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    LA KABALA

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    LA KABALA

    Messaggio Da Angelodiluce il Mar Lug 27, 2010 2:30 am

    Lo strumento più importante in nostro possesso, per quanto
    riguarda lo studio dell'occultismo, a mio avviso, è la Kabala. In
    essa troviamo le interpretazioni più approfondite e occulte di tutto
    il filone mistico ebraico che risalgono ai tempi di Abramo e
    terminano con le interpretazioni dei moderni Hassidim (i puri). Un
    aspetto originale del misticismo ebraico, che molto lo differenzia da
    quello cristiano o islamico, sta nel suo carattere prevalentemente e
    largamente occultistico.
    La Kabala teoricamente si occupa del desiderio dell'uomo di
    percepire il Signore invisibile, non altrimenti avvertibile per mezzo
    delle umane sensazioni. La pratica della Kabala ci pone al di sopra e
    al di fuori di qualunque religione, aiuta la persona saggia e
    desiderosa del contatto con la divinità, a lavorare, secondo le sue
    reali possibilità, con la sua essenza e lo aiuta a compiere il suo
    personale cammino di ascesa, a sentire la necessità di purificare se
    stessa, a essere sempre più capace di discernere e selezionare le
    cose divine da quelle di questo mondo e a capire come effettuare,
    gradualmente, il giusto distacco da questo mondo, pur rispettandolo e
    amandolo, per la linfa vitale che da esso trae. Seguendo il filone
    mistico e occultistico ebraico, che, come dicevamo, si ritiene non si
    sia mai interrotto e che si sia sempre più arricchito e approfondito
    nel tempo, troveremo, anche, gli strumenti ritenuti più importanti,
    finora scoperti, che ci possono aiutare per la risalita personale a
    Dio. Essi sono: la simbologia numerica, astrologica e quella dei
    tarocchi; l'alchimia, la magia, i rituali, i poteri, e altro ancora.

    La Kabala, rappresenta la totalità della Creazione e per questo, in
    essa, ritroviamo il giusto collocamento di tutti i piani che sono nel
    cosmo, da quello minerale, a quello universale, come in alto ...così
    in basso. E ritroviamo, anche, il giusto collocamento di tutti i
    credo, filosofie e religioni che si sono susseguiti nei tempi, in
    tutto il mondo. Quindi, anche se nello studio della Kabala seguiremo
    soprattutto l'evoluzione del filone mistico ebraico, come del resto,
    avviene in tutto il mondo occidentale, potremo arricchire le nostre
    interpretazioni personali, servendoci di certe idee e credenze
    orientali che riteniamo giuste per conquistare una determinata
    Sefira, o sfera o, ancora, emanazione. La Kabala si esprime, come
    sappiamo, attraverso l'Albero Sefirotico o Albero della Vita: esso è
    un diagramma simbolico formato da dieci Sefirot o Sfere che
    rappresentano le forze operanti dell'intero universo, e che sono le
    dieci categorie essenziali o archetipali in cui si possono dividere
    le qualità della vita. Come le Sefirot, (dal Sefèr Yetzirà, o Libro della Forma)
    stanno alla base della prima produzione della forma così
    le 22 lettere sono la causa prima della materia. E si legge anche
    (sempre in Yetzirah);La Causa Suprema (volontà, Kether) costruisce
    un canale, largo come il mare che è chiamato Intelletto
    (intelligenza, Binah) e che la conoscenza del Conoscitore riempie il
    conoscere della sua propria sostanza essenziale (Saggezza,
    Chokmah)....Finalmente il mare è diviso in sette preziosi canali, che
    sono chiamati: a) compassione o grandezza, Chesed; b) giustizia o
    forza, Geburah; c) bellezza o amore, Tiphereth; d) vittoria, Netzach;
    e) Gloria, Hod; f) fondamento, Yesod; g) regalità, Malkuth. È
    importante notare che i nomi delle Sefirot e l'insegnamento che ne
    deriva sono tratti interamente dal campo dell'Antico Testamento e
    della teologia rabbinica. Esempio: In quel giorno il Signore degli
    eserciti sarà una corona di gloria e un diadema di bellezza per ciò
    che resterà del suo popolo. (Isaia XXVIII, 5). Da qui i mistici ebrei
    ritennero giusto designare la prima delle Sefirot col nome di Corona.
    E così per le altre Sefiroth che abbiamo appena elencate.
    Quindi possiamo dire che, se i seguaci del Cristo, studiando
    la Kabala, volessero collocare in una Sefira la figura del Cristo,
    sceglierebbero, come, del resto, abbiamo fatto noi, la Sefira alla
    quale da sempre si è attribuito il possesso e la capacità di elargire
    le qualità del Cristo. I cristiani si distaccano, quindi, dal credo
    ebraico, ma non certo per il significato che i Kabalisti Ebrei
    assegnano ancora oggi alla Sefira. La figura del Cristo viene
    collocata in Thipheret, proprio al centro dell'Albero, come del
    resto viene anche collocata quella del Budda e di tutti quelli che si
    sono immolati per amore dell'umanità, di qualunque religione siano.
    Infatti il significato archetipale della Sefira, riconosciuto dai
    cabalisti ebrei, è che Thipheret, indica la rivelazione della
    bellezza, della verità, dell'amore di Jahvè, il Creatore. Indica il
    momento di sintesi della umanità con la Divinità. Quindi, per capire
    e poi per risalire a Thipheret ci riserveremo di ispirarci alla vita
    di un personaggio di tale levatura di qualunque credo sia. Per
    spiegarci ancora meglio, un altro esempio che possiamo prendere in
    considerazione è che, mentre i Cristiani assegnano il pianeta Sole a
    Thipheret, la moderna Kabala Ebraica lo assegna a Keter e assegna a
    Thipheret, il pianeta Giove, che, come si sa, è comunque un pianeta
    che porta amore, riconciliazione, ampliamento, sintesi. Molti sono i
    pianeti che posseggono alcune qualità, in maniera spiccata, in comune
    con altri, anche se il Sole rispetto a Giove ha altre qualità
    preminenti. Così ogni Sefira, pur mettendo in evidenza un attributo,
    una qualità, un nome di Dio, posseggono, anche gli attributi delle
    altre Sefirot, e qualche volta alcuni sono messi in luce quasi quanto
    quelli di un'altra Sefira. Da questo deriva la difficoltà del
    discepolo che nota le tante contraddizioni fra i vari scrittori e
    interpreti, finché non sarà egli stesso a sentire quale è
    l'interpretazione più giusta per lui.
    Anche nelle interpretazioni, fatte dai saggi mistici ebrei,
    cioè da quelli che hanno dedicato la vita allo studio dei Testi Sacri
    e che si sono sempre più approfondite nel tempo, con l'aiuto di
    filosofie e religioni, in auge nei vari tempi (Plotino, Aristotele,
    Platone, Cattolicesimo e Sufismo) troviamo discordanze e profonde
    differenze. Comunque non è difficile capire perché avviene tutto ciò.
    Anche se sappiamo che i contatti che i mistici hanno con il divino
    sono al disopra di tutti i credo, tuttavia, quando i mistici, i
    santi, i profeti, i boddisatwa (buddisti), Sri (indiani) e via
    discorrendo, ci raccontano qualcosa delle loro visioni o di quanto
    hanno udito in stato di estasi, di illuminazione o di rivelazione,
    non possono esprimersi che secondo il loro linguaggio, la loro
    preparazione e secondo la religione che hanno professato. Sappiamo
    pure che l'interpretazione di quello che ci racconta il vero mistico
    è sempre soggetta al grado di consapevolezza di chi ascolta o di chi
    legge: non si possono capire i significati più profondi di certe
    visioni o di certe parole se la nostra coscienza è ancora, in parte,
    addormentata.
    Sarebbe interessante poter parlare delle varie
    interpretazioni, fatte dai rabbini durante i secoli sugli stessi
    concetti desunti sempre dai versi del Vecchio Testamento. Potremmo
    così renderci conto di come si sia congegnato il diagramma della
    Kabala moderno e di quanto siano vive e sempre rinnovabili, a seconda
    della maturità dei tempi, i commentari delle Sacre Scritture. Lo
    studio della Creazione Divina non potrà mai esaurirsi perché noi
    esseri umani e la Creazione siamo in continua trasformazione e su
    tutti i piani. La nostra evoluzione futura è già presente nella
    Kabala stessa, anche se ora non siamo in grado di capirla. Ma ora ci
    limiteremo solo a nominare i vari gruppi, ordini o sette più
    importanti di studiosi il cui contributo è rimasto nei secoli e di
    cui tutt'oggi beneficiamo.
    Nel Vecchio Testamento noi troviamo le fondamenta,
    l'impalcatura ma non l'edificio completo del Progetto Divino. Molti
    sono i concetti inderogabili, tratti dal Vecchio Testamento che sono
    stati oggetto di lunghi studi. Il primo concetto sul quale hanno
    lavorato per secoli, fu quello di conciliare un Dio severo che detta
    leggi con un Dio paterno che è la concezione fondamentale di ogni
    misticismo e che presuppone la possibilità di comunione con qualcuno
    che, sebbene più grande e più potente di noi è allo stesso tempo
    amoroso, benevolo e interessato al nostro bene. Altri concetti
    inderogabili e sui quali si è lavorato per secoli, furono: la
    inscindibilità di Dio e la creazione; l'assenza del male in Lui e la
    presenza del male nel mondo; la trascendenza e l'immanenza; la
    emanazione di Dio nel mondo e il suo essere fuori dal mondo; la
    risalita dell'uomo imperfetto a Dio, perfetto. Questi concetti
    apparentemente contraddittori desunti dal Vecchio Testamento, hanno
    posto nel tempo quesiti che necessitavano di spiegazioni. Quindi
    tanti gruppi di studiosi mistici si sono susseguiti per spiegare le
    parole dei profeti, anche se lo storico e ebreo - germanico
    H.Graetz, attribuisce le origini del misticismo ebraico moderno a
    Isacco il Cieco, (nato in Francia e vissuto nel XII secolo d.C.), che
    è ritenuto l'autore del trattato mistico, scritto in forma dialogata,
    intitolato Bahir (chiarore), libro che prelude allo stile e al
    contenuto dello Zohar (splendore) e quindi della Kabala. Comunque il
    primo gruppo di mistici di cui si sa l'esistenza, sono gli Hassidim
    antichi e gli uomini pii e taumaturgi vissuti, sembra, durante
    l'epoca dei Maccabei; a questi mistici venivano riconosciute sapienza
    occulta e capacità di fare cose ignote alla moltitudine e dai quali
    si deduce siano derivati gli Esseni, esistiti, sembra, tre secoli
    prima di Cristo; di loro parlano Filone di Alessandria, Giuseppe, il
    Talmud babilonese e palestinese, del XII secolo d.Cristo.
    In questi scritti leggiamo che gli Esseni erano un gruppo di
    mistici, che usavano come guida le leggi dei padri o Patriarchi, le
    quali senza l'ispirazione dello Spirito Divino non avrebbero potuto
    essere dettate da mente umana. Sia Filone d'Alessandria che Giuseppe
    hanno riportato le stesse cose sugli Esseni parlando della grande
    importanza che davano alla vita associata che si svolgeva come una
    specie di comunismo; del loro allontanamento dalla massa in ragione
    del più alto grado di santità; del loro celibato; della loro
    devozione alla conoscenza dell'esistenza di Dio e del principio di
    tutte le cose; del loro amore per l'interpretazione allegorica.
    Sembra vivessero sui limiti di un'estasi non comune e sembra pure che
    il loro entusiasmo nel fare il bene fosse fondato sopra una specie di
    austera fratellanza che li spingeva all'opera, Gli Esseni coltivarono
    soprattutto la religione interiore, come richiesta dal codice mosaico
    e si disinteressavano, tranne per il rispetto del sabato, dei doveri
    della religione esteriore.
    È bene anche menzionare i Merkabhà (carro), altro gruppo di
    studiosi mistici che seguì, nel tempo, gli Esseni: essi si ispirarono
    alla dottrina del Carro del Trono Celeste: l'immagine di Jahvè
    raffigurata da Ezechiele trascinato dal carro delle creature viventi
    accompagnato da visioni, moti e sollevamenti in terra e nel cielo,
    simbolo della trascendenza di Dio sulla Terra e dell'ascesa dell'uomo
    in cielo. Il loro lavoro fu impostato sulla ricostruzione del proprio
    carattere su più alti livelli nell'interesse della vita
    trascendentale. Ramo mistico ebraico che occuperà un posto
    considerevole nelle idee della Kabala medievale e nelle credenze dei
    moderni Hassidim.
    Anche il misticismo di Filone di Alessandria (1100- 1200
    d.C.) dette un notevole impulso a quello Kabalistico. La sua teoria
    fu un felice connubio fra idee ed elementi neoplatonici, stoici e
    rabbinici. Fu il periodo in cui si cominciò a parlare degli
    Angeli come mediatori per risolvere il problema di riconciliare
    l'idea di un Dio puro con un mondo impuro. Dio non venne in contatto
    con il mondo ma vennero gli Angeli che sono parte del Suo essere e
    emanazioni della sua sostanza. Concetto, comunque che verrà
    approfondito e chiarito sia nello Zohar, sia nel Talmud, che
    riusciranno a dimostrare, sempre seguendo il Vecchio Testamento,
    che i giusti sono più grandi degli angeli ministranti;.
    Nel X° secolo dopo Cristo abbiamo la divulgazione del libro
    più importante per quanto riguarda il misticismo ebraico moderno: il
    libro Yetziràh; la cui paternità è assegnata ad Abramo, anche se le
    sue vere origini sembrano avvolte nel mistero. Questo libro è
    depositario di una filosofia mistica tratta dai suoni, dalle forme,
    dalle posizioni relative e dai valori numerici delle lettere
    dell'alfabeto ebraico. I rabbini del X° secolo, dissero che il valore
    di questa teoria era da attribuire a Bezalee ;Bezaleel, architetto
    del Tabernacolo nel deserto, sapeva mettere insieme le lettere per
    mezzo delle quali il cielo e la terra furono creati e questo perché
    egli era pieno dello Spirito di Dio in sapienza ed ingegno. (Esodo
    XXXI, 3). Il libro Yetziratico ci insegna che Dio e il mondo sono
    un'unità. Dio è ad un tempo la materia e la forma dell'universo, ma è
    anche qualcos'altro. Non si identifica con l'universo, ma è più grande
    di esso e lo trascende. Tutto fu prodotto dallo Spirito di
    Dio. Dalla parola del Signore sono stati fatti i cieli, e dal soffio
    della sua bocca tutti i loro eserciti; (Salmi XXXIII,6) Tale
    asserzione viene sostenuta dalla seguente osservazione fatta sul
    libro: L'ultima delle Sefirot si unisce alla prima come la fiamma
    alla candela poiché Iddio è uno e non vi è secondo(I, 5). Ed è
    in questo libro che troviamo scritto: Come le Sefirot stanno alla base
    della prima produzione della forma, così le 22 lettere sono la causa
    prima della materia. Ogni cosa esistente e in via di sviluppo è
    dovuta ai poteri creativi delle lettere, ma è inconcepibile senza la
    forma di cui l'investirono le 10 Sefirot.
    Lo Zohar si dice che sia il racconto di una diretta
    rivelazione divina al rabbino Simeone Ben Yohai (nato in Galilea nel
    II° secolo d.C.), ma fece la sua prima apparizione in Spagna nel
    XIII° secolo, e come per lo Yetziràh, molte civiltà, fedi, filosofie,
    concorsero a formularla, anche il sufismo, ma soprattutto il Talmud e
    i Midrascim. Nello Zohar leggiamo: l'universo è l'Espressione
    esterna dell'intimo pensiero divino. L'universo è Spirito divino
    materializzato ed è dato all'uomo perché con esso abbia contatto.
    Daniele, profeta: E coloro che saranno saggi brilleranno come lo
    splendore del firmamento; (XII, 3). Lo Zohar con il suo concetto del
    mondo come emanazione dell'immagine di Dio (macrocosmo) e dell'uomo
    come copia in piccolo del mondo (microcosmo) non può fare a meno di
    porre l'uomo come centro e consumazione di tutta la Creazione. Perciò
    l'uomo viene posto anche al di sopra degli angeli. Nel Vecchio
    Testamento è scritto: Egli fa i suoi angeli in forma di venti
    (spiriti), i suoi ministri di fuoco fiammeggiante; (Salmi CIV, 4).
    Sempre nello Zohar leggiamo: Per mezzo della creazione del mondo
    (che è emanazione del divino), l'infinito appare contratto (Zim Zum)
    e assume alcuni attributi del finito e a questo finito appartiene
    la tenebra; del caos primitivo (Genesi, I,2, senza forma,
    vuoto in altre parole, il male. È uno stato di assenza, di negazione e
    l'uomo può raggiungere il reale solo se cerca la realtà che è la sua
    sorgente, la sua dimora. Nel Deuteronomio IV, 5 leggiamo: Prima di
    aver creato ogni apparenza nel mondo, prima di aver prodotto ogni
    forma, Egli era solo, senza forma. Chi potrebbe comprendere com'era
    prima della creazione, dato che era senza forma ? Ma dopo che Egli
    ebbe creato la forma dell'uomo celeste (Adam Kadmon o Ilaa), lo usò
    come carro (Merkabàh) su cui discendere. Egli volle essere chiamato
    con la forma che consiste del Santo Nome di Javeh, Colui che è.
    Quindi, dopo essersi manifestato dal mezzo della primitiva oscurità
    del mondo Superiore, creò l'uomo terrestre che conteneva il piano
    dell'universo in tutta la sua infinità di tempo e di spazio. Questa
    attività divina immanente è indicata dal termine Uomo Celeste
    o prima Sefira e in vari sensi da tutte le dieci Sefiroh.
    L'uomo è una copia dell'universo. Iddio nella sua capacità creativa, scelse la
    forma dell'uomo. Lo Zohar si esprime così: Non credere che l'uomo
    consiste solamente di carne, pelle, ossa, vene.....queste diverse
    parti del nostro corpo corrispondono ai segreti della Divina
    Sapienza. La pelle rappresenta i cieli, la carne l'aspetto fangoso e malvagio dell'universo, le ossa e le vene, il carro (Merkabàh)
    divino, i poteri interiori dell'uomo sono servi di Dio...Nell'Uomo Celeste come in quello terrestre è il segreto divino.
    Da questo deriva il significato della frase Dio creò l'uomo a propria
    immagine; Sempre nello Zohar troviamo scritto: in alto nel
    firmamento che copre tutte le cose, sono incisi segni in cui sono
    fissate cose nascoste e segreti. Questi segni sono quelli delle
    costellazioni e dei pianeti.......Così come nei cieli noi
    contempliamo figure e pianeti per insegnarci cose nascoste e profondi
    segreti, così sulla pelle che copre il corpo vi sono forme e figure
    che hanno un significato nascosto ma sono osservate dai saggi capaci
    di leggere la faccia dell'uomo.
    Oggi, affrontando lo studio e la pratica della Kabala
    moderna, possiamo servirci del fior fiore dei commentari di tutti gli
    studiosi e ricercatori più o meno ispirati che si sono susseguiti nei
    secoli. Comunque il filone mistico ebraico nella Kabala, ritiene aver
    risolto tutte le apparenti contraddizioni che saltavano agli occhi
    dei primi saggi e mistici ebrei.

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