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IL SIMPOSIO

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IL SIMPOSIO

Messaggio Da Angelodiluce il Mar Lug 27, 2010 12:49 am

PERSONAGGI , CRONOLOGIA E LUOGHI

Apollodoro , con cui il dialogo si apre , é un discepolo molto affezionato a Socrate che viene citato anche nel " Fedone " , in quanto piange quando Socrate beve la cicuta . Aristodemo che si reca con Socrate al simposio , e che nel dialogo ci viene presentato come uno dei più innamorati discepoli di Socrate , non viene ricordato in altri dialoghi . Ne fa menzione invece Senofonte ( Memorabili ) in un dialogo con Socrate sull'esistenza di dio . Fedro , invece , compare in un altro dialogo di Platone ( " Il Fedro " appunto ) ed é un giovane , amico di Platone attratto dall'arte oratoria . Pausania é un retore esperto . Al suo discorso , che esprime idee allora in voga sulla questione d'amore , Platone dedica ampio spazio , in quanto esprime appunto quell'idea che Platone vuole superare . Egli é un amico intimo di Pausania . Erissimaco era un medico , figlio di acumeno pure medico , con idee vicine a quelle dei filosofi naturalisti , e in particolare quelle di Eraclito . Aristofane é il più celebre commediografo greco e di lui non c'è bisogno di dire altro , data appunto la sua notorietà . Agatone é un poeta tragico di cui ci sono pervenuti solo pochi frammenti . Nacque intorno al 447 a.C. La vittoria con la sua prima tragedia risale al 416 a.C. , quindi , quando ancora era giovane ( 30 anni circa ) . Che fosse famoso ai suoi tempi é dimostrato , oltre che da quanto ci dice qui Platone e dal come lo tratta , anche dal fatto che ne parli Aristotele nella Poetica e che ne parli pure Aristofane . Aveva recepito alcune idee riguardanti lo stile da Gorgia , come qui Platone stesso ricorda . Alcibiade é il celebre uomo politico ateniese ( nel dialogo ha circa 30 anni ) , ricco di gloria e di denaro , avventuroso e al culmine della sua notorietà . Diotima , invece , non ci é nota per altra fonte e deve essere un'invenzione platonica . Il luogo in cui si svolge l'azione é la casa di agatone ; nel prologo il luogo é la strada che porta alla casa di Agatone e l'atrio dei vicini . La data in cui si svolge il dialogo é quello della vittoria di Agatone con la sua tragedia ( 416 a.C. ) , mentre la data in cui Apollodoro narra ciò che aveva udito da Aristodemo , verosimilmente , si colloca prima del 399 a.C. , ossia sicuramente prima della morte di Socrate . La data di composizione del Simposio non é facilmente determinabile . Sicuramente fa parte delle opere della maturità . Forse da collocarsi fra gli anni Ottanta oppure Settanta del secolo quarto a.C.

COMMENTO AL DIALOGO

Tra amore e filosofia c'è uno stretto rapporto , tant'è che l'amore è una metafora della filosofia :questa stretta parentela ( peraltro esaminata anche nel
" Fedro " ) Platone la esamina meglio nel "SIMPOSIO"(dal Greco sun+pino=bere insieme),il suo capolavoro : Socrate si sta dirigendo verso la casa del tragediografo Agatone quando incontra un amico;allora invita anche l'amico e quando sono ormai arrivati , Socrate comincia a riflettere intensamente.Durante i simposi (all'epoca non c'era la TV e le serate si trascorrevano cosi')veniva nominato un simposiarca il cui compito era quello di dare un ordine alla discussione facendo passare la parola da un invitato all'altro e selezionare l'argomento da trattare.Si sceglie di parlare dell'amore:c'è chi dice che Eros è la divinità più giovane e più bella,chi dice che è la più vecchia in quanto forza generatrice di tutto,chi sostiene che sia una forza cosmica che domina la natura,chi suggerisce che sia un tentativo da parte di tutti gli enti finiti di eternarsi procreando,c'è chi è del parere che sia la divinità più valorosa in quanto riesce a dominare perfino la guerra,facendo riferimento all'episodio mitico secondo il quale Ares,il dio della guerra,sarebbe innamorato di Afrodite.Aristofane,celeberrimo commediografo,narra una storia semiseria:si tratta di un mito secondo il quale gli uomini un tempo erano tondi, sferici e doppi:questi esseri si sentivano forti e perfetti e peccarono di tracotanza;gli dei per punirli li tagliarono a metà e per ricucirli fecero loro un nodo(l'ombelico)sulla schiena;poi lo posizionarono sulla pancia perchè si ricordassero di quanto era successo ogni volta che guardavano in basso:questi esseri sentivano il bisogno di ritrovare l'altra metà e la cercavano disperatamente.Quando la trovavano si attaccavano e non si staccavano più neanche per mangiare e cosi' morivano di fame;cosi' gli dei crearono l'atto sessuale che consentiva di trovare un appagamento da questa unione.Questo mito originale ci spiega due cose:1)in ogni epoca i rapporti sessuali sono sempre stati etero e omo.2)il tentativo di ritornare ad una situazione primordiale.Notare che nel mondo greco la forma sferica è sempre vista come unità originaria perfetta( cosi' era già in altri grandi filosofi quali Empedocle,Parmenide...).Se si leggono accuratamente tutti i discorsi ci si accorge che ognuno di essi contiene una parte di verità:il discorso finale di Socrate non sarà nient'altro che una sintesi in cui li unisce praticamente tutti.Egli racconta di essersi una volta incontrato con una sacerdotessa(Diotima)che gli ha rivelato tutti i misteri dell'eros:viene a proposito citato un mito riguardante i festeggiamenti divini per la nascita di Afrodite:tra le varie divinità ci sono anche Poros(astuzia,furbizia)e Penia(povertà).Essi,ormai ubriachi per l'eccessivo bere,si uniscono e viene cosi'concepito Eros,che ha quindi le caratteristiche dei suoi genitori:è ignorante,povero e brutto a causa di Penia,ma sa cavarsela sempre grazie a Poros.Non è bello,ma sa andare a caccia della bellezza;egli sente l'amore ed è soggetto della ricerca della bellezza e dell'amore,svolge le mansioni dell'amante e non dell'amato.Chiaramente se ricerca la bellezza significa che non la possiede:così il filosofo è privo e bisognoso del sapere (penia=povertà),ma ha anche le capacità di cercarsi e di procurarsi ciò di cui è privo (poros=astuzia,espediente);dato che Eros è privo di bellezza e le cose buone sono belle,manca anche di bontà;ciò che non è bello o buono,non è necessariamente brutto e cattivo;per Platone vi è un livello intermedio;tra il sapere e l'essere ignoranti la via di mezzo consiste nell'avere buone opinioni,senza però darne ragione;la posizione intermedia comunque non è un male perchè è uno stimolo per arrivare al top:chi si trova nella posizione più bassa sa di non potersi elevare e neanche ci prova,chi si trova in quella più alta non si deve impegnare perchè è già nella posizione ottimale:chi si impegna e lavora è chi si trova in una zona intermedia (i filosofi,che non sanno ma si sforzano di avvicinarsi al sapere).Tutti gli dei,gli aveva detto Diotima,sono belli e buoni e di conseguenza Eros non rientra nella categoria.Anche da questo punto di vista Eros riveste una posizione intermedia:non è un dio,ma neanche un mortale:è un qualcosa che nasce e muore di continuo;è una metafora con cui si vuole dimostrare che non si può mai possedere totalmente l'amore;è anche metafora della filosofia perchè l'uomo non possiede il sapere,ma si sforza per ottenerlo;può riuscire ad avvicinarvisi,ma non si tratta comunque di una conquista definitiva:il pieno sapere è irraggiungibile.Dunque Eros è una semi-divinità intermedia.Nella struttura sociale dell'epoca l'omosessualità era tipica dei filospartani e di coloro che avevano un'impostazione culturale arcaica:è questo il caso di Socrate e Platone.Il rapporto veniva vissuto "pedagogicamente",vale a dire che era un rapporto di tipo maestro-allievo.A differenza dell'amore eterosessuale,di livello più basso in quanto volto al piacere fisico e alla procreazione materiale,quello omosessuale era di più alto livello in quanto volto alla procreazione spirituale:vengono fecondate le anime per procreare nuove idee.Propriamente in Socrate non si parlava di amore,ma vanno tenute in considerazione le affermazioni a riguardo della maieutica(Socrate diceva di fare lo stesso lavoro della madre che era un'ostetrica:lei faceva partorire le donne,lui le idee): Socrate aveva quindi già in mente anime gravide da far partorire;Platone invece sostiene che ci sia una vera e propria fecondazione delle anime,che chiaramente non devono essere sterili.Ben si intuisce che la ricerca dell'amore combacia con quella della filosofia.Alla fine del Simposio irrompe improvvisamente il famoso Alcibiade,totalmente ubriaco,che racconta pubblicamente di aver fatto delle "avances" a Socrate ,che però non ha accettato:lui,bello,giovane,aitante con un vecchio decrepito che non ci sta:il che sta a significare che la bellezza esteriore conta meno di quella interiore,ed è anche un modo per ribadire il concetto della scala gerarchica dell'amore. Socrate non ci viene presentato come un asceta:egli è totalmente immerso nella sua realtà,ma non si lascia catturare:ai festini lui partecipa tranquillamente,pur non identificandovisi;dagli altri si distingue perchè mantiene sempre la sua capacità di giudizio(nel Simposio è l'unico a non addormentarsi) . Emerge poi nel Simposio , ed emergerà anche nel Fedro , l' idea del bello : le anime migliori hanno un trasporto di gioia , dice Socrate , quando vedono nelle cose sensibili l' immagine dell' idea che stanno cercando ; perciò chi cerca l' idea del bello é preso dalla passione per gli esseri in cui scorge la bellezza e il raggiungimento dell' idea del bello non é che un approfondimento di questo amore ; l' idea del bello , inoltre , é quella più evidente anche nel mondo sensibile perchè facilmente coglibile con la vista e va interpretata come stimolo per indagare la realtà intellegibile e per scoprire tutte le altre idee . Non a caso nel Simposio Socrate dice : " La giusta maniera di procedere da sè o di essere condotti da un altro nelle cose d' amore é questa : prendendo le mosse delle cose belle di quaggiù , al fine di raggiungere il Bello , salire sempre di più , come procedendo per gradini , da un solo corpo bello a due , e da due a tutti i corpi belli , e da tutti i corpi belli alle belle attività umane , e da queste alle belle conoscenze , e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza di null' altro se non del Bello stesso , e così , giungendo al termine , conoscere ciò che é il bello in sè " .
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