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Autoipnosi e terapia

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Autoipnosi e terapia

Messaggio Da Angelodiluce il Dom Set 05, 2010 1:58 am

Le capacità ipnotiche possono raffinarsi grazie all'esercizio e padroneggiare una tecnica autoipnotica comporta un certo lavoro su di sé. Milton Erickson sottolinea che sono occorsi tre anni di esercizio assiduo alla moglie Elisabeth per diventare un esperto soggetto autoipnotico. Può entrare facilmente in trance sonnambulica e discutere su ciò che sente in quel momento senza perdere qualità ipnotica (Erickson, 1988). Crasilneck (1975) ha constatato nella sua pratica clinica che non esistono limiti di età per praticare l'autoipnosi.
Indubbiamente fare autoipnosi presuppone la presenza di un talento particolare. Sperimentare il proprio potere ipnotico può avere un effetto diretto sulla propria autostima.
In generale è utile distinguere la specificità di una tecnica dall'ispirarsi a un atteggiamento di fondo e i due aspetti devono poter coesistere e integrarsi in ogni pratica autoipnotica.
Alcuni Autori come Shone (1982) stimano che occorrono in media trenta minuti per accedere in un soddisfacente stato autoipnotico, ma sui tempi esiste una vasta variabilità soggettiva. E' ragionevole aspettarsi che una procedura ripetuta più volte possa essere ripercorsa in tempi progressivamente sempre più rapidi fino a giungere a una completa automaticità.
Ogni soggetto può caratteristicamente autoindursi con un metodo che valorizzi le proprie qualità ipnotiche (capacità allucinatoria o idrodinamica).
Esistono procedure che valorizzano direttamente la sola immaginazione del soggetto e altre che utilizzano mezzi sussidiari. Di fatto l'uso di ogni tecnica sviluppa esplicitamente alcune abilità e implicitamente altre. E' possibile dotare il soggetto della conoscenza di tecniche oppure assegnare testi di suggestioni scritti rigidi da ripetere. Ciò può determinare una diversità qualitativa di apprendimento. Tutte le tecniche utilizzano la respirazione come mezzo di base per far transitare il corpo verso il rilassamento in diversi gradi.
Si può insegnare a un paziente una procedura badando a mantenere un certo grado di aspecificità in modo da garantire lo sviluppo di una abilità autoipnotica. Sono state descritte anche tecniche che utilizzano procedure di tipo fisico. Kretschmer nel 1949 propone di adottare prolungatamente la posizione convergente degli occhi per ottenere uno stato ipnotico profondo. I cambiamenti fisiologici possono essere notevoli. Betty Alice Erickson, la figlia di Milton, è in grado di ottenere agevolmente la dilatazione pupillare anche differenziata dei due occhi (Erickson, 1988). Le procedure induttive ricalcano pienamente quelle in uso in eteroipnosi. Elenchiamo una serie di tecniche che utilizzano specifici sistemi sensoriali di riferimento soggettivi e le attitudini personali in generale.
Ogni tecnica utilizza caratteristicamente uno o più fenomeni ipnotici: dalla dissociazione alla distorsione temporale. Tutte le tecniche descritte possono essere opportunamente combinate nella pratica.

Natura e forma delle suggestioni autoipnotiche
Prima di definire le suggestione è prioritario definire l'atteggiamento di fondo che predispone il soggetto all'accoglimento e alla stimolazione di certe risposte.
L'atteggiamento generale con cui disporsi all'autoinduzione può essere produttivamente indiretto, anche se le suggestioni possono risultare generalmente dirette con una tendenza spiccata a forme linguistiche semplificate. La ridondanza può essere utilmente assai alta.
La suggestionabilità è principalmente una funzione del campo percettivo dell'individuo. La scelta di un atteggiamento indiretto facilita la convinzione e l'affidamento all'inconscio. Couè sosteneva che ogni suggestione è autosuggestione. Baudouin (1921) operava una distinzione tra suggestioni spontanee e indotte indicando nella prima una somiglianza con la reazione riflessa incondizionata.
Un effetto interferente può essere reso dall'abitudine di alcune persone di riprodurre automaticamente un dialogo interno tendenzialmente negativo sul proprio sé.
E' consigliabile preferire suggestioni a finale aperto presupponendo che a un certo punto del percorso l'intero processo venga totalmente guidato dai bisogni inconsci (Simpkins 2002). Può risultare utile strutturare le suggestioni in forma di domanda.
Si può concludere che rimane sostanzialmente più importante il processo che il contenuto. Sul piano dell' apprendimento è più interessante il viaggio che la destinazione.
Rossi (1993) scoraggia l'uso iperstrutturato delle suggestioni in quanto queste appartengono alla logica stretta della mente conscia e non permettono l'uso creativo del sé.

La Dissociazione
La dissociazione è definibile come un meccanismo di difesa in relazione a eventi psichici emotivamente rilevanti e minacciosi per l'integrità dell'io e determina una alterazione della coscienza come esperienza di disconnessione. Nell'impiego ipnotico può a ragione considerarsi una meta-strategia per l'induzione e per l'approfondimento e può esprimersi in più modalità. E' possibile vedere sé stessi seduto su una sedia e impegnato in un rilassamento progressivo. Si può inserire nelle istruzioni il proprio nome ('Ora John stai sprofondando…') al quale siamo spontaneamente portati a reagire.
Erickson addestrava i suoi studenti facendo allucinare seduto su una sedia un uomo che chiamava Joe e sul quale faceva praticare la levitazione del braccio (Erickson, 1987).Una volta toccato il volto, Joe chiudeva lentamente gli occhi, faceva una profonda inspirazione e si addormentava profondamente. Con l'esercizio il rapporto con il proprio Joe si personalizzava e ogni praticante aggiungeva nuovi spunti nelle suggestioni.Tale tecnica sfrutta a pieno il potere ideodinamico allucinato.

L'Approfondimento
Si tratta di una fase peculiare di ogni trance ben riuscita. In genere si usano mezzi immaginari come scale o ascensori che rendono simbolicamente l'idea di andare in profondità.

Il Sogno come forma autoipnotica
Il sogno rappresenta un modo di indursi ipnoticamente in modo naturale. E' stato verificato che durante il sonno REM l'afflusso di sangue al cervello aumenta e in generale l'attività elettrica cerebrale assomiglia a quella da svegli.
Zeig sostiene che il sogno rappresenta un meccanismo autocurativo automatico. Sul piano della fenomenologia ipnotica il sogno è connotato dalla presenza di una forte condensazione temporale.
Erickson ha usato in età molto giovane i sogni autoipnoticamente correggendo i compiti di aritmetica.
Nell'addestramento dei suoi allievi li aiutava a entrare in stati sonnambulici e amnestici durante il sonno notturno per svolgere qualche attività.(Erickson, 1983). Nella moderna psicoterapia l'orientamento generale è quello di restituire al sognatore il sogno in modi da rendere il soggetto un attivo rielaboratore.
Può costituire una parte del lavoro terapeutico quando è suggerito in forma di suggestione postipnotica a conclusione di una seduta.
Il sogno può essere opportunamente risognato e ricomposto più volte in seduta così che si rinforzi come modalità espressiva per sè. Il paziente ha la possibilità di esplorarsi con un movimento a spirale fino a raggiungere con i suoi tempi il nucleo centrale.
Talvolta può presentarsi spontaneamente durante la trance etero e autoindotta.

Il metodo del Colore
L'esperienza cromatica fa parte intrinseca dell'esistere umano. Nel Training Autogeno. si fa riferimento a un colore preferito. Alexander Simpkins (2000) consiglia di suggerirsi di vedere un colore, attendere la risposta e osservare come evolve all'interno della ricerca personale.

Il metodo dello Specchio
Lo specchio è da sempre un oggetto magico ed è descritto come uno strumento di trasformazione in molte fiabe. Nella pratica autoipnotica può essere utilizzata nella versione reale o allucinata. L'immagine specchiata si sé stessi può realizzarsi mediante altri mezzi come stagni o altre superfici e rimanda e suggerisce versioni modificate e modificabili di sé stessi.
E' evidente il meccanismo dissociativo alla base di queste evocazioni. Nel suo lavoro clinico Erickson ha fatto sovente ricorso all'uso dello specchio reale per intervenire strategicamente sull'immagine corporea del paziente. Poteva servirsene in studio o suggerirlo come lavoro a casa.
Abozzi (1996) descrive un modo semplice per autoipnotizzarsi in cui il soggetto si posiziona davanti a uno specchio concentrandosi inizialmente sul proprio volto e poi fissando un punto tra le sopracciglia fino al sopravvenire di uno stato ipnotico.

Il Metodo della Levitazione
Si tratta chiaramente di una tecnica che usa abilmente la dissociazione mente-corpo e corpo-corpo. Freda Morris (1976) suggerisce di pensare al braccio fatto di leggerissima schiuma di polestirolo. Si possono visualizzare un insieme di palloncini pieni di un gas leggerissimo e legati al polso oppure pensare che il braccio sia un palloncino. In caso che non si generi una situazione adeguatamente reattiva si può fare come se. La levitazione può dunque essere reale o allucinata.

Il Metodo di Milton Erickson
Milton raccomandava un atteggiamento che potremo definire di Aspettativa aperta:
'Bene, eccomi qui. Ho un ora a disposizione e mi domando quanto tempo passerà prima di sprofondare in una bella trance autoipnotica'
(Erickson, 1988)
Una delle situazioni più emblematicamente paradossali è quella dell'insonne che tenta di addormentarsi istruendosi a farlo. L'indicazione di Erickson era di prestarsi all'aspettativa in modo naturalistico per la realizzazione di qualsiasi fenomeno ipnotico:
'Certamente avete spinto il freno quando avete viaggiato sul sedile posteriore di un automobile; certamente avete teso la bocca e la gola e le corde vocali sentendo un balbuziente che cercava di dire una parola; certamente avete spalancato la bocca tanto da farvi male quando avete cercato di dare da mangiare a quel bambino che non voleva aprire la bocca. Sapete tutte queste cose ; pertanto potete veramente aspettarvi di effettuare la scrittura automatica'.
(Erickson, 1987, pg 69)
Erickson ha anche più volte accennato alla facilitazione dell'accesso allo stato alterato attraverso il ricorso alla stessa poltrona. Bandler e Grinder (Dilts, 1980) hanno descritto ampiamente l'uso dell'autoancoraggio.

Il Metodo di Betty Erickson
E' basato sul modello dei sistemi rappresentazionali di Bandler e Grinder (1980). Si procede all'approfondimento della trance attraverso uno schema che passa dalla descrizione dell'esperienza sensoriale esterna come una luce accesa fino a privilegiare esclusivamente l'esperienza interna.

Il Metodo di Gerald Edelstien
L'Autore consiglia sempre al paziente di impiegare un breve tempo a casa in stato di trance autoindotta con una semplice istruzione aperta in forma interrogativa del tipo: 'Perché dovrei avere ancora questa sensazione?' . Sostiene che una risposta ottenuta con l'autosuggestione conserva una durata significativamente più lunga (Edelstein, 1982).

Uso di Mezzi Sussidiari
Il nostro mondo fisico è ricco di elementi che hanno già di per sé un valore significativo nella determinazione degli stati di coscienza della vita di tutti i giorni. Il ticchettio dell'orologio rappresenta uno stimolo sonoro che stabilisce un ritmo. Allo scopo di generare o amplificare le risposte ipnotiche si può ricorrere all'ascolto di una musica opportunamente diffusa. Shone (1982) suggerisce la musica classica barocca e in particolare quella di Hendel a tempo largo.
Il meccanismo di funzionamento si basa su una sorta di condizionamento. Lo stimolo sonoro va progressivamente a sostituire quello verbale.
La musica rappresenta un insieme di stimoli altamente evocativi che attivano intensamente le nostre parti emotive.
Anche l'uso di voci e suoni preregistrati con istruzioni preordinate è molto diffuso. Il vantaggio evidente è quello di liberare la mente conscia dal compito di impartire istruzioni.
Nella prima fase induttiva si possono utilizzare oggetti su cui fissare l'attenzione come candele accese o dipinti. Milton Erickson usava abitualmente un cristallo al quarzo posto sulla sua scrivania.

La Riattivazione
Costituisce una fase determinante in autoipnosi da preparare opportunamente. Una volta raggiunto un grado soddisfacente di trance, occorre ripartire da questo per determinare il risveglio. Abozzi consiglia di usare un percorso a ritroso per riemergere dalla trance riutilizzando lo stesso mezzo usato per l'approfondimento come le scale o l'ascensore. Può diventare utile preprogrammare con precisione il momento del risveglio visualizzando un orologio.

CAMPI DI APPLICAZIONE
Le tecniche autoipnotiche si riferiscono generalmente a usi in campo medico e non medico e possono mirare alla autoguarigione, allo sviluppo di prestazioni particolari in molti campi, nello sport e nell'apprendimento in generale. In campo medico possono mirare ad attenuare in tempi rapidi l'ansia disfunzionale prodotta da soggetti ansiosi somatizzanti. L'addestramento all'autoipnosi può avvenire proficuamente in trance (Crasilneck,1975). Ci interessa approfondire le procedure utilizzate in alcuni settori specifici come la preparazione al parto e la dismissione di comportamenti dannosi come l'abitudine al fumo.

La dipendenza da nicotina
Fumare rappresenta un tipico comportamento strutturato in abitudine che assolve paradossalmente alla funzione di far rilassare. In realtà la nicotina è un eccitante del ritmo cardiaco e il soggetto fumatore quando riferisce di rilassarsi fa riferimento al bisogno di proporsi mentalmente una pausa mentale che potrebbe essere assimilato a un bisogno autoipnotico. E' proprio nel tabagismo che l'autoipnosi trova un impiego assai esteso e importante. Si insegna al paziente a seguire le proprie istruzioni in forma di suggestione diretta:
Ora che sono in questo stato profondo ordino a me stesso di non fumare più..di non danneggiare più il mio corpo interferendo sulla funzionalità del cuore, dei polmoni, di non continuare a distruggerlo sistematicamente con questa abitudine non necessaria…Abbandonandola riacquisterò una respirazione normale.
(Crasilneck 1975)
In questo modo si consente al soggetto di acquisire un proprio senso di autocontrollo e si rimanda in secondo piano il controllo del terapeuta. Citrenbaum (1987) propone ai pazienti di dedicarsi costantemente all'autoipnosi chiarendo di non ricorrere a suggestioni negative, ma lasciando un libero e ampio spazio all'inconscio:
Il semplice atto di stare in trance darà alla sua mente inconscia l'opportunità di fare qualcosa di utile per lei. E' importante sapere che la sua mente conscia può essere coinvolta in ogni tipo di attività. Può prestare attenzione a varie immagini, confuse o distinte, o può vagare da una fantasia a un'altra. Ma il fatto davvero interessante è che in realtà non importa cosa faccia la sua mente conscia perché il solo atto di lasciarsi andare in trance darà al suo inconscio l'opportunità di fare quel che è in grado di fare nel modo migliore. Alla fine di quei cinque o dieci minuti si troverà a emergere dalla trance e scommetto che si sentirà piuttosto rinfrescato e sereno.
CITRENBAUM, 1987, pag. 64
Lo stesso Autore (1987) istruisce i fumatori all'autoipnosi per ridurre i rischi di ricaduta.
All'inizio quando cercherà di consolidare i suoi cambiamenti comportamentali associati al dissuefarsi dal fumo, potrà esserci nella sua testa una voce che dice: 'Non è la fine del mondo fumare quella sigaretta', 'Non ti farà male', ecc. Fintanto che quella voce continuerà a parlarle lei sarà vulnerabile… L'autoipnosi è il mezzo adatto per rispondere a quella voce. Vorrei suggerirle che, come modo di metterla a tacere quando comincia a parlare e a dire: 'Non è la fine del mondo', lei lo sfruttasse come segnale per fare autoipnosi allo scopo di allungare sempre di più il periodo in cui non fuma.
(CITRENBAUM, 1987, pag.95)

La preparazione al Parto
Il parto per una donna rappresenta un evento della vita ricchissima di significati socioculturali di cui l'ipnotista deve tener conto nel momento in cui opera. Il lavoro preparatorio al parto deve necessariamente essere sufficientemente articolato per consentire un alto grado di efficacia. L'approccio diretto fondato semplicemente su ingiunzioni del tipo 'Voglio che lei abbia un parto indolore' non ha in genere buone speranze di successo. Con un approccio decisamente indiretto e frazionato Erickson predisponeva un ampio piano che mobilitava un vastissimo insieme di esperienze estesiche personali e agiva sulla modificazione discreta delle aspettative sul dolore evocando nella mente della donna l'idea della dilatazione esemplificandola con comportamenti spontanei e naturali.
Può sentire o non sentire l'anello al dito o le scarpe ai piedi.
E' necessario soffrire nella peristalsi?
Aprire le dita delle mani fa male?
Come la prenderà quando aspettandosi di soffrire, non soffrirà?
(Erickson, 1988)
Nella preparazione al parto l'ipnotista deve accertarsi non solo che la donna abbia effettivamente appreso l'uso della tecnica, ma anche che condivida gli obiettivi del lavoro e si sinceri dell'applicazione di alcune precauzioni.
In ogni trattamento che abbia a che fare con il dolore, questo non può essere eliminato completamente.
Erickson (1982) riferisce di un caso in cui una donna desiderava sentire a pieno tutta l'esperienza della nascita senza essere distratta dal dolore. Voleva sentire piacevolmente le contrazioni dell'utero come se avesse inghiottito una ciliegia intera e la sentisse scivolare comodamente lungo l'esofago.
Pertanto Erickson indusse inizialmente una anestesia completa che poi trasformò nel tipo di analgesia richiesta dalla paziente. Dopo di chè addestrò la paziente a sviluppare una profonda trance postipnotica sonnambulica che si sarebbe attivata all'inizio del travaglio e che le avrebbe permesso di partecipare all'intero evento.
Ala fine del travaglio, una volta ritornata nella sua stanza, sarebbe caduta in un sonno profondo e riposante per circa due ore.
Dopo due anni, la donna tornò da Erickson in quanto aspettava il secondo bambino. In questo caso bastarono tre ore di trance profonda per ristabilire lo stesso apprendimento autoipnotico.

CONCLUSIONI
La questione autoipnosi può essere affrontato da più punti di vista. L'autoipnosi può essere vista essenzialmente come il prodotto di una precedente ipnosi e susseguente suggestione post-ipnotica e dunque non esistere come fenomeno autonomo. Viceversa si può essere convinti che l'ipnosi abbia luogo solo a patto che il soggetto si renda disponibile a produrre la propria autoipnosi e dunque è solo l'autoipnosi a esistere.
Ad ogni modo avvengono nella fenomenologia della coscienza una serie di eventi aspecifici, senza una intenzionalità esplicita finalizzata alla produzione di una trance che non sono facilmente collocabili e definibili.
La coscienza va incontro ordinariamente a un processo di discontinuità in cui diventa operante il meccanismo dissociativo. I cosiddetti sogni a occhi aperti non rispondono a una casualità rintracciabile nella mente conscia, ma a importanti bisogni del sistema mente-corpo.
Di fatto l'evento autoipnotico può avvenire all'interno o all'esterno di una cornice terapeutica.
La stessa relazione terapeutica non è altro che una fitta trama di stati di coscienza auto/etero indotti.
Ognuno può autonomamente misurarsi con un universo di risultati desiderati e desiderabili per sè, ma in assenza della supervisione di un ipnotista esperto può essere difficile porsi obiettivi adeguati e appropriati.
Crasilneck (1975) cita una serie di esempi in cui persone non educate al corretto uso dell'ipnosi possono fare richiesta di un training autoipnotico finalizzato al raggiungimento di obiettivi irrealistici e qualche volta non sani.
Un avvocato aveva fatto richiesta di imparare a dormire tre ore a notte, mentre uno studente mediocre voleva assicurarsi voti eccellenti.
In autoipnosi il saper fare è una dimensione intimamente legata alle potenzialità soggettive presenti e non alla fantasia di un fare straordinario.
Erickson (1987) ha sostenuto più volte il fenomeno dell'interferenza di obiettivi apprezzabili da parte della coscienza, ma in disaccordo con i bisogni dell'inconscio.In tal senso sottolineava che l'insistenza a interferire coscientemente con l'inconscio determina l'insorgenza di un problema.
Ne possiamo trarre che fare autoipnosi senza una consapevolezza di come dimensionarla correttamente può produrre danni.
Al contrario nell'ambito di una relazione terapeutica si può ragionevolmente concludere che a prescindere se sia fatto in modo deliberato o no si sviluppa sempre una qualche forma di autoipnosi nel soggetto in terapia anche non esplicitamente ipnotica. Del resto Lankton (1984) ha dimostrato che gli stati ipnotici sono presenti in molte forme terapeutiche e coinvolgono pazienti e terapeuti.
Oltre a ciò occorre distinguere gli eventi di autoipnosi spontanei da quelli strutturabili in un addestramento esplicito.
Impegnare già nelle prime fasi della terapia il paziente in un vero e proprio training autoipnotico significa operare strategicamente e apertamente sullo svincolo e l'autonomia del soggetto.
Per di più rinforza la convinzione di poter godere di un controllo su aspetti inattesi della propria vita.
L'autoipnosi suggerita e sostenuta continuatamene mobilita il soggetto verso una continua ricerca interiore e verso quella autoesplorazione cara a Milton Erickson. Grazie all'autoipnosi diventa possibile l'acquisizione di livelli elevati di abilità in una integrazione mente-corpo.
Naturalmente l'autoipnosi svincolata completamente da una relazione terapeutica non è assolutamente appropriata nel caso di problematiche psicologiche gravi. Wilbacher (comunicazione personale, 2002) consiglia l'uso dell'autoipnosi come forma di terapia di mantenimento durante e in seguito a una terapia ipnotica breve. Crasilneck (1975) suggerisce ai pazienti di attenersi nella propria pratica autoipnotica a insiemi di suggestioni legati strettamente al lavoro terapeutico in corso. Nella ipnosi moderna viene ampiamente valorizzata la responsività in luogo della suggestibilità in una visione evocativa dei fenomeni ipnotici (Ducci 2002). La pratica dell' autoipnosi fondata sull'accrescimento della percezione di sé sembra porsi coerentemente in linea con ciò.
Non si può non concludere senza fare un doveroso accenno alla formazione professionale in ipnosi clinica e ai modi più opportuni per organizzarla intorno alla consapevolezza e allo sviluppo delle capacità autoipnotiche dell'allievo. Tutto il mondo formativo sta facendo un notevole sforzo per superare le limitatezze del pensiero orientato agli obiettivi e all'esclusiva attenzione alle tecniche (Short, 1999). Si vanno proponendo metodologie indirette come il metodo della narrazione, apprendere attraverso il raccontarsi, descrivere le proprie emozioni in rapporto alla relazione con l'altro (Kaneklin, 1998).
Nell'ambito formativo strettamente ipnotico da una indagine condotta da Wilbacher e Gandolfi (1998) risulta che un'alta percentuale di allievi ritarda o abbandona definitivamente l'uso professionale dell'ipnosi. Dopo una fase iniziale di apparente sicurezza nel corso della formazione, alla fine di questa l'allievo entra in una fase mentale di shock che può portare all'abbandono dell'ipnosi in quanto si ritrova da solo a gestire l'impatto emotivo del lavoro in trance. Il neo terapeuta prova disagio per le sue risposte corporee e emotive. L'atto di indurre la trance nel paziente produce simultaneamente uno stato autoipnotico nell'ipnotista. Diversamente dalle altre forme psicoterapeutiche dove l'apprendimento emozionale del sé avviene in modo graduale, in ipnosi l'impatto è immediato e inaspettato.
Nell'indagine emerge che gli allievi non riescono a fornire una risposta soddisfacente in merito all'abbandono dello strumento ipnotico in favore di altri approcci terapeutici, ma solo se l'allievo attiva uno scambio emozionale con il formatore riesce a entrare in una fase mentale di superamento che lo aiuta a neutralizzare lo shock e a far funzionare la mente sintonicamente e simultaneamente fra processi emotivi e razionali.
Ricerca di fonti bibliografiche
Per la ricerca bibliografica si è proceduto compiendo innanzitutto una ampia ricognizione dei riferimenti all'autoipnosi provenienti dai testi in lingua italiana sull'ipnosi di maggiore diffusione con particolare riferimento al lavoro di Milton Erickson. Non si è proceduto a una accurata ricerca di articoli tratti da Riviste del settore e pertanto ne segnaliamo pochi significativi. Si è constatato l'esistenza di una ristretta bibliografia di testi in lingua italiana dedicata espressamente all'autoipnosi.
La ricerca attraverso internet ha permesso di evidenziare una disponibilità di indicazioni applicative di tipo divulgativo e propagandistico poco approfondite sul piano teorico. Qui di seguito elenchiamo 50 titoli:


  • BANDLER R. GRINDER J., I modelli della tecnica ipnotica di Milton Erickson, Astrolabio 1984
  • BANDLER R. GRINDER J., Ipnosi e trasformazione, Astrolabio 1982
  • BAUDOUIN C., Suggestion and autosuggestion, Bodd Mead and Co. 1921
  • BUZAN T., Use your mind, Bbc Publication 1974
  • CHEEK D.B. LECRON L.M., Clinical Hypnotherapy, Grune and Stratton 1968
  • CITRENBAUM C.M.KING M.E. COHEN W.I., Il controllo delle abitudini mediante l'ipnosi, Astrolabio 1987
  • COPELAN R., Ipnosi e autoipnosi, Armena 1992
  • CRASILNECK H. B., HALL J.H., Ipnosi clinica, Astrolabio 1975
  • DILTS R. GRINDER J. BANDLER R. BANDLER L.C. DELOZIER J., Programmazione neurolinguistica, Astrolabio 1982
  • DUCCI G. CASILLI C., La supervisione nella nuova ipnosi, Angeli 2002
  • EDELSTIEN M.G., Trauma trance e trasformazione, Astrolabio 1982
  • ERICKSON M.H., Opere volume 1, Astrolabio
  • ERICKSON M.H., Opere volume II,Astrolabio
  • ERICKSON M.H., Guarire con l'ipnosi, Astrolabio 1983
  • ERICKSON M.H. ROSSI E.L., Ipnoterapia, Astrolabio 1982
  • ERICKSON M.H. ROSSI E.L., L'esperienza dell'ipnosi, Astrolabio 1985
  • ERICKSON M.H., La ristrutturazione della vita con l'ipnosi, Astrolabio 1987
  • ERICKSON M.H., La comunicazione mente-corpo in ipnosi, Astrolabio 1988
  • FROMM E., Similarities and differences between self-hypnosis and hetero-hypnosis, Discorso inaugurale, American Psychological Association 1973
  • FROMM E., An idiosyncronic long-term study self-hypnosis, Studio presentato alla Convenzione della American Psychological Association 1974
  • GALLWEY W. T., The inner game of tennis, Random House 1974
  • GALLWEY W.T., The inner game of golf, Jonathan Cape 1979
  • YOUNG P., Autoipnosi, RED 1991
  • HALEY J., Cambiare gli individui, Astrolabio 1987
  • HARRIGEL E., Lo Zen e il tiro con l'arco, Adelphi 1975
  • KANEKLIN C.,SCARATTI G., Formazione e Narrazione, Cortina 1998
  • KLINE M.V., GAZE H., Self-hypnosis in childbirth: a clinical evaluation of a patient conditioning program, J.Clin. Exp. Hypn., 3: 142-147, 1955
  • LANKTON S.R.,LANKTON C.H., La risposta dall'interno, Astrolabio 1984
  • LORIEDO C., Strategie e stratagemmi della psicoterapia, Angeli 2002
  • LIOTTI G., Le opere della coscienza, Cortina 2001
  • MALTZ M., Psicocibernetica, ASTROLABIO 1965
  • MORRIS F., Autoipnosi in due giorni , Astrolabio 1974
  • MUTIMER P., Lo zen e l'arte di giocare a tennis, Newton & Compton 1998
  • PADOVANI E., Manuale pratico di RAT, Edizioni RED 1988
  • ROSEN S., La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio 1983
  • ROSSI E.L. NIMMONS D., Autoregolazione del sistema mente-corpo, Astrolabio 1993
  • SIMPKINS C.A.,SIMPKINS A., Autoipnosi Ericksoniana, Astrolabio 2002



SHONE R., La tecnica dell'autoipnosi, Astrolabio 1982

  • SHONE R., Visualizzazione creativa, Astrolabio 1984
  • SHOR R., Hypnosis and the concept of the generalized reality orientation, American Journal of Psychotherapy, 1959,13,582-602
  • SHORT D., Use-Oriented Thinking, Documento presentato al Settimo Congresso Internazionale sugli Approcci Ericksoniani all'Ipnosi e alla Psicoterapia, Phoenix 1999
  • SOSKIS D., Insegnare l'autoipnosi, Astrolabio 1987
  • TART C., Stati di coscienza, Astrolabio
  • THOMAS K., Autoipnosi e training autogeno, Edizioni Mediterranee 1976
  • UMADZE D.N., The psychology of set, Consultans Bureau 1966
  • WATZLAWICK P., La realtà inventata, Feltrinelli 1988
  • WEITZENHOFFER A.M., General techniques of hypnotism, Grune and Stratton,1957
  • WILBACHER R., GANDOLFI A., Effetti e cambiamenti sulla personalità del terapeuta durante il training di psicoterapia ipnotica, 3° Congresso Europeo di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana, Venezia 1998
  • WOLBERG L.R., Medical Hypnosis, Grune and Stratton 1948
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