestuali”, ma viceversa emerge da una congerie di fattori concorrenti che possono rendere ragione della costanza di talune tipologie e della contemporanea “deriva” nel tempo delle specificità di ogni singola tipologia di delitto.

L’arsenico era una sostanza facilmente disponibile sui banchi del droghiere nell’800, come veleno per topi, ma anche, in piccole dosi, come una sorta di Viagra ante litteram cui si attribuivano funzioni tonificanti. Proprio questa disponibilità, unita alle caratteristiche organolettiche che lo rendevano difficilmente riconoscibile se mescolato ai cibi o alle bevande, e alle peculiarità della sua azione, rendevano l’arsenico un veleno potente ed efficace nel breve e nel lungo periodo, a seconda delle modalità di somministrazione e dei dosaggi.

Esso uccideva rapidamente, oppure nell’arco di mesi, a seconda delle modalità con cui veniva somministrato. Queste caratteristiche lo rendevano uno strumento flessibile nell’inscenare diverse modalità di “morte naturale”. Queste stesse caratteristiche segnano e plasmano la condotta di un’avvelenatrice vissuta nel secolo XIX che presentiamo in questo articolo perché essa costituisce un caso paradigmatico.

La prima peculiarità sta nella scelta del veleno (che nell’800, per le suddette ragioni storiche, era appunto l’arsenico), scelta che caratterizza l’azione femminile, con la sua natura insidiosa che permette di colpire persone fisicamente più forti e robuste. Un’alternativa femminile tipica è infatti l’accoltellamento nel sonno o durante uno stato di ubriachezza.

Mary Ann Cotton, cui sono attribuiti con certezza 21 omicidi anche se il numero probabilmente è maggiore, nacque da una giovanissima ragazza madre nell’ottobre del 1832 in una piccola cittadina di minatori inglesi, Low Moorsly, nella contea di Durham nel Regno Unito. Era una bambina vivace e intraprendente oltre che molto carina, caratteristica che la renderà attraente per gli uomini (le future vittime) nel corso di tutta la vita.

Si trattava anche di una ragazza assai pia, che dall’età di 14 anni frequentava le funzioni sacre con assiduità e compostezza. All’età di sedici anni Mary Ann iniziò a lavorare come domestica, per poi sposarsi nel 1852 con un rude minatore più anziano di sei anni. Mary Ann – anch’essa figlia di un minatore – seguì il marito nei suoi trasferimenti in diversi campi minerari nel corso degli anni. La coppia tornò a Durham dopo cinque anni con una bambina di un anno circa che era stata chiamata anch’essa Mary Ann. La madre raccontava commossa ai vicini che prima di Mary Ann ella aveva avuto altri quattro bambini, ma che erano tutti morti di malattia nella prima infanzia. Nel 1857 Mary Ann diede alla luce un secondo bambino che morì improvvisamente non molto dopo la nascita. Nel settembre 1858 nacque Isabella, la piccola Mary Ann viceversa morì improvvisamente all’età di quattro anni nel 1860. La causa della morte fu attribuita a “febbre gastrica”, una diagnosi generica molto usata nell’Inghilterra vittoriana.

Sempre la “febbre gastrica” si portò via di lì a poco diversi parenti di Mary Ann. Poi nell’ottobre 1861 nacque Margaret June e nel novembre 1863 un maschietto, John Robert. Impensierito da tutti questi lutti, il marito di Mary Ann pensò bene di stipulare un’assicurazione sulla vita per sé e per tutti i membri della famiglia. Si rivelò una decisione fatale. Nel settembre 1864 il piccolo John Robert morì per una “diarrea”, quattro mesi dopo nel gennaio 1865, mentre il marito era “in malattia” a casa per una slogatura, fu colpito anch’egli da una grave diarrea che lo portò all’altro mondo nel corso di una giornata. Margaret June fu la successiva a morire di “febbre gastrica” in soli due giorni. Ad aprile 1865 Mary Ann era una vedova con un solo bambino: Isabella, che lasciò alla nonna cambiando città di residenza. L’assicurazione le aveva fruttato un gruzzoletto molto modesto.

Trasferitasi nella cittadina di Sea View Harbour, Mary Ann si prese come amante un tale Joseph Nattrass, che però era sposato e non voleva lasciare la moglie: ciò gli prolungò - come vedremo - la vita. Mary Ann si trasferì di nuovo trovando lavoro in una piccola clinica dove incontrò il marito successivo: nell’agosto 1865 sposò George Ward il quale peraltro non durò molto: dopo soli 14 mesi morì di “febbre” lasciando tutti i suoi averi a Mary Ann.

Un mese dopo James Robinson, anch’ egli un vedovo con cinque figli da accudire, incontrò Mary Ann e la assunse come cameriera. Dopo solo una settimana il figlio più piccolo di dieci mesi morì di “febbre gastrica”. Nel marzo 1867 la madre di Mary Ann le chiese di tornare a casa per accudirla poiché era sofferente. Mary Ann disse ai vicini che la madre era grave e che aveva poco da vivere, in effetti morì a 59 anni dopo una sola settimana di malattia o meglio di “cure” da parte di Mary Ann. A questo punto Mary Ann riprese con sé Isabella che oramai aveva 9 anni e tornò da Robinson.

Di lì a poco altri due bambini: James Robinson di 6 anni e Eliza di 8 morirono di “febbre”. Mary Ann si disse un po’ preoccupata per la salute di Isabella che in effetti poco dopo si ammalò anch’essa: “febbre gastrica”. Robinson sposò Mary Ann l’11 agosto del 1867 nonostante due sue figlie affermassero che Mary Ann era un’avvelenatrice. Nel novembre dello stesso anno Mary Ann partorì una bambina che morì di “febbre” nel febbraio successivo; nel 1869 anche un altro figlio di Robinson morì di “febbre”.

Mary Ann cercò più volte di indurre Robinson a stipulare un’assicurazione sulla vita, ma senza successo. Il marito le affidò peraltro la gestione della sua impresa e Mary falsificò i libri contabili per portare via il danaro. Quando il marito la scoprì ella scappò con il bambino che poco dopo abbandonò a casa di un’ amica.

Successivamente, dopo aver convissuto con diversi uomini, conobbe il fratello di un’amica: Frederick Cotton. Dopo due settimane che Mary Ann si era trasferita a casa Cotton il bambino più piccolo morì e due mesi dopo fu seguito dalla zia Margaret, l’amica di Mary Ann. Pochi mesi dopo Mary Ann era incinta e sposò Frederick di lì a poco. In effetti così Mary Ann divenne bigama poiché Robinson era vivo. Nel gennaio 1871 Mary Ann ebbe un secondo bambino da Frederick. Trasferitasi col marito in un’ altra cittadina a seguito di pesanti pettegolezzi sul fatto che si era sposata incinta, finì ad abitare vicino a Joseph Nattrass, il suo ex amante che non aveva voluto lasciare la moglie. Nel frattempo un’ epidemia di “febbre” sterminò i maiali della cittadina che Mary Ann aveva lasciato a causa dei pettegolezzi.

Nel 1871 Frederick morì improvvisamente di “febbre”. Dopo poco Nattrass, che non aveva più la moglie, si trasferì come inquilino a casa di Mary Ann. Il progetto di matrimonio finì improvvisamente poiché Mary Ann divenne l’amante del suo datore di lavoro mettendo Nattrass e i suoi figli a rischio di trovarsi “in mezzo alla strada”. Ma essi non ebbero questa fortuna. Nella seconda metà di marzo 1872 Mary Ann avvelenò Nattrass, l’ultimo figlio di primo letto sopravvissuto di Cotton ed anche il bambino che aveva avuto da Cotton: ancora una volta “febbre gastrica”. Nattrass lasciò tutti i suoi averi a Mary Ann. Dopo solo due settimane Mary Ann rimase incinta del suo datore di lavoro, aveva ancora con sé Charles l’ultimo figlio rimasto di Cotton. Nel luglio 1872 anche Charles morì di “febbre”, ma il droghiere comunicò alcune sue perplessità alla polizia: disposta un’ autopsia nel corpo vennero trovate tracce di arsenico. Vennero allora effettuate diverse esumazioni e nuovamente furono trovate tracce di arsenico nei cadaveri.

Mary Ann fu processata per omicidio nel marzo 1873, gli avvocati sostennero che le tracce di arsenico erano da attribuirsi alla carta da parati colorata con sali di arsenico, ma non tutte le numerose case abitate da Mary Ann erano così tappezzate: fu impiccata il 24 marzo 1873.

Questo caso è paradigmatico della donna che agisce da sola e che pare motivata da una congerie di ragioni che si intrecciano sempre più nel corso della carriera fino a costituire un aggregato di moventi. Nel caso di Mary Ann pare di intravvedere una carriera che inizia insidiosamente con la ripetuta uccisione dei propri figli con il veleno. Già in partenza appare una variante degli infanticidi tipici: l’uso del veleno e la serialità distinguono gli eventi da quelli connessi alle comuni depressioni puerperali. Ma pare anche che nella ripetizione, impunita, dei delitti si venga stabilizzando un modus operandi in cui Mary Ann finirà con lo specializzarsi, estendendo poi il tipo di vittime.

Un secondo fattore che si inserisce in un momento successivo sarà il lucro: Mary Ann avvelenando il primo marito scopre quasi per caso di poter ricevere un gruzzoletto dall’assicurazione in seguito alla fatale decisione del marito minatore. Il premio dell’assicurazione e i beni delle vittime – compresa la propria madre – diverranno a questo punto una componente costante delle motivazioni al delitto, pur non essendo predominanti – soprattutto all’inizio - stimolando così la creazione di uno “stile di vita” idoneo a massimizzare questi introiti extra. Da donna che si libera dai fastidi costituiti dai bambini piccoli attraverso una insidiosa irritabilità che – non manifestata apertamente - si traduce nell’avvelenamento, diviene una vedova di professione che diviene persino bigama per avere un marito in più da poter uccidere. Anche nell’uccisione della madre gioca il lucro insieme al proposito di liberarsi da un fastidio. Ma l’arsenico viene sempre più usato per controbattere ad ogni offesa o fastidio: la moria di maiali ne sarà un esempio. Una fase ulteriore si stabilirà quando verrà avvelenata l’amica Margaret perché, probabilmente, conoscendo bene Mary Ann, cominciava a sospettare qualcosa. Qui l’avvelenamento diviene strumento di protezione della propria impunità.

Si nota dunque una progressiva estensione della gamma di azioni delittuose man mano che la carriera procede. Tutte queste componenti divengono parti integrate di un modus operandi che finirà col divenire caratteristico, quasi un marchio di fabbrica. Infatti fattori personologici, occasionali, legali e storici si intrecciano, costituendo infine il percorso criminale che finirà per caratterizzare il soggetto.


Da: leduecitta.com
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