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Il poltergeist di Hopfgarten

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Il poltergeist di Hopfgarten

Messaggio Da Angelodiluce il Mar Lug 27, 2010 12:15 am

Una mattina di un freddo giorno di febbraio il signor Saverbrey, orologiaio, si recò alla centrale di polizia di Weimar per denunciare gli strani eventi che avevano luogo nella sua abitazione. Il commissario, dottor Pfeil, lo ascoltò con attenzione, guardandolo con uno sguardo tra l'ironico e il sorpreso.
Il racconto del suo interlocutore era un confuso guazzabuglio di allusioni a una moglie ipnotizzata, riferimenti a misteriosi colpi battuti sulle pareti e caduta di oggetti senza cause apparenti. Ernst Saverbrey era agitato e spaventato, per cui il funzionario decise di ispezionare il luogo dei fatti il giorno stesso, 27 febbraio 1921.
L'angoscia dell'orologiaio era cresciuta dopo vari giorni di fatti inspiegabili accaduti alla moglie Minna. La coppia viveva in un piccolo villaggio della giurisdizione di Vieselbach (Germania) chiamato Hopfgarten, vicino a Weimar. In quel periodo, la signora Saverbrey - la sua seconda moglie - era a letto, a causa di una malattia all'utero.

Il suo figliastro, Otto, era un ragazzo di circa vent'anni, appassionato di letture esoteriche, che più di una volta aveva tenuto pubbliche conferenze e conversazioni sull'occultismo e la suggestione ipnotica. L'11 febbraio convinse la matrigna a lasciarsi ipnotizzare da lui. Utilizzando alcune tecniche mesmeriche, le indusse sensazioni di pesantezza e catalessi fino al punto che, il giorno seguente, Minna cominciò a denunciare cefalee, dolori articolari e torpore.
Poiché stava piuttosto male e i dolori al basso ventre andavano aggravandosi, rimaneva sdraiata tutto il giorno su un divano situato nel soggiorno, assistita dalla figlia Friedda. Ben presto tutti i familiari si accorsero della gravità delle condizioni della povera donna, che cominciò a dire cose senza senso.
Il suo preoccupante stato psichico durò vari giorni, tra lamenti e monologhi sconclusionati. Il 15 febbraio Friedda e il padre udirono uno strano scricchiolio. Sembrava provenire dalla parete del soggiorno, per l'esattezza sopra il forno.

Si sentì un secondo colpo, questa volta proveniente dalla zona dove era collocato il divano che serviva da letto alla paziente, che in quel momento si trovava in stato di semiincoscienza. Alcuni minuti dopo, le percussioni, che sembravano essere provocate dalle nocche di un pugno invisibile, risuonarono nell'intera stanza.
Sembravano provenire dal tavolo, dalle sedie, dal soffitto, dalle pareti e dalla credenza, indistintamente. Il signor Saverbrey e Friedda perlustrarono le camere adiacenti e l'abbaino senza trovare nulla di anormale. La situazione diventò insostenibile nei giorni seguenti.
Verso le 17 del pomeriggio si cominciava a sentire il rumore prodotto da "pugni" sui mobili e sulle pareti. Udendo i colpi Minna, dal suo letto, sveglia e attenta, manifestava grande ansietà. I suoi dolori al basso ventre si acutizzavano e i suoi lamenti si mescolavano ai sinistri scricchiolii "emessi", talvolta, dai vetri delle finestre.

Il giorno 18 dello stesso mese Friedda, mentre stava lavando i piatti, osservò con stupore che una tazza cominciava a vibrare. Poco dopo si spostò di alcuni centimetri sul tavolo, senza che nessuno la toccasse, e cadde con gran fracasso. Un cucchiaio precipitò, dopo aver improvvisato una specie di danza, sul tavolo davanti alla spaventata ragazza.
Il padrone di casa raccontò con apprensione gli eventi agli amici. Uno di essi, Walter Degenkolbe, volle assistere a quelle straordinarie manifestazioni e pernottò due giorni in una camera adiacente la cucina-soggiorno.
Durante il processo intentato contro Otto Saverbrey, accusato di aver provocato quei fenomeni, mediante pratiche ipnotiche sulla matrigna, Walter rilasciò una dichiarazione di fronte ai giudici che terrorizzò l'intero tribunale:
"Una sera mi trovavo in cucina, mentre Minna era sdraiata, troppo debole per effettuare qualunque movimento; ad un certo punto notai una sedia che cominciava a "tremare" e poi a spostarsi sul pavimento senza che nessuno la toccasse. Un tavolo girò su se stesso e si allontanò di vari metri rispetto alla signora..."

Davanti ai giudici comparvero vari periti e amici di famiglia. Tra i primi si trovava il dottor Johannes Kahle, specialista in neurologia, che confermò l'audizione di colpi e scricchiolii e collaborò al ristabilimento psicologico della paziente, mediante nuove suggestioni ipnotiche che annullarono la dipendenza della donna dall'accusato, Otto Saverbrey.
Quando il commissario Pfeil si recò nel paese di Hopfgarten, accompagnato da otto poliziotti, i vicini si radunarono nelle vicinanze della casa dei Saverbrey. Ordinò di sgomberare la strada, collocò i suoi uomini in modo che controllassero i dintorni dell'immobile e situò diversi agenti in soffitta, nella camera dove dormiva il proprietario e in cucina, dove giaceva la moglie malata.
Un giorno, mentre erano presenti il commissario e vari testimoni, uno dei poliziotti lasciò un secchio vuoto sul pavimento, a circa due metri dal divano su cui sedeva la padrona di casa. Il secchio, sotto gli occhi degli sbalorditi astanti, cominciò a muoversi, allontanandosi dalla signora Saverbrey.
Un altro vaso cominciò a vibrare, e una catinella di porcellana si spostò "spontaneamente". Nei giorni successivi, le forze di polizia vennero rafforzate con l'arrivo di altri quattro agenti.
I colpi continuarono a succedersi nel soggiorno-cucina, illuminato da una lampada elettrica come se venissero prodotti da un braccio invisibile sulle pareti e sul letto, questo nonostante che gli ispettori della forza pubblica vigilassero attentamente in tutte le camere.
I nuovi movimenti di oggetti e di mobili si manifestarono sporadicamente, finché tutto il misterioso processo cessò con l'intervento del dottor Kahle, che sembrava aver liberato la protagonista da uno strano incantesimo.
Otto Saverbrey fu assolto dalla corte di giustizia, benché il Pubblico Ministero avesse chiesto per l'accusato, imputato di estorsione mediante pratica illegale di ipnotismo, una pena di nove mesi e tre settimane di carcere.
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