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I fulmini Globulari

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I fulmini Globulari

Messaggio Da Angelodiluce il Dom Lug 25, 2010 5:46 pm

I Fulmini Globulari, le misteriose sfere che sprigionano luce e calore.
Innocui davvero?
I fulmini globulari, misteriose palle che sprigionano luce e calore, potrebbero essere usate anche come strumenti di guerra. Negli Stati Uniti, infatti, il Naval Research Laboratory di Washington (DC) ha intuito che nella possibilità di riprodurre in laboratorio un fulmine globulare si può nascondere una preziosa arma di difesa. Gli aerei da guerra potrebbero essere equipaggiati con fulmini artificiali, da usare come ordigni civetta, capaci di depistare missili sensibili al calore.
La scienza brancola nel buio
Al di là di eventuali velleità militari, la parola sui fulmini globulari è ancora alla scienza: gli antichi preconcetti su queste bizzarre sfere di luce colorata (vedi In più), la cui origine era non identificata e addirittura extraterrestre, sono stati ormai spazzati via nei laboratori di fisica che nel mondo si occupano di questo strano fenomeno. È in uno di questi laboratori che si è perfezionata la ricerca del Nobel russo Piotr Kapitza, autore nel 1955 di una delle più accreditate ipotesi sull’origine elettromagnetica dei fulmini a palla. Recentemente poi il lavoro dell’Università di Canterbury in Nuova Zelanda, capeggiato dai ricercatori John Abrahamson e James Dinniss, avrebbe rivelato che il fulmine globulare non sarebbe altro che una palla di carbonio e silicio.
A caccia di fulmini
La scienza sembra andare nella direzione di una spiegazione rigorosa del fenomeno, basandosi soprattutto sulle testimonianze dei pochi che vi hanno assistito, ma anche nella convinzione che la chiave dell’enigma dei fulmini globulari sia proprio nella riproducibilità del fenomeno.
I fulmini a palla artificiali saranno più temibili di quelli che svolazzano in cielo?
Le tesi del Nobel
Qual è origine di queste sfere colorate (bianche, rosse, gialle o blu) capaci persino di entrare in casa attraverso muri e finestre o addirittura nelle fusoliere degli aerei? Nel 1955, il Nobel per la fisica (1978), il russo Pyotr Leonidovic Kapitza, ipotizzò che la sorgente energetica dei fulmini globulari fosse esterna, da ricercare nel sistema di onde elettromagnetiche stazionarie fra nubi e suolo, originate da temporali.
I fulmini tra nube e nube e, ancora di più, quelli fra nube e suolo genererebbero onde elettromagnetiche (onde radio in particolare) capaci di interagire con i gas atmosferici. Le onde radio così generate sarebbero riflesse dal suolo e interferirebbero fra di loro, eccitando e ionizzando una piccola porzione di atmosfera capace di dar vita al fulmine globulare. Il tallone d’Achille di questa teoria è che il plasma tende a espandersi e difficilmente rimane confinato in un’area circoscritta, anche solo per un secondo.
Quale alternativa allora?
Il team della Nuova Zelanda
Secondo i ricercatori dell’Università di Canterbury (Nuova Zelanda) il fulmine globulare si originerebbe invece da una particolare reazione chimica tra un “normale” fulmine a scarica e il terreno.
Dall’impatto si originerebbero filamenti di microparticelle di silicio e carbonato di silicio, lunghi circa 100 nanometri che, bruciando a contatto con l’ossigeno, emetterebbero l’energia necessaria a formare un fulmine globulare.Questa ipotesi giustificherebbe il fatto che il fulmine globulare possa essere visibile anche a distanza di qualche minuto dalla caduta del fulmine: molte testimonianze riferiscono infatti di fulmini globulari non direttamente associati a fulmini normali. Addirittura più del 10 per cento dei casi di avvistamento esaminati, sono avvenuti a cielo sereno.
Nonostante gli sforzi della scienza, i fulmini globulari rimangono per molti versi incomprensibili.
A caccia di fulmini globulari
Anche voi potete essere utili alla scienza: armatevi di macchina fotografica e andate a caccia di fulmini globulari. Se sarete fortunati Focus.it pubblicherà le vostre foto. Armatevi però di santa pazienza; i migliori ricercatori che vi si dedicano quasi a tempo pieno non sono ancora riusciti a immortalare questo raro fenomeno atmosferico. Il sito di Focus.it potrebbe diventare il primo caso di ricerca scientifica condotta grazie all’aiuto di tutti.Fondamentale è stato già il “lavoro” dei lettori di Focus, invitati nel numero 94 della rivista (agosto 2000) a inviare le proprie testimonianze di avvistamenti al dott. Albino Carbognani del Dipartimento di Fisica dell’Università di Parma. Circa 20000 risultano essere le persone che hanno visto un fulmine globulare. Confrontando i dati italiani con quelli dell’archivio russo (il più vasto e completo di testimonianze di fulmini globulari tenuto da A. Ju. Strizhev), risulta che in Italia il 38 per cento dei fulmini globulari avviene in condizioni di cielo sereno (in Russia è il 10 per cento).
Il mese in cui il fenomeno è più frequente è agosto, con alta concentrazione nelle ore serali, all’interno delle abitazioni. I fulmini a palla sono per lo più sferici e di colore bianco-giallo; la loro durata media? Solo qualche secondo.
Buona caccia.
Testimonianze BL:
Smethwick 1975
Durante un temporale una donna viene investita da un BL di circa 10 cm di diametro, dal colore blu che le provocò un buco di 10 cm nella gonna prima di sparire con un’esplosione. La donna riportò un ustione di primo grado cercandolo di allontanare mentre le stava venendo addosso.
Mosca 1977
Un BL arancione del diametro di circa 5 cm entra in un`aula scolastica bucando il vetro della finestra e dissolvendosi subito dopo senza traccia di tensioni meccaniche nel vetro.
Catania 1991
Un BL di circa 5 centimetri di diametro entra in un’abitazione attraverso una finestra chiusa, senza danneggiarne il vetro. Rimbalza svariate volte sul pavimento come fosse una pallina da tennis e infine esplode, lasciando nell’aria uno strano odore sulfureo.
Che cosa sono quelle luci che appaiono nel cielo della valle Norvegese di Hessdalen?
Di cosa sono fatti i fulmini globulari, sfere luminose capaci di rimbalzare sul terreno, ma anche di attraversare i vetri delle finestre? A cosa é dovuta la luminosità dei Fuochi fatui? Domande a cui la scienza non ha ancora dato risposte. Del resto non é affatto facile studiare fenomeni per loro natura repentini e incorporei. Eppure le testimonianze storiche non mancano.Anche in Italia. Il caso forse meglio documentato é quello che dal 1879 al 1920 ha avuto per teatro Berbenno di Valtellina (Sondrio), dove una fiamma che compiva quasi sempre lo stesso percorso fu vista da moltissime persone.Un’altra luce”fantasma” apparve dal ‘47 al ‘50 in due frazioni di Cravagliana (Vercelli), dove prese il nome di:”s-ciarun”(il chiarore). Di altre luci ricorrenti si ha notizia in provincia di Alessandria(”fuoco di S.Bernardo”), nel Bresciano(”lusuri”), nella bassa ferrarese(”lumazza”), a Rimini(”la pulo’una”), nel Ravennate(”la pilegreina”). Ed ancora oggi simili apparizioni pare si verifichino in alcune località del Grossetano, nel Reatino e nel Viterbese. Ma é su tre fenomeni in particolare che si va concentrando l’attenzione degli scienziati.
Nel 1984 furono osservati a Hessdalen 186 fenomeni luminosi: 53 sono rimasti inpiegati.
Hessdalen é una valle semideserta della Norvegia dove nel Dicembre 1981 hanno iniziato a manifestarsi in cielo strani bagliori: sfere di luce giallastra che cambiavano posizione ogni 5-10 minuti;luci bianco-blu che lampeggiavano sopra le montagne;formazioni di più luci, ferme o in movimento. In seguito alla recrudescenza del fenomeno venne creato, nel 1983, il “Progetto Hessdalen”, allo scopo di indagarlo. Furono organizzate due campagne di osservazione con macchine fotografiche fisse, un sismografo(che non registrò alcuna attività), un magnetometro(che invece misurò variazioni del campo magnetico all’apparire delle Luci), un radar, un laser ottico e un contatore Geiger(che non riscontrò aumenti della radioattività).Al termine della prima campagna, nel Febbraio del 1984, i fenomeni luminosi rimasti inspiegati erano 53 su 186, gli altri imputabili, per lo più, al passaggio di aerei.
Occasionalmente il raggio laser puntato sull’oggetto luminoso indusse una specie di risposta da parte di quest’ultimo, che raddoppiò la frequenza di pulsazione. Più volte le luci furono rilevate dal radar e, in un caso, fu possibile stimarne la velocità: circa 30 mila Km/h. In un altra occasione, un corpo luminoso lasciò un segno sulla neve profondo 2-3 cm. Al suo interno il numero dei batteri risultò essere 100 volte inferiore a quello delle zone circostanti. Inoltre, all’apparire delle luci misteriose, sia le macchine fotografiche elettroniche che gli strumenti subivano spesso un black-out. Anche se dopo l’estate del 1984 gli avvistamenti sono diminuiti, due anni fa, é stata installata una stazione di rilevamento automatica e, tra l’Agosto del 1998 e il Giugno del 2000 sono state raccolte 37 immagini di fenomeni luminosi non identificati.
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