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    L'Iniziazione

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    L'Iniziazione

    Messaggio Da Angelodiluce il Mar Lug 27, 2010 2:05 am

    Qualsiasi legno non è buono per fare un Mercurio, qualsiasi roccia non fornisce una pietra adatta per i costruttori, qualsiasi aspirante all'Iniziazione non è iniziabile. Per domandare di divenire Massone, bisogna desiderare la luce. Orbene noi desideriamo che ciò che ci manca; è dunque necessario sentirsi nelle tenebre per provare il bisogno di uscirne”. Oswald Wirth: "I misteri dell'Arte Reale"; Atanòr, Roma, 1996 pag.59.
    L'argomento della presente Tavola, pur essendo forse uno dei più spinosi fra quegli che siamo soliti affrontare nei nostri lavori di Loggia, rappresenta il fondamento stesso della Nostra Istituzione. Numerosi Autori, numerosi Fratelli si sono cimentati nell'esposizione di un simile argomento, e pagine bellissime sono state prodotte; da parte nostra sarebbe quindi presuntuoso pretendere di competere con i vari Autori, per questo motivo questa Tavola deve essere letta come delle semplici riflessioni di due Fratelli sull'argomento, infatti sul concetto di iniziazione non solo è difficile dire qualcosa di "originale", ma è addirittura errato in quanto, in questo caso, è fondamentale attenersi alla più stretta ortodossia tradizionale.
    Ve­dia­mo pri­ma di orien­tar­ci con l'e­ti­mo­lo­gia, se­guen­do an­che il De­voto.
    La pa­ro­la iniziazione vie­ne dal tar­do la­ti­no da i­ni­tiare che si­gni­fi­ca ori­gi­na­ria­men­te pro­prio "i­ni­zia­re ai mi­ste­ri re­li­gio­si" e so­lo più tar­di di­ven­ne ver­bo ge­ne­ri­co re­la­ti­vo ad un qua­lun­que inizio, a con­fer­ma del­le opi­nio­ni del De­vo­to stes­so, cir­ca la per­di­ta di sa­cra­li­tà di cer­ti ter­mi­ni, e non di au­men­to.
    A sua vol­ta que­sto ver­bo de­ri­va da i­ni­tium, e que­sto da i­ni­tus, astrat­to da in-i­re, "an­da­re ver­so", con chia­ro con­te­nu­to di­na­mi­co, co­me di­re: si è in un po­sto, o in una si­tua­zio­ne, e si va, o ci si tra­sfe­ri­sce in un al­tro po­sto, in un'al­tra si­tua­zio­ne; tra­sfe­ri­men­to per sua na­tu­ra, de­fi­ni­ti­vo. Nel ca­so che ci in­te­res­sa, il ter­mi­ne è usa­to per in­di­ca­re l'am­mis­sio­ne a ce­ri­mo­nie, e con­se­guen­te­men­te a co­no­scen­ze tra­di­zio­na­li di ca­rat­te­re re­li­gio­so, in sen­so lato. In senso figurato, invece, introduce il concetto di viaggio e nel caso che stiamo esaminiamo di Viaggio Iniziatico.
    I­ni­zia­zio­ne vie­ne quin­di a si­gni­fi­ca­re: "in­tro­du­zio­ne in un mi­ste­ro", sia che consideriamo "mi­ste­ri" nel sen­so di ve­ri­tà inac­ces­si­bi­li al­la co­mu­ne com­pren­sio­ne, sia co­me ri­tua­li e pra­ti­che ri­go­ro­sa­men­te ri­ser­va­ti ad un ri­stret­to nu­me­ro di eletti.
    L'umanità si è sempre servita di riti iniziatici per promuovere o sancire la realizzazione di uno stato coscienziale raggiunto o da raggiungere. Tutt'ora i popoli "primitivi" (ma dal punto di vista spirituale lo saranno veramente??) utilizzano tali riti per conferire lo status di uomo, di guerriero, per sancire l'ingresso del giovinetto nell'ambito sociale.
    L'iniziazione primitiva, i Misteri condotti dalla società primitiva, si rivelano di due categorie delle quali ritroviamo tracce oggi nella maggior parte delle iniziazioni di numerosi ordini o fraternità, che però i candidati moderni non riconoscono. La prima categoria è la cerimonia attraverso la quale un individuo o un gruppo di individui conferiva un potere ad un altro individuo per uno scopo definito. Per esempio, lo sciamano o l'"angakok", come venivano chiamati i guaritori delle tribù esquimesi, trasmettevano agli iniziati, durante delle cerimonie, delle formule magiche che li rendevano possessori di un potere: far cadere la pioggia, far germogliare la mietitura o aumentare la fertilità della terra. Secondo lo sciamano il potere di fare queste cose era trasmesso materialmente, per esempio attraverso amuleti. Nel corso della cerimonia, lo sciamano dava al candidato una pietra pulita brillante o una piuma di colore vivo ritenuta in possesso dei poteri magici necessari.
    La seconda categoria di iniziazione primitiva consisteva in cerimonie che facevano parte integrante della vita sociale delle tribù. Questa categoria era di gran lunga la più importante. Una semplice spiegazione è che nella società primitiva o tribale le persone della stessa età o sesso avevano in genere gli stessi interessi, le stesse occupazioni e gusti simili. C'era dunque una tendenza a raggruppare le varie classi secondo le loro funzioni, capacità o incapacità. I vecchi erano in un gruppo, i giovani in un altro, quelli senza figli, i celibi, i malati o i deformi in altri gruppi ancora. L'uomo primitivo pensava che il passaggio da un gruppo all'altro producesse sull'individuo alcuni effetti che dovevano essere sanciti da una cerimonia di passaggio. “Ogni iniziazione aveva allora uno specifico scopo. Infatti, di volta in volta questa poteva essere rivolta all’aspetto coraggio e forza dell’iniziando come, ad esempio, quella dei giovani guerrieri Masai, o all’aspetto sovrannaturale come quella degli Yaqui, o dei mongoli della profonda Siberia per i quali, al loro Albero spirituale è rivolto un rituale offertorio. Altre iniziazioni erano, e sono ancora, di carattere più pratico. Si rivolgono alla capacità di sopravvivenza del cacciatore come, ancora per esempio, avviene per gli indigeni del Mato Grosso o per gli aborigeni australiani o per gli Inuit: il popolo del “grande freddo” canadese. Tutte iniziazioni che, con altre simili, vertono tutte sulla costituzione fisica dell’uomo: sull’utilizzazione sociale della sua resistenza, della sua forza e dell’abilità”. La cerimonia generalmente sancisce un passaggio da stato di fanciullo a stato di uomo, sia esso cacciatore o guerriero. In questo caso il giovane che ambiva a tale passaggio doveva dimostrare di avere la forza ed il coraggio di appartenere a tali categorie, tale iniziazione era accompagnata da modificazioni fisiologiche del corpo del giovane caratteristiche della pubertà.
    Bisogna però aspettare molti secoli per poter assistere alle iniziazione di mestiere. Le corporazioni di mestiere raggruppavano un certo numero di operai specializzati che possedevano e conservavano l'Arte del loro mestiere. L'artigiano anziano insegnava al giovane apprendista il segreto della sua arte a patto che il giovane si impegnasse a non divulgare il sapere acquisito. In tal modo si preservava la conoscenza impedendo a chi che sia di apprenderla a poterla utilizzare al di fuori della corporazione. E proprio da una di queste corporazioni prende origine la Massoneria Operativa come noi la conosciamo attualmente. L'iniziazione muratoria non era comunque, come erroneamente si crede, un semplice ingresso in un consesso esclusivamente composto da persone che esercitavano lo stesso mestiere, nel medioevo non esisteva una netta distinzione tra artigiano ed artista, le arti e mestieri si rifacevano a principi superiori ed il lavoro veniva esercitato in senso sacrale. L'opera che l'artista produceva rispecchiava sempre e comunque una simbologia estremamente complessa e dall'alto valore iniziatico che rispecchiava pienamente il livello iniziatico raggiunto dall'artista stesso. “Se c'è una distinzione mille volte ripetuta dagli storici dell'arte, è quella fra "arte sacra" e "arte profana". Anche nell'arte medioevale, quindi, occorrerebbe distinguere fra l'arte sacra, quella che tratta del Cristo, dei santi, della Vergine ecc., e l'arte profana dei capitelli satirici, erotici, divertenti ecc. Ci sembra un'analisi assurda. L'unica arte che potrebbe essere definita "profana" è quella che procede da una ispirazione individuale, esclusa da ogni tradizione simbolica e da ogni formazione iniziatica. Nell'arte medioevale non c'è arte profana. La comparsa dell'ornamento, vale a dire di una forma priva di qualsiasi significato, è segno che il Medioevo è finito ed è cominciato il Rinascimento”. Pertanto nelle cattedrali, ma anche in edifici adibiti ad altro uso, si ritrovano richiami a dottrine o insegnamenti iniziatici immodificabili, in quanto scolpiti nella pietra e non affidati alla memoria umana, da noi non sempre perfettamente comprensibili, ma che potranno essere compresi in futuro da persone che abbiano raggiunti livelli iniziatici superiori al nostro (il quadrato magico del SATOR-ROTAS ne è solo un esempio), anche se, secondo la teoria dei cicli cosmici, la chiave di lettura di quei simboli incisi nella pietra è ormai perduta e difficilmente potrà essere ritrovata. Il livello sapienziale di una civiltà, infatti, non cresce con l'andare del tempo, ma anzi tende a diminuire, la civiltà più si allontana dalla sua origine divina più perde contatto con il sacro e maggiore sarà la sua incapacità di comprendere le dottrine esoteriche. Possiamo quindi tranquillamente affermare che “l'esecuzione del lavoro coincideva con la realizzazione iniziatica. In altre parole, l'esecuzione del lavoro coincideva con una vera e propria pratica ascetica, se intendiamo nel suo senso etimologico la parola "ascesi" (che deriva dal greco askew, che vuol dire appunto "esercitarsi"). Non solo il lavoro traduceva in simboli duraturi i principi dell'Arte muratoria, ma il fatto stesso della loro esecuzione "a regola d'Arte" implicava contemporaneamente una realizzazione interiore per l'artefice. I rituali poi, cui si atteneva la corporazione o la singola Loggia, dovevano servire a sostenere e a confermare quest'opera di trasmutazione individuale, nonché ad assicurare la necessaria trasmissione iniziatica”..
    La Massoneria moderna nacque quindi come sistema operativo manuale, pervasa da frange intellettuali, speculative e spiritualiste, che introdussero l’idea d’una via interiore. Sarà la Massoneria Speculativa a far perdere questi principi alla Massoneria, con la perdita della sacalizzazione del lavoro e lo snaturamento di questi principi; con una parvenza illuminista il contatto con il sacro viene lentamente accantonato.
    “Un cammino iniziatico che, però, i Fratelli d’Occidente vollero far passare per la testa e non dal cuore come era stato fatto dai Fratelli d’Oriente.
    Morale, etica, ragione e logica, furono gli elementi presi per questa svolta. Che molti, per loro natura, avversarono cercando di ricondurne il "cammino" verso l’esterno mascherato da tolleranza verso il diverso e da beneficenza verso il prossimo.
    Apparve così, un’interpretazione sempre più semplificata ed exoterica di concetti più complessi ed esoterici. Ma anche nella separazione tra Massoneria iniziatica e Massoneria ordinaria, si mantenne vivo tra le Colonne dei Templi il ricordo dell’antico spirito rappresentato negli antichi Misteri. Lo spirito delle Scuole misteriche mediterranee per molti è rimasto solo un ricordo. Altri lo credono perduto ma, in realtà, non è stato mai dimenticato. Potrà sembrare incredibile ma, della storia iniziatica d’occidente, il ricercatore può trovarne le tracce migliori proprio nella memoria iniziatica dei fratelli d’Oriente. Altrimenti, sviluppando intuitivamente la propria capacità d’analisi, troverà quanto cerca, velato nei significati delle tradizioni iniziatiche accorpate, ad esempio, in quell’immenso albero enciclopedico che è la Piramide del Rito Scozzese A.˙. A.˙.”.
    La Massoneria, come società iniziatica per eccellenza, forse l'ultima rimasta nella civiltà Occidentale, si basa su prove iniziatiche, e da queste essa non può prescindere. Tralasciando il significato esoterico del rito stesso, terminate le prove, l'officiante suggella la nuova vita del candidato ponendo nel humus del suo io più profondo un piccolo seme, il seme della conoscenza. Il seme potrà germogliare e crescere dando luogo all'albero della verità, oppure potrà restare inerte nel profondo del soggetto. L'apposizione del seme, del crisma iniziatico rappresenta l'atto magico per eccellenza, il cambio di stato del soggetto; come Dio insuflò la vita nel corpo di argilla di Adamo, così il Maestro Venerabile dona la vita all'iniziando, ma cosa di questa vita vuole farne l'iniziato è solo opera sua. La trasmissione dell'iniziazione avviene "da bocca ad orecchio", da Maestro a discepolo, quindi è un atto compiuto fra due soggetti uno che funge da fonte, da sorgente, ed uno da recipiendario. L'intero rito, pur mantenendo la sua valenza simbolica è un supporto, di cui si può fare anche a meno, a patto che il Maestro abbia raggiunto un grado sufficientemente elevato della propria realizzazione spirituale in grado di trasmettere direttamente l'influenza spirituale nelle modalità che crederà più adatte al discepolo. Il passaggio del crisma avviene da Maestro Venerabile a candidato: “In virtù delle mie facoltà, v'inizio, nomino e proclamo Fratello Apprendista Libero Muratore, figlio di questa R.˙. Loggia”. Queste riflessioni ci riportano ad uno degli argomenti più dibattuti: Massoni si nasce o si diventa.
    Per po­ter ri­spon­de­re a ta­le do­man­da è in­nan­zi­tut­to ne­ces­sa­rio ef­fet­tua­re una di­stin­zio­ne fra Ce­ri­mo­nia e Ri­to. “La Ce­ri­mo­nia è una ma­ni­fe­sta­zio­ne (sa­cra o pro­fa­na) com­piu­ta se­con­do una for­mu­la o un pro­gram­ma pre­sta­bi­li­ti, con l'in­ter­ven­to del pub­bli­co” svi­lup­pa­ta se­con­do un com­ples­so di re­go­le che si de­vo­no ese­gui­re in ma­nie­ra estre­ma­men­te pre­ci­sa, ma che pe­rò non com­por­ta­no al­cun coin­vol­gi­men­to di par­te di co­lui che la su­bi­sce. Chi par­te­ci­pa ad una Ce­ri­mo­nia, quin­di può non es­ser­ne as­so­lu­ta­men­te coin­vol­to, e la Ce­ri­mo­nia stes­sa può scor­re­re su chi la su­bi­sce co­me la piog­gia sul­la roc­cia. Il Ri­to, in­ve­ce, pur es­sen­do co­mun­que co­sti­tui­to sem­pre da una se­rie di at­ti ed azio­ni, svol­ti se­con­do una nor­ma ed una for­ma pre­scrit­ta (Ri­tua­li­tà), com­por­ta sem­pre un coin­vol­gi­men­to in pri­ma per­so­na del can­di­da­to che la vi­ve. Fra Ri­to e Ce­ri­mo­nia pos­sia­mo tro­va­re la stes­sa dif­fe­ren­za che nel mon­do cat­to­li­co ri­scon­tria­mo fra la Mes­sa do­me­ni­ca­le ed il Ri­to del­la Cre­si­ma. La Ce­ri­mo­nia si su­bi­sce, il Ri­to si vi­ve. Va da se che per uno spet­ta­to­re il Ri­to, se non vis­su­to pie­na­men­te può tra­sfor­mar­si in Ce­ri­monia.
    Se l'I­ni­zia­zio­ne, si li­mi­tas­se ad una sem­pli­ce ce­ri­mo­nia, sa­reb­be del tut­to inu­ti­le, tut­ti noi sa­re­mo qui a per­de­re tem­po, po­trem­mo in­fat­ti ri­tro­va­r­ci sem­pli­ce­men­te al bar al­l'an­go­lo, di fron­te ad una taz­za di the a "fi­lo­so­feg­gia­re" su ame­ni ar­go­men­ti; ca­dreb­be tut­to il si­gni­fi­ca­to eso­te­ri­co del­la Mas­so­ne­ria, e noi con lei. D'al­tra par­te po­ter ra­zio­nal­men­te ac­cet­ta­re che l'I­ni­zia­zio­ne, vi­sta co­me Ce­ri­mo­nia, pos­sa ma­gi­ca­men­te mo­di­fi­ca­re in­te­rior­men­te e pro­fon­da­men­te l'uo­mo, è al­tret­tan­to dif­fi­ci­le. Il pro­ble­ma non è sem­pli­ce­men­te un so­fi­sma, ma è qual­co­sa di estre­ma­men­te im­por­tan­te, in quan­to per­met­te di de­fi­ni­re il mo­men­to in cui l'uo­mo co­me Ini­zia­to può pren­de­re co­no­scen­za del­l'u­ni­ver­so e di tut­ti i mi­ste­ri ad es­so col­le­gati.
    Il giorno in cui siamo stati accettati nell'Istituzione abbiamo subito un vero Rito iniziatico durante il quale ci è stato imposto il crisma iniziatico, tale crisma ci è stato trasmesso direttamente "da bocca ad orecchio" ed è grazie a tale crisma che a parer mio si diventa Massoni, o meglio iniziati, dipende poi dal terreno nel quale viene lasciato il seme far germogliare l'albero della gnosi, se il soggetto iniziato non si applica, non studia, non vuole migliorare, allora ecco che il seme non da i suoi frutti. Ma se l'iniziato crede profondamente nel suo compito, i frutti saranno ben visibili nel processo di trasmutazione iniziatico, e da sempre la bontà di un viaggio intrapreso si giudica dai frutti ottenuti.
    Abbiamo introdotto il concetto di Crisma, ma cosa si intende per Crisma? Per comprendere pienamente tale concetto è necessario rifarsi alla tradizione cristiana che per la nostra cultura è la tradizione di riferimento. In ogni circostanza il mondo sacro come per quello iniziatico, è importante, anzi essenziale, che vi sia un "sigillo" ovvero un gesto o un rito che avvalori, che ufficializzi, che consacri solennemente ciò che sta avvenendo. Questo si usa in modo particolare quando si "inizia" una cosa o una persona. Faccio un esempio: il Vescovo, da sempre, ha avuto l'autorità di consacrazione. Quando si inaugura una Chiesa il Vescovo la "consacra" e ungendola l'apre al culto in modo ufficiale. Anche gli Imperatori e i Re cristiani venivano consacrati, ovvero unti, dal Vescovo che così li riconosceva come benedetti o prescelti. Era una forma di "iniziazione" simile, anche se più solenne, alla Cerimonia nella quale il Vescovo ci consacra simili al Cristo. Il Crisma è in effetti un olio mischiato ad un balsamo che consacrato il Giovedì Santo, viene usato per gli scopi che abbiamo sopra citato. Da qui il termine "Crisma" ovvero l'"unto" è passato ad una visione un po' più ampia e significa il potere di "insignire" di un ordine, di un titolo o di un potere chi lo riceve.
    Esaminiamo quindi la figura del Maestro Venerabile che nelle iniziazione esercita il suo potere carismatico; tale gesto viene effettuato non con l'unzione vescovile, ma come i Re e gli Imperatori facevano ai loro Cavalieri o nel nominare loro intendenti e nobili a cui affidare tenute, lo facevano con la spada. In definitiva la spada ricorda molto la Croce del Cristo! Il Maestro Venerabile come il Re pone la spada sul capo e tramite il suo crisma (“Per il potere conferitomi…”) suggella il rito di iniziazione trasmettendo all'iniziato l'ufficialità del Grado trasmesso.
    Negli Ordini Cavallereschi che ancora sono sotto l'egida della Chiesa il Vescovo nomina il Cavaliere con il crisma della spada e della Croce battendo sulla spada per tre volte la croce, similmente il Maestro Venerabile batte tre volte il maglietto, simbolo del potere, sulla spada posta sul capo del ricevente il crisma. È come se da quel momento il potere del Maestro Venerabile o del Vescovo trasmettesse una sorta di "energia" e di ordine nuovo.
    Esiste quindi una iniziazione virtuale ed una iniziazione effettiva: “en­tra­re nel­la via è l'i­ni­zia­zio­ne vir­tua­le; se­gui­re la via è l'i­ni­zia­zio­ne ef­fet­ti­va. Di­sgra­zia­ta­men­te, di fat­to, mol­ti re­sta­no sul­la so­glia, non sem­pre per col­pa del­la lo­ro in­ca­pa­ci­tà nel pro­ce­de­re ol­tre, ma an­che a cau­sa del­la de­ge­ne­re­scen­za di cer­te or­ga­niz­za­zio­ni che, di­ve­nu­te sem­pli­ce­men­te "spe­cu­la­ti­ve", non pos­so­no per tal mo­ti­vo aiu­tar­ti in al­cun mo­do nel la­vo­ro "o­pe­ra­ti­vo", fos­se pu­re nei suoi sta­di più ele­men­ta­ri, e nul­la for­ni­sco­no di ciò che al­me­no pos­sa per­met­te­re ad es­si di ave­re il sem­pli­ce so­spet­to del­l'e­si­sten­za di una qual­sia­si "rea­liz­za­zio­ne"”. L'importanza di una par­ti­co­la­re di­spo­si­zio­ne nel­l'a­ni­mo del candidato al cam­bia­men­to, al ri­ce­vi­men­to del cri­sma è sottolineato anche dagli Old Char­ges che riconoscono tre pi­la­stri su cui si fon­da l'I­ni­zia­zione:

    Qua­li­fi­ca­zio­ne del can­di­da­to: il pro­fa­no am­mes­so a cal­ca­re il pa­vi­men­to del no­stro Tem­pio de­ve es­se­re ac­cu­ra­ta­men­te va­lu­ta­to dai Fra­tel­li Te­go­la­to­ri i qua­li han­no l'ar­duo com­pi­to di in­di­vi­dua­re quel­la fiam­mel­la di pre­di­spo­si­zio­ne in­di­vi­dua­le che il Ri­to è in gra­do di tra­sfor­ma­re in un vi­vo e scop­piet­tan­te fuoco;
    For­ma­zio­ne per­ma­nen­te: l'I­ni­zia­zio­ne non si li­mi­ta ad un me­se, ad un an­no, ad un lu­stro, non ne­ces­si­ta di rin­no­vi o di ri­chia­mi, l'I­ni­zia­zio­ne è uni­ca e du­ra tut­ta la vi­ta, du­ran­te la qua­le l'I­sti­tu­zio­ne si im­pe­gna a tra­smet­te­re tut­ti gli in­se­gna­men­ti di cui è de­po­si­ta­ria, ma dal­l'al­tra l'I­ni­zia­to de­ve as­si­cu­ra­re la sua for­ma­zio­ne per­ma­nen­te, la sua pre­di­spo­si­zio­ne ad ac­co­glie­re gli in­se­gna­men­ti ed a far­ne te­so­ro, da que­sto de­ri­va l'ob­bli­go del­la fre­quen­za ai La­vo­ri di Log­gia. L'I­ni­zia­zio­ne im­pri­me sem­pre un mar­chio; chi è sta­to bat­tez­za­to si può apo­sta­ta­re, ma non si può sbat­tez­za­re; chi è sta­to or­di­na­to pre­te può get­ta­re la to­na­ca, ri­dur­si al­lo sta­to lai­ca­le, ma "tu es sa­cer­dos in ae­ter­num"; al­tret­tan­to l'I­ni­zia­zio­ne non si estin­gue nep­pu­re do­po un even­tua­le ab­ban­do­no dal­l'I­sti­tu­zio­ne, in­fat­ti an­che se ciò avvenisse per man­can­za di mo­ti­va­zio­ni, qua­lo­ra l'I­ni­zia­zio­ne sia sta­ta va­li­da, la sua influenza non ces­se­rà, ma con­ti­nue­rà ad il­lu­mi­na­re l'a­ni­mo del­l'uo­mo gui­dan­do­ne, an­che in­con­scia­men­te le di lui azioni.
    Di­spo­ni­bi­li­tà psi­co­lo­gi­ca: il can­di­da­to che pe­ne­tra ben­da­to nel Tem­pio de­ve pos­se­de­re la di­spo­ni­bi­li­tà psi­co­lo­gi­ca, mo­ra­le ed in­tel­let­tua­le al La­vo­ro e al­la for­ma­zio­ne mas­so­nica.
    Ma cos'è questa iniziazione, qual'è lo scopo dell'iniziazione? “Lo scopo primario di una "iniziazione" è di trasmettere una determinata influenza spirituale. Questa influenza spirituale consiste propriamente in un elemento "non umano", vale a dire di un ordine che trascende lo stato individuale dell'essere umano. Dovrebbe quindi essere evidente che l'azione di questa influenza spirituale è di tutt'altro genere rispetto all'azione di una qualsiasi forza psichica, dato che quest'ultima, non solo non può che originarsi ed esplicarsi nel dominio puramente individuale, ma soprattutto non potrebbe sortire alcun effetto che trascenda detto dominio, a meno che si voglia sostenere che dal contenuto possa discendere il contenente”. Una influenza spirituale sovrumana, trascendente che viene trasmessa da soggetto a soggetto, ma perché ciò avvenga è necessaria una regolarità dell'Istituzione. Con questo termine, ovviamente, non intendo un riconoscimento di un Organismo internazionale che si arroga il diritto di dividere i Fratelli in buoni e cattivi, ma mi riferisco alla tradizione. L'Istituzione che conferisce i poteri al Maestro Venerabile deve essere in grado di garantire una "catena iniziatica" regolare ed ininterrotta tale da non compromettere la capacità di conferire una iniziazione efficace. Se infatti il crisma iniziatico viene trasmesso da Maestro a discepolo, è necessario sapere se a sua volta il Maestro ha ricevuto in modo regolare il suo crisma, ovvero se è investito dell'autorità necessaria per poterlo nuovamente trasmettere ad altri.
    Quindi la regolarità di una Istituzione massonica può essere solo ricercata nella sua storia, ovvero è necessario controllare che la fiamma iniziatica sia stata trasmessa senza interruzioni, ma essendo la nostra Istituzione per la sue caratteristiche elitaria, celata agli occhi dei profani sia per ragioni iniziatiche sia per motivi di convenienza politica e sociale, è facile perderne le tracce nelle trame della storia e pertanto si potrà risalire solo fino ad un certo punto “oltre il quale si perderanno via via le testimonianze attendibili e ci si accorgerà che il riserbo circa lo svolgimento delle attività dell'organizzazione diventerà sempre più impenetrabile. Questo a conferma che ogni tentativo di risalire alle origini di una vera organizzazione iniziatica è destinato invariabilmente a fallire: esistendo sempre un che di enigmatico sul come e sul quando l'organizzazione ebbe a formarsi nel corso del tempo. Ciò non deve affatto stupire, poiché, come s'è detto, è sempre presente un fattore "non umano" all'origine di ogni catena iniziatica, dunque per ciò stesso non legato a fattori di tempo e di luogo. È proprio nel periodo in cui si perdono definitivamente le tracce storiche della catena (periodo peraltro anch'esso indeterminato nella collocazione temporale) che si può supporre essere avvenuto l'intervento dall'alto dell'influenza spirituale, con il quale coincide anche l'organizzazione dei riti e l'assunzione dei simboli specifici di quella data catena iniziatica. A loro volta, le vie seguite per la realizzazione di questo intervento sono destinate a restare misteriose: anche se si potrebbe supporre che ciò sia stato reso possibile da intermediari del Centro supremo”
    “Ritornando ora, alla questione del ricollegamento con una organizzazione tradizionale regolare, può essere utile osservare che non è indispensabile che la "catena iniziatica", destinata ad essere di supporto alla trasmissione dell'influenza spirituale, sia essa stessa, cioè nella persona dei suoi membri, ben cosciente di quanto è depositaria (il che può equivalere per questi ultimi al possesso della sola iniziazione virtuale); ed è questo il caso che si verifica nelle organizzazioni che hanno subito nel tempo una certa degenerescenza; l'importante è che non vi sia stata né interruzione né alterazione sostanziale della trasmissione”. Questo comporta che il rito stesso, o meglio l'atto iniziatico stesso anche se espletato da una persona che non comprende perfettamente ciò che sta facendo, purché possieda la fiamma iniziatica, è perfettamente valido. Questa affermazione non è di poco conto e ci può portare lontano. Se infatti è possibile trasferire il crisma iniziatico anche senza saper che cosa viene trasmesso, in quanto il concetto è andato perduto negli anni, tutto ciò che noi facciamo, i movimenti che compiamo, i riti che celebriamo possono avere una valenza ben superiore a quella che noi comunemente le attribuiamo, ma la nostra ignoranza non per questo diminuisce la forza e la valenza del rito stesso.
    Anche se la nostra Istituzione, come del resto molte altre, hanno passato dei momenti burrascosi, bui in cui la fiamma iniziatica appariva scomparsa, in realtà essa covava sotto la cenere pronta a divampare quando i tempi si fossero mostrati più favorevoli. Ecco quindi l'importanza della tradizione e soprattutto l'importanza di custodire gelosamente i nostri Rituali, in quanto essi possono nascondere valori a noi ignoti, ma che un giorno forse qualcuno sarà in grado di comprendere. Ma questo discorso ci porta fuori tema!!!
    Rivisitando quindi il concetto di iniziazione "da bocca ad orecchio" alla luce delle affermazioni sovradette, nelle attuali Istituzioni il rito di iniziazione diventa indispensabile per la trasmissione dell'influenza spirituale, in quanto il Maestro Venerabile officiante, pur essendo perfettamente qualificato a compiere il rito di trasmissione, può non avere uno sviluppo iniziatico sufficiente ad una corretta trasmissione spirituale non essendo perfettamente cosciente della portata dall'atto stesso. Con il rito l'Officiante funzione da parabola che concentra tutte le energie spirituali dell'Istituzione in un unico centro focale rappresentato dall'iniziando.
    Più volte nel corso della trattazione abbiamo paragonato l'iniziazione ad un viaggio, infatti il simbolismo del viaggio è pari alla ricerca della verità, dell'immortalità, è il cammino che ci porta verso la scoperta di un centro spirituale. Questo è visibile in molti "viaggi" di carattere iniziatico, o più specificatamente di ricerca spirituale. Tali viaggi ci sono stati spesso narrati da grandi iniziati sotto forma di racconti che hanno la bivalenza narrativa: racconto "teatrale" nella visione profana, racconto simbolico-educativo nella visione iniziatica (vedi Dante nel viaggio nei tre mondi spirituali). Spesso, in particolare nel Mondo Orientale, si tende a dare al viaggio il valore di ricerca volta verso la centralità, sia come centro cosmico che come centro spirituale dell'essere umano.
    Il viaggio per eccellenza, in realtà si compie con una introspezione profonda del viaggiatore. Deve essere uno scrutarsi, uno scoprire, un cercare e non fuggire da se stessi e dalla paura di ciò che possiamo trovare sepolto in noi. Questo centro è un centro di spiritualità e di conoscenza che può essere celato sotto molte icone simboliche ad esempio, il libro (della saggezza), la coppa come cuore o serbatoio spirituale, oppure attraverso dei simboli che diano l'idea di un passaggio evolutivo verso una meta. È visibile anche come una serie di prove che l'iniziando, dimostrando di avere assimilato e compreso il sapere e come in una fucina alchemica averlo tramutato in un fuoco ardente in un sentire, lo portano al superare ciò che gli è stato trasmesso. Si passa attraverso un simbolico ponte di cristallo, a una serie di conoscenze nuove, a un "sentire" superiore visibile anche nei viaggi simbolici espressi in Massoneria. Il simbolo del ponte o ponte di cristallo, che ho volutamente citato, è il simbolo insieme a quello più etereo dell'Arcobaleno che ci permette di verificare il viaggio come spinta spirituale dell'uomo verso un orizzonte più alto, verso il cielo.
    È questo accostarsi al mondo superiore o la speranza di farlo che spinge molti "viaggiatori" a compiere uno sforzo sovrumano su se stessi per "amor di conoscenza". Mi viene alla mente il sommo poeta con quel suo Ulisse che esorta i suoi marinai e compagni a non essere come animali, anzi come bruti, ma a seguire virtute e conoscenza.
    Da quanto sopra detto si può concludere che l'Iniziazione è un evento unico ed immodificabile nella vita di un uomo, qualsiasi evento insorga in un secondo momento nella vita dell'iniziato, questo stato è immutabile; anche se il Massone si allontana dall'istituzione potrà perdere la quotidianità dell'iniziazione ma non il fondamento, la pietra occulta posta nel profondo della terra del candidato potrà essere riscoperta, rettificata, squadrata, ma giammai asportata. Quindi se Massoni si diventa con l'iniziazione e non si smette mai di esserlo
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