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    Carlos Castaneda e lo sciamanesimo

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    Carlos Castaneda e lo sciamanesimo

    Messaggio Da Angelodiluce il Dom Lug 25, 2010 5:29 pm

    CHI ERA CARLOS CASTANEDA
    Carlos Castaneda è stato uno dei maggiori esponenti della letteratura sciamanica nonostante i suoi scritti siano stati tacciati di scarsa attendibilità.
    Su tale questione è bene fare un po’ di chiarezza: ciò che è stato messo in dubbio (ad esempio da De Mille e da Weston Le Barre) è il fatto che abbia davvero vissuto le situazioni da lui descritte ma anche se ciò non fosse vero, il contenuto informativo dei suoi testi (ad esempio le tecniche sciamaniche) è comunque esatto e sempre attuale. Vi sono studiosi ed esperti di sciamanesimo (come Michael Harner) che considerano attendibilissimi gli scritti di Castaneda.
    Castaneda è un uomo avvolto dal mistero. Per quello che si sa è nato il 25 dicembre, probabilmente tra il 1923 e il 1935 ed è morto di cancro il 27 aprile 1998. Si dichiarava nato in Brasile ma gli sono state attribuite origini peruviane. Ebbe un’infanzia molto difficile e studiò negli USA dove conobbe l’amico Bill, il quale gli diede modo di conoscere posteriormente don Juan Matus, colui che diventò il suo maestro di sciamanesimo.
    Carlos Castaneda coltivava appassionatamente i suoi interessi antropologici ed ottenne il master in antropologia con una tesi dal titolo “Gli insegnamenti di don Juan” (tradotto in italiano anche con il titolo “A scuola dallo stregone”). Nei suoi studi si soffermava precipuamente sugli aspetti emotivi, psicologici e magici come gli stati alterati di coscienza e per questo motivo fu denominato antropologo-psicologo.

    LO SCIAMENESIMO YAQUI
    Castaneda, grazie al rapporto con lo stregone sciamano don Juan Matus, ebbe modo di conoscere lo sciamanesimo yaqui. Gli yaqui sono un popolo messicano e secondo l’antropologo sono i discendenti dei Toltechi, un popolo messicano che si sostiene discendano a loro volta da Atlantide. I Toltechi conoscevano la matematica e possedevano altresì numerose tecniche artigianali. Alcuni storici sostengono che il loro impero fu distrutto da popolazioni barbare provenienti dal nord.
    Castaneda aveva avanzato l’ipotesi che gli yaqui fossero i discendenti dei Toltechi in quanto entrambi i popoli possiedono due concetti molto importanti:


    • “tonal”, termine con cui sui definisce la realtà ordinaria, cioè quella in cui viviamo tutti i giorni;
    • “nagual”, termine con cui si definisce la realtà non ordinaria, la consapevolezza a cui normalmente non accediamo ma alla quale si può accedere tramite precise tecniche.

    Secondo la tradizione tolteca, “tonal” e “nagual” rappresentano la dualità che è presente in ciascuno di noi.

    Castaneda poteva apparire, agli occhi degli altri, una persona un po’ particolare. Ad esempio era difficile avvicinarlo ed era molto restio a farsi fotografare. Su questi suoi atteggiamenti sono state avanzate diverse ipotesi, ad esempio che lui avesse qualcosa da nascondere ma egli affermava che era restio alle foto in quanto le foto intrappolano il nostro ego, un ego che lo sciamano combatte e che impiega molto tempo a cancellare. Per questa lotta contro l’ego nasce il concetto di sciamano-guerriero o guerriero-viaggiatore: guerriero perché lotta contro l’ego e contro le forze negative che ostacolano la sua elevazione spirituale; viaggiatore in quanto viaggia tra vari stati di coscienza. Don Juan e Castaneda erano dei guerrieri-viaggiatori ma molto probabilmente Castaneda non si considerò mai un vero sciamano, alla pari di don Juan.

    LE PIANTE ALLUCINOGENE
    In Messico sono presenti molteplici forme di sciamanesimo, tuttavia per la larga quantità di piante allucinogene è molto diffuso lo sciamanesimo “psichedelico”.
    Gli yaqui del Messico settentrionale, ad esempio, fumano i fiori gialli della “Genista canariensis”.
    Castaneda sosteneva che gli yaqui si servivano altresì di sostanze allucinogene come il “peyote” (detto anche “mescalito”) che è un cactus allucinogeno, la “datura inoxia” (definita anche “yerba del diablo”) e un certo tipo di fungo appartenente alla famiglia “psilocybe mexicana” (detto “humito”).
    La “psilocybe mexicana”, se ingerita, cagiona un forte stato di ebbrezza con visioni di ogni genere e strani effetti uditivi. I Mazatechi chiamavano questo fungo “il fungo parlante” e lo usavano al fine di diagnosticare malattie e stabilire contatti con gli spiriti.

    LO SCIAMANO
    A questo punto ci possiamo chiedere: chi sono gli sciamani? E cosa fanno?
    Nevill Drury, noto studioso di sciamanesimo, afferma: “lo sciamanesimo è una tradizione visionaria, un’antica pratica che consente di usare gli stati alterati di coscienza per mettersi in contatto con le divinità e con gli spiriti della natura” (1).
    La parola “sciamano” deriva dall’inglese “shaman”, adattamento del termine “saman” (o “samen”) che presso il popolo dei tungusi siberiani designa gli operatori medici che agiscono in stato di trance.
    Altre fonti sostengono invece che il termine “sciamano” provenga dal sanscrito “sramana” o dal pali “samana” e significhi uomo ispirato dagli spiriti, portatore di energia, uomo saggio, colui che vede nell’oscurità.
    La trance può essere leggera o profonda e si raggiunge con l’ausilio di strumenti quali i sonagli e il tamburo, precisamente tramite la scansione ossessiva mediante percussione. Con tale scansione il soggetto entra in trance, vale a dire che la sua anima si stacca dal corpo e viaggia in altre dimensioni ove può incontrare divinità che gli rivelano soluzioni o motivi concernenti una crisi o una malattia.
    Solitamente lo sciamano gode di una relazione privilegiata con una o più entità divine che lo ispirano e lo proteggono. Sarebbero proprio queste entità a scegliere il soggetto, vale a dire a fargli venire la vocazione di farlo diventare sciamano. Questa vocazione si manifesta attraverso una crisi (iniziazione) che provoca estraniazione, isolamento, apatia ecc. L’iniziazione prepara il neo-sciamano ad avere contatti col mondo “altro”.
    Mircea Eliade sostiene che si può diventare sciamani non solo per vocazione ma anche per trasmissione ereditaria o per volontà del clan di appartenenza. L’apprendista sciamano riceverà, ai fini della sua formazione, una duplice preparazione: di carattere estatico, concernente trance, visioni e sogni; di carattere tradizionale, concernente il linguaggio segreto e i nomi e le caratteristiche degli spiriti.
    Lo sciamano è in grado di gestire il proprio flusso energetico e lo utilizza per entrare in altri stati di coscienza, in altre realtà, per aiutare gli altri e stabilire un contatto con le divinità.
    Ognuno di noi, al di là del corpo fisico, è formato da energia, un’energia particolare: quella dell’universo. Quest’energia, allo stato supremo, è ciò che viene chiamato “Dio” nella nostra religione o “Grande Spirito” presso i nativi americani.
    Noi possediamo la medesima energia dell’universo ed è in questo senso che veniamo definiti figli di Dio. Noi non siamo separati da Dio ma siamo uniti a Lui, siamo una parte di Lui. Il problema è che non lo sappiamo, o meglio… non lo ricordiamo perché siamo condizionati dal nostro ego, dalla nostra mente.
    Servendosi di specifiche tecniche (fisiche e respiratorie) l’uomo-sciamano si “risveglia”. Lo sciamano è un uomo risvegliato.
    L’antropologo australiano A.P. Elkin sostiene, infatti, che lo sciamano è un uomo di grande sapere che è riuscito a raggiungere un certo livello di consapevolezza.
    Nella visione sciamanica di don Juan il mondo è formato da campi energetici in cui lo sciamano sa muoversi benissimo.
    Il potere degli sciamani consiste nella capacità di accumulare energia e a tal fine essi praticavano sovente l’astinenza sessuale.
    Un concetto molto interessante trattato da Castaneda riguarda il sogno: il sogno non va inteso come lo intendiamo noi ma come un luogo senza tempo in cui vi è il “nagual”. Il sogno sciamanico è un sogno lucido, in cui si è consapevoli di stare sognando. Per raggiungere questo stato di lucidità bisogna guardarsi le mani e quando l’uomo sogna di guardarsi le mani obbedisce ad ordini provenienti dal mondo superiore. Quest’arte di sognare rappresenta l’integrazione tra “tonal” e “nagual”.
    Un altro concetto altrettanto interessante è quello di morte, che gli sciamani considerano come un semplice passaggio. Conoscendo la morte nello stato di trance gli sciamani imparano a considerarla come un evento normale.
    Degni di nota sono anche la “ricapitolazione” e la “tensegrità”.
    Per ricapitolazione si intende una tecnica respiratoria con la quale si rievocano tutti gli eventi della nostra vita (comprese le persone incontrate, tutte le persone, anche quelle con cui abbiamo solo parlato). Con questa tecnica ci purifichiamo da tutte le energie negative che questi eventi ed incontri ci hanno trasmesso.
    Castaneda ha dichiarato che la ricapitolazione è la cosa più importante; per farla ci vuole moltissimo tempo, perché essa deve essere completa. Bisogna ricapitolare proprio tutto, a cominciare dagli incontri sessuali.
    La tensegrità è l’eredità dei cosiddetti passi magici che gli antichi stregoni ci hanno lasciato. Attraverso queste tecniche possiamo metterci in contatto con le forze dell’universo, recuperando energia, salute e determinazione.
    Le tecniche spirituali e corporee utilizzate dagli sciamani sono descritte negli ultimi testi di Castaneda (tra i quali cito “Il potere del silenzio”, “Tensegrità”, “L’arte di sognare” e “Il lato attivo dell’infinito”).

    IL CONTRIBUTO DI MARCO POLO
    Tra i più noti viaggiatori che hanno contribuito alla conoscenza dello sciamanesimo abbiamo Marco Polo che ne “Il Milione” descrive una seduta sciamanica a cui lui stesso ha assistito.
    La seduta avvenne ad est dell’attuale Birmania alla fine del ‘200. Marco Polo descrive la trance sciamanica e nonostante il suo legame alla religione di appartenenza non giudicò negativamente lo sciamanesimo, anzi affermò che con quel rituale il malato guarì veramente.
    Questo atteggiamento critico ed attento di Marco Polo è molto importante, soprattutto se consideriamo che la scena da lui descritta è ambientata alla fine del XIII secolo e se consideriamo altresì che l’Occidente è stato sempre un po’ scettico a questo genere di pratiche. Basti pensare che tutte le pratiche rituali che andavano contro la religione e la scienza venivano bandite, censurate, considerate superstiziose o demoniache.
    Oggi l’approccio occidentale è più aperto ma nonostante la libertà di comunicazione non è complesso notare sovente una sorta di pregiudizio.
    In realtà ognuno di noi è uno sciamano, sarà per questo che nonostante tutte le polemiche si parla ancora tanto di Carlos Castaneda.

    Note:
    1. Drury, N. 1989 pag. 1.

    Bibliografia:
    - Castaneda, C. – (1997) “The active side of infinity”, by Laugan Production, USA; trad. it. (1998) “Il lato attivo dell’infinito”, Edizioni Bur, Milano.
    - Drury, N. – 1989 “Shamanism”, Element Books Ltd, UK; trad. it. “Gli sciamani”, Xenia edizioni, Milano.
    - Mazzoleni, G. – (2002) “Identità”, Bulzoni editori, Roma.
    - Salvatore, R. – (2000) “Carlos Castaneda, antropologo non addomesticato”, Edizioni Samizdat, Pescara.
    - Interviste a Carlos Castaneda” (1997), Stampa alternativa, Viterbo
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