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    IL PROLOGO DEL PAZZO

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    IL PROLOGO DEL PAZZO

    Messaggio Da Angelodiluce il Mar Lug 27, 2010 2:21 am

    Ho scritto questo libro, ch'è il libro della umanità divina, in ventidue notti di luna piena, per dare al mondo latino, a latendo, un monumento scientifico che i dotti della posterità dovranno studiare pesandone i sospiri, come insegnavano i maestri di cembalo dopo la morte di frate Guido d'Arezzo.

    L'ho scritto con inchiostro stemperato di sale armoniaco che, pur ricordato dagli alchimisti più celebri, non si compra a chilogrammi negli spacci del Governo. Vi ho sciorinato tutti i colori che la pietra dei Filosofi suol prendere nei crogiuoli di fusione e credo, modestamente, di avere scritto un capolavoro. Non ne prendo il brevetto, perché prima che il Nilo dissecchi, non nascerà un vate che scriverà dei cieli con parola d'uomo. (Un lettore). Eccoci innanzi a un documento della follia ragionante! È probabile. Né mi offende il tuo giudizio, perché o devo considerarti come un vilissimo pedante che cerca la grammatica infiorata negli scritti e una scienza a modo suo di vedere, con microscopio e bilancia infinitesimale, o devo immaginarti bestia presuntuosa che giudica come Minosse con la coda. In ogni caso ti è concessa libertà di vituperare quel che non capisci.

    Riprendo. Ho detto che non nascerà un vate che scriverà cosa come questa, perché i vati sono oggi come furono nei primi giorni, gli uomini che sentirono il fuoco sacro nelle budella, donde si formò la parola vaticinio che il vate strappa ai cieli, i quali sono in linguaggio sacro i nascondigli in cui si celano gli dei [1] . Ecco perché io ti ammonivo che i posteri devono pesare questi veri con la bilancia che la sacra Romana Chiesa ha posto nelle mani di Michael la cui testa bellissima sta nelle nuvole, i piedi sul drago delle passioni umane, mentre le coppe della macchina sono in equilibrio tra l'ombelico e l'arcangelico pube[ii] [2] . E ne ho impreso la grave scrittura dando uno sguardo alle miserie della decadenza religiosa e all'audacia terrificante della sapienza laureata che in filosofia nega, in esperienza concede a millimetri ed in privato, dubbio implacabile tiene sospesa. Religione, da [i]religo, unisce l'uomo alla divinità per fede. Fides nasce dalla paura del dio ignoto, Zeus, Geova, Giove, la causa del fulmine che guizza sotto i nuvoloni che nascondono l'ente causale. Un astronomo va più in là e trova l'universo, unus versus, l'immenso ad una sola faccia. La magione degli dei dalla cima dell'Olimpo ascende ad imprevedute altezze, a pari passo coi perfezionamenti dei telescopi. La scienza (da scio = io conosco) non può, non deve credere se non lo consente l'esperienza che è la prova della conoscenza, e la sua che ora pare una marcia di ostacolo, sarà un giorno non vicino e non lontano l'annunciatrice della necessità di un pontificato salomonico, il quale terrà le chiavi della fede per diritto di sapienza. Poiché le due chiavi di San Pietro, quantunque fuse in nobilissimo metallo, si sono ossidate al contatto degli acidi della bestia trionfante e per la mancanza di preparazione al sacerdozio scientifico in coloro che, per diritto di conclave, le hanno tenute sotto le ascelle. E mi fermo sulle rive del Tevere. Roma, caput mundi, ereditava il diritto conferitole dalla Ninfa Egeria di Numa, col mettersi a capo della fede dei popoli.

    Cattolico vale universale. I romani bellicosi, prima di aggiogare al loro impero un popolo nuovo, nell'urbe sacra ne accoglievano trionfanti gli dei. Grossi e piccoli dei d'ogni cielo, d'ogni regione, di ogni lingua, dovettero per un bel po' di tempo formare, negli occulti meandri dell'Eterna, un'assemblea babelica che ebbe necessità un bel giorno di chiamare dentro le mura un Paolo o un Pietro che mettesse l'unità della celeste lingua nel pandemonio delle diverse divine favelle.

    Così l'Essenismo cristiano, sotto il simbolo del pesce[iii] [3] prese radice a Roma, assorbendo culti e tradizioni che gli conferirono il diritto di chiamarsi cattolico, mentre il dominio imperiale si sfasciava nelle irruzioni barbariche. Che sia avvenuto di poi lo sanno tutti, meno i preti. La religione classica, erede della grandezza pratica egizia, unico esempio nella dottrina religiosa di tutti i popoli, doveva diventar cattolica nel precedere, come parola di un Dio luciferiano, ogni progresso della scienza umana, e divenne invece il tradimento storico dell'idea della luce. Non valsero tentativi riformisti. La storia dei Templari, ladrocinio vituperevole di temporalità e di sapienza a cui collaborò un Capeto, è troppo poco nota, ma lo sarà più tardi, quantunque lo stesso papa e lo stesso Capeto ne abbiano, molti secoli dopo e in maniera diversa, pagato il peccato. In Italia molti martiri furono intesi male, perfino nel concetto fondamentale delle loro pretese eresie. Bruno e Campanella meritano uno studio al chiarore di altre lucerne filosofiche che non le profane alla scienza dei veri occulti. Il Papa nuovo e grande della profezia resurrettiva, sarà un santo per fede o un immortale per scienza? (Un lettore). Cominci col dire troppe cose... fermati a Roma. Se lo potessi mi fermerei; ma parla lo spirito che non si arresta. La chiesa del Cristo non può essere né giudicata, né discussa, né riformata ab imis se non quando avremo digerito, per selezione, i venti secoli di vaccinazione pretesca che gravitano sulla psiche di tutta Europa, compresa la parte protestante e l'ortodossa, rose anch'esse da profonda tigna. La rivoluzione francese non ebbe il suo effetto completo perché un'onda di verità non lava tutte le macchie dell'acqua delle fonti battesimali. Quindi ritorno alla scienza che esperimenta e dico: la dottrina dell'essenza umana s'impone; venti anni fa, parlare di scienze occulte e di magia al mondo degli studiosi, valeva una scomunica dal Vescovo o un diploma di ciarlatani dalle università. Ora il tempo è più propizio: i Vescovi non se ne danno per intesi, agguerriti a combattere l'idra modernista; le Università, pur intuendo che un vero profondo esiste, di cui le cattedre regie non conferiscono il secreto e il potere, già vedono qua e là dei nomi illustri che danno il primo battesimo scientifico a cose ripudiate sinora come imposture o sogni di creduli e confinate negli almanacchi delle fiere. Così un nuovo orizzonte si apre alla scienza ufficialmente accettata, e si affaccia un compito elettissimo di integrare in un sol fascio di dottrina sperimentata tutta la potestà della materia umana di cui la religione, sconfinando, ne ha denaturata la concezione. Il difficile del cuoco è nel dosare il pepe. Bisogna definire le parole il meglio possibile, per intenderci. Esiste veramente una scienza occulta, all'epoca del telefono senza fili e dei dirigibili? Questo famoso aggettivo “occulto“ non è per caso una etichetta classica azzeccata ad una bottiglia vuota? Apparentemente non dovrebbe esistere, perché con l'ammetterla, si conferisce una gratuita patente di asinità alle Accademie delle scienze umane; ma in realtà potrebbe esistere, perché le Accademie sullodate che posseggono tutta la sapienza nota, ignorano alcune verità assiomatiche le quali sono il fondamento di conoscenza che producono mirabili cose. La luce, il calore, l'elettricità, la forza meccanica delle scienze fisiche, l'amore nella psicologia, il dolore, il piacere... non sono che cose occultissime nella loro essenza assoluta. La scienza umana si è impadronita di questi sublimi ignoti, ne ha studiato le manifestazioni, le ha provocate e adattate agli effetti del mondo fisico o ne ha commentate le bizzarrie, se manifestazioni di psicopatie umane sono uscite dalla ordinaria categoria dei fenomeni naturali. Pretendere che Marconi ci spieghi perché una pila sviluppa una energia e perché questa energia è speciale nella determinazione di tanti fenomeni, è un assurdo: è lo stesso che domandare al Direttore di una fabbrica di zolfanelli perché questi si accendono stropicciandoli su una superficie ruvida... (Un lettore). Fermati almeno qui. Queste son cose che le risolve qualunque mortale, senza scomodare Marconi. La luce, l'elettricità, il calore, il suono, sono noti anche ai mocciosi delle scuole operaie. Si sa come si producono e si riproducono sempre. Della loro essenza ne hanno profondamente discorso i dotti, fino a dar loro un'unica natura e origine. E quando tutte le manifestazioni fisiche le avrai ridotte all'unica radice di forza o di moto, io ti ripeterò la stessa domanda; perché la forza? e perché il Moto? qual'è il perché della natura di essi ? E compare un inconoscibile, cioè un ignoto e un occulto. Ricordandoti che in tempi molto remoti io fui un pontefice, ti dirò che luce, calore, suono, magnete, sono quattro dei e quattro facce di un dio unico. I nomi li troverai in tutte le mitologie... Apri bene le spelonche delle tue orecchie se ti parlo di amore, di dolore, di piacere: qui l'occulto si presenta più scuro che mai. Tu conosci le tre cose, il tuo vicino di casa le conosce ugualmente, la tua fantesca, il tuo portinaio, il ciabattino che è all'angolo della via, la elegante signorina che corre nella lucida automobile, tutti le sanno queste tre cose. Ma le tre parole hanno mille significati diversi in mille persone, e cento in una sola persona in cento casi ed ore differenti. La madre, la sorella, il padre, il libertino, l'uomo timido, il violento, il giovanissimo, l'adulto, il vecchio, tutti amano. Trovami la definizione dell'amore! intendi? e se lo intendi come la tua cocumera lo può, lo intenderanno gli altri come lo intuisci o lo capisci tu? Guarda un crocefisso. Il Cristo in croce dicono che sia amore, come quello del Budda che pregò la tigre di saziarsi della sua carne, perché il suo amore per lei non gli permetteva di vederla soffrir la fame Quante santissime isteriche del pantheon cattolico non hanno letteralmente fatto all'amore con Gesù schiodato dalle assicelle? E qui ritorno alla fisica. Percepisci tutte le sensazioni della luce, del suono, della elettricità come tutti i prelodati signori che ti ho citati più su? Mi dirai che l'universale omogeneità delle sensazioni è controllata dalla meccanica degli apparecchi adatti a registrarne la intensità; eppure se il termometro segna 20°, tu e il tuo vicino di casa non sentirete la identica sensazione fisica e psichica; e qui occorre un po' di pepe, perché non pensi che le cose siano nel valore relativo delle percezioni individuali di esse. La sensibilità normale è sorda di fronte ad una supersensibilità morbosa. Ma è veramente morbosa una supersensibilità che forse potrebbe essere la normale di parecchie generazioni avvenire? e da questa graduazione immensurabile della sensibilità, il mondo è come lo vedi tu che abiti all'ultimo piano di casa, o come il portinaio che lo scruta dal pianterreno ? Vedi, o allegro mio lettore, che incespichiamo in un ciottolo del petraio occulto ad ogni passo. Il cammino è aspro. Se nella vita quotidiana l'uomo avesse modo di riflettere e di pensare a tutto ciò che la scienza e la religione non spiegano, non prevedono, non impediscono, non facilitano, non incoraggiano nelle urgenze delle grandi e piccole noie quotidiane, resterebbe sbalordito della nostra miseria officiale, perché officiali sono scienza e religione. Le cause generanti le angosce della vita, dovrebbero appartenere al dominio dell'una o dell'altra, e restano invece occulte nei misteri delle tenebre più profonde dell'empirismo scettico. La civiltà di una razza grande e progredita comincia il giorno in cui l'uomo, scienziato o sacerdote, ha il potere di alleviare ogni dolore che ci opprime e ci spaventa.

    Tutto questo è anticristiano, lo so. Per tanti secoli ci hanno predicato che il dolore è umano, che oggi par di scrivere un'eresia affermando che la civiltà si avvia alla conquista del piacere di vivere!

    Guarda le piccole cose. Entri in contatto con un uomo che non hai mai veduto, in un tram, in un caffè. Costui non ti ha parlato, né molestato, e tu te ne senti irritato come se ti avesse dato uno schiaffo un'ora innanzi. Senti una fame da lupo, ma prima di entrare in casa presenti che la marmitta si è crepata sul fornello e dovrai attendere, tirando moccoli a Santa Vereconda. Hai un figlio ammalato, e tra la madre che prega la Madonna e il medico che scientificamente te lo ammazza, tu indovini che mamma natura te lo risana. Sono cose di cui il vocabolario ufficiale già segna i nomi: antipatia istintiva, percezione premonitoria, previsione intuitiva; sta bene, ma forza e intelligenza e leggi che manifestano tutti questi fenomeni, sono occulte. Guarda le cose grandi: epidemie, guerre, inondazioni, terremoti. Scienza e religione fanno a gara per impedire i maggiori detestabili effetti. Ma chi doma, chi prevede, chi determina o limita le conseguenze dolorose? In forti epidemie coleriche o di febbre gialla, veri eroi della scienza si sono immolati ad un nemico invisibile che non si debellava. La guerra? Chi l'arresta, chi la impedisce quando l'aura di sangue già respira nei polmoni di tutto un popolo? Che fanno scienza e religione innanzi a tremendi cataclismi della natura che ingoiano vittime senza tregua? La scienza si arma di esperienza e ragiona; la religione, di preghiere pei morti, di fede pei vivi. L' occulto resta tale. Dunque la leggenda, anche se appiccicata ad una bottiglia vuota, può essere una sapienza occulta o arcana. Il vuoto dell'arca santa può contenere un Dio onnipotente o un Niente, ma l'occulto è vero, è possibile, è reale, e può essere un Dio che è il Niente. (Un lettore). Diventi empio. Non meravigliartene. Siamo sui margini dell'abisso, in fondo al quale regna il sovrano satana; il quale è la scienza dell'occulto, come Dio ne è la legge. La legge è universale. Il miracolo nella legge non è possibile. Perciò il cattolicesimo è magico come culto, ed è nato come una religione scientifica dell'Occidente. Dal punto di vista creativo della fede, i teologi occidentali metafisici sul tipo dell'Aquinate hanno snaturata l'essenza del culto, ed hanno avuto paura della luce; basterebbero i due sacramenti del battesimo e della sacra unzione per determinarne il carattere sapiente; la messa dei morti, per celebrarne la negromanzia[iv] [4] ; la consacrazione nella messa ordinaria, per evocare il Grande Arcano degli alchimisti. Interpola alle quattro lettere ebraiche che danno il nome di JEVE, una quinta, e otterrai la sigla dell'iniziatura gnosticocristiana: Cristo, il Diouomo, l'Uomo che diventa Dio, cioè non l'uomo che procede dal Padre, ma che assurge alla potestà del Padre suo occulto e grande, l'ineffabile Niente. (Un lettore). O empio! Empio o pazzo, forse hai ragione; ed io ti ricordo il Credo: prima che il Cristiano cattolico si avvicini ad un simbolo sacramentale del culto, il prete gli dice: Credi. IO CREDO. Tutti gli uomini credono. Dallo spirito più forte al più debole, tutti i bipedi in calzoni o gonnelle hanno una fede. Chi non l'ha in una cosa l'ha in un'altra. Chi in nessuna cosa, crede a sé stesso. Colui che ignora le leggi dello spirito umano, si genuflette innanzi all'Arca Santa del Niente, si fabbrica un Dio o dà una faccia ad un Dio accettato dai più. Colui che nega il culto, ha fede nella pupilla del suo occhio che vede, nella mano che tocca, nella mente che ragiona. Ma dimmi tu, o lettore che fai di tanto in tanto il corno da caccia nell'armonia delle mie parole, dimmi tu se l'uomo è sicuro dei suoi sensi e della sua ragione. Tutti gli uomini ragionano: anche i pazzi, se tu penetrassi nelle loro meningi. Da trenta secoli, più o meno documentati, l'umanità ha ragionato o preteso di ragionare.

    I documenti della giustezza della ragione umana ce li presenta il continuo rinnovarsi delle società politiche, lo scempio di famiglie e razze, la patente ingiustizia che divide fratelli da fratelli e ci rende mancipi dei conquistatori. Chi ti garantisce che ragiona oggi questa vecchia umanità, la quale ha presunto ieri come oggi della sua infallibilità ragionante? Ecco perché in materia di spirito devi credere: l'assurdo, nella conquista dei veri della divinizzata bestia umana, è il fondamento preciso delle religioni fatte per le masse, quando l'Olimpo era più vicino alla terra, mentre ora è lontano dal sistema planetario miliardi di milioni di chilometri. Sai tu che cosa sia il tempo? Non lo sanno neanche gli svizzeri che fabbricano gli orologi più economici.... L'uomo lo trascorre come idiota, fra l'ambizione di prepotere sui suoi simili, la concupiscenza della femmina e la paura dell'imprevisto.

    Se si persuade della sua impotenza, diventa Filosofo ragionante o mistico. L'arcano della follia lo mantiene sulla breccia impavido, contro le disillusioni e le miserie della realtà. Lavora a distruggere sé stesso ad ogni istante, senza tregua, quieto che un enigma esista ancora insoluto per lui.... lo spettro di una penitenza redentrice si affaccia alla sua mente come un'oasi, oppure aspetta che gli altri facciano per lui. (Un lettore). Giudichi senza pietà. Lasciami parlare. Parlo io, parla Satana, parla la scienza della fede e fa l'elogio accademico di quei primi padri parrucconi che nel primo, secondo e terzo secolo ne scrissero di tutti i colori sulle cose sacre della religione che trionfava in Roma imperiale. La scienza officiale fa la sua entrata nel regno delle tenebre con lo studio di due poteri satannici che possiede l'uomo: la potestà fantomatica e quella esteriorizzante le forze magnetiche o vitali. Sai tu perché si chiamano satanniche? Il valore della parola satana non è noto ai cristiani posteriori al terzo secolo; ecco perché il famoso “Pape Satan Aleppe” non è stato capito.

    La radice SAT corrisponde all'organo generante negli animali mammiferi maschi[v] [5] . Le impulsioni o accorciature di esso erano prese come i movimenti normali, sotto determinate eccitazioni, delle potestà nervose o delle aure nervose dell'uomo, per mezzo delle quali l'uomo proiettava fuor di sé la sua ombra. Da quest'ombre viene l'origine della parola Maria, che i commentatori cattolici all'acqua di lattuga vogliono tirare da amaritudine maris; invece Mara, nella religione piromagica dei Parsi è a significare l'ombra, da cui Maria: potestà dell'ombra proiettata fuori del corpo umano. E, nel senso magico, letteralmente corrispondente all'Adda Nari degl'indiani, la quale dal busto caccia quattro braccia con relative mani che portano i quattro colori delle carte da giuoco, che sono quattro strumenti della grande Alchimia, cioè lo scettro, la coppa, il pugnale e la moneta. Se gli studiosi di fenomeni medianici in Italia e tra questi ve ne sono di illustri si soffermassero ad osservare l'immagine dell'Adda Nari, si convincerebbero che, fin dall' epoca in cui parlavano gli uccelli e le belve, l'umanità sapeva che l'uomo o la donna potevano emettere altri organi oltre i normali, per compiere un prodigio. L'Astarte con tante e tante mammelle dai capezzoli eretti[vi] [6] sul petto ampio, era l'identica plastica immagine del potere dell'ombra. La Maria cristiana l'hanno snaturata un po' troppo i teologi bizantineggianti e la plastica grecoromana, anche perché quando Paolo cominciò a predicare l'essenismo, dette al primo appello troppo il carattere servile dei ribelli poveri, semplici, lacrimevoli. La sua assunzione al cielo pare fatta pei troppi meriti del figlio Cristo che le impose il carattere della verginità. Ritornerò su questo argomento curioso, quando parlerò dell'arcano della Papessa. Per ora mi limito ad accennare agli sperimentatori, che uno sguardo intelligente alla demonologia medioevale non è inutile, quando si fanno esperienze che paiono nuove e sono più vecchie dell'uva passa. La Lilith, che tutti i rituali stregonici e le maledizioni e gli esorcismi citano, era una diavolessa succuba che non temeva né l'acqua santa né i più terribili salmi, e acquistava forme strane e violente, indipendenti dalla volontà del suo amante di una notte. Come l'Adda Nari e l'Astarte rappresentano nel simbolo magico e religioso le proprietà di esteriorizzazione delle forze occulte regolate e volitive e coscienti, così Lilith rappresentava l'irregolarità della esteriorizzazione, su cui non aveva presa neanche la volontà inibitiva del soggetto o del magnetizzatore. Una forma di grande isterismo con fenomeni epilettici di grande efficacia[vii] [7] . (Un lettore). Bravo, cominci a dar ragione ai clinici.... Non alla dottrina che ne deducono. I pochi casi di medium che hanno sviluppato naturalmente i poteri satanici dell' ombra, non possono permettere di asserire che sia già creata una dottrina dei fenomeni esaminati ed accettati... Ci vorrebbe, per esempio, che un medium singolare evocasse IBANIMA che fu il sesto pontefice della dinastia sacra, per trargli dai visceri il secreto di dare la potestà dello sdoppiamento a tutti quelli che lo vogliono acquistare sdoppiamento completo della propria ombra o parziale, di sole forze e allora sì che la dottrina verrebbe... ed accompagnata anche da una legge che impedirebbe di scrivere di scienza occulta. Poiché questa scienza è esistita da quando cessò di essere arma del potere sacerdotale. Né si limita alla metafisica, né è una religione, tanto meno la teosofia che si va propagando in Europa, quasi che il tipo Budda potesse dimostrare che è giovato qualche cosa agli Orientali. Questa scienza è Magia, nome discreditato ma unico e semplice, che risponde alla cosa che è: Mag è il potere di trance attivo; non trovo come spiegar meglio una cosa che pochi possono intendere: è lo stato di trance automatico, volitivo dell'ombra in tutte le sue esplicazioni e realizzazioni. La Magia è scienza ed arte; nello stato di semplice dottrina dà la chiave dell'arte operatoria dei propri attributi. Gli ebrei nella servitù faraonica ebbero molto ad imparare, e la magia divenne palesemente di forma ebraizzata, in memoria della prigionia in Egitto, che nel mondo antico rappresenta l'anello di con giunzione fra l'oriente e l'occidente e fra l'antichissimo e il meno antico. Quel Mosè salvato dalle acque e segretario privato del padre eterno, possedeva una verga che cangiandosi in serpente, divorò i serpentelli vomitati dalle verghette degli altri maghi. Questa è la leggenda che il cristianesimo aiutò a diffondere, elevando un piedistallo alla magia orientale per andare ad approdare al simbolo della visita dei Re Magi alla grotta di Betlemme, per dirci e ammonirci che, col trionfo del Cristo, i maghi inguainavano le bacchette del comando; ma commise l'errore di far morire il Cristo in croce, per far leva nella massa anarcoide dei vilipesi e profetare una vendetta divina sul martirio sociale patito! Non pertanto anche la croce resta un simbolo magico eterno: l'uomo alla conquista dei suoi poteri divini, la reintegrazione del potere di comandare agli elementi fisici, alle passioni umane ed ai satanassi delle ombre umane. Poiché tu, o lettore che spesso interrompi il mio prologo con le siringhe sottocutanee di scienza e con le iniezioni endovenose di cristianesimo atavico, credi alle virtù problematiche della santa morale dei conventi di monache dismenorroiche e di frati pasciuti; le virtù dell’uomo sono tutte reintegrazioni dei poteri perduti, e no esistono virtù senza poteri. La scienza dell’occulto è una pertinace e cruda via per conquistare poteri attivi, volitivi, intelligenti. La religione, invece, porta alla sanità, alla grazia, cioè all’ottenere senza sapere da chi, come e quando. La vita umana è eterna. Ottanta secoli fa io ero medico nel celeste impero... (Un lettore, ridendo): Ecco che ridiventi matto. ... ed ero allora matto come oggi. Eterna follia della luce, della verità che stende una mano nel sole ed una nella luna e cambia, nella legge uniforme ed eterna, il corso delle noiose manifestazioni di un cammino che ha sempre il suo ritorno, puntuale come l'appetito dei poverelli! Se tu immagini l'umanità senza la sonante, gloriosa, immensa follia della scienza di Satana, tu cangi le lacrime e il riso del mondo in cui la cretineria normale sbadiglia. L’ennui naquit un jour de l'uniformité. E’ il pazzo che domina la scena nei grandi quadri del mondo; cammina, attraversa secoli e vie, muore sul patibolo per liberare una generazione che poltrisce sotto la sferza della servitù; s'infanga fino per compiere un'opera di giustizia che nessuno gli riconosce; oggi un ciarlatano, domani un uomo politico, dopo predicherà contro la guerra e i sovrani che l'alimentano. Cammina, e un cane gli morde il polpaccio: la necessità della gli è compagna e lo sprona. Muoiono imperi e dinastie, si fondono razze vecchie e nuove, e più alto il pazzo guarda l'umanità che si tormenta, attraverso le lenti del destino che gl'impone il cammino. È il grande arcano del potere: non è un uomo, non è un dio. È fatalità della scienza che dice alle turbe: non lasciatevi tentare dalla l'inverosimile ! Così muore e rinasce in quest'orbe dove tutto ritorna: ritornano piante e animali, ritorna l'uomo, l'amore perduto come la primavera, la vecchiaia silente come l'inverno, le ore tragiche e le liete, e le buone parole.

    Quando l'ingiustizia acquista la parvenza di virtù, vi è il pazzo che ride; quando l'ignoranza nega la verità, il pazzo piange.
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