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Sciamanesimo

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Sciamanesimo

Messaggio Da Angelodiluce il Mar Lug 27, 2010 1:28 am

Sciamanesimo, complesso di elementi magico-religiosi incentrato sulla figura di uno sciamano, e caratteristico soprattutto della vita culturale dei popoli dell'area artica e paleosiberiana. Come ha dimostrato Mircea Eliade (La sciamanesimo e le tecniche arcaiche dell'estasi, 1951) lo sciamanesimo non è una religione vera e propria, ma un'esperienza religiosa di carattere mistico le cui componenti - vocazione, ascesi, visioni, estasi - sono presenti in numerose e differenti religioni. Lo sciamano (dal tunguso saman, tradotto di solito «chi è in stato di estasi») è colui al quale il gruppo riconosce la funzione di «mediare» con il mondo trascendente degli spiriti o delle divinità. Nella sua forma più completa, lo sciamanesimo sviluppa spesso un «dono» o vocazione, che può anche essere una predisposizione psicopatologica ad «avere rapporto» con il mondo degli spiriti. Questa predisposizione, caratterizzata soprattutto da una labilità neurovegetativa, deve però diventare, attraverso un tirocinio iniziatico, una tecnica atta a provocare l'estasi. La fine del periodo di iniziazione viene sancita da un rito di consacrazione eseguito dal «padre-sciamano», che è generalmente lo sciamano anziano che ha provveduto a istruire il novizio. Lo sciamano si può porre in contatto col mondo divino in due modi: attraverso l'invasamento, la possessione da parte degli spiriti, oppure attraverso il viaggio estatico nel loro mondo. Sia la possessione sia l'estasi si presentano con un'esibizione di «poteri», quali l'insensibilità al dolore e l'iperresistenza alle ferite. Una volta entrato in contatto con il mondo degli spiriti, lo sciamano diventa un mediatore che guida all'aldilà l'anima del defunto, dà inizio alla stagione della caccia in modo che questa riesca fruttuosa, e infine svolge la sua più importante funzione quando qualcuno del suo gruppo è colpito da grave malattia.
Per la fenomenologia di tipo psicopatologico che presenta, lo sciamanesimo è stato oggetto di molti studi. Secondo Eliade, la differenza fondamentale fra uno psicotico e uno sciamano è che lo sciamano è in grado di provocare e di dominare con la sua volontà il raptus (trance, allucinazione, estasi), per cui questo diventa semplicemente un mezzo tecnico inserito utilmente in una particolare visione religiosa del mondo. G. Devereux, pur riconoscendo il carattere patologico dei sintomi sciamanici, nota tuttavia che lo sciamano partecipa di una struttura psicopatologica che è comune a tutto il gruppo entro il quale opera, per cui la sua psicosi sarebbe soltanto l'epifenomeno dell'inconscio etnico di tutta una cultura malata (Saggi di etnopsichiatria generale, 1970).
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