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massoneria e donne

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massoneria e donne

Messaggio Da jennyfer il Mer Lug 21, 2010 3:59 pm

buongiorno, mi rivolgo a chi ne sa più di me per porre questa domanda apparentemente inutile: perchè le donne continuano ad essere escluse da alcune obbedienze e rituali ? il mio interesse in materia è dettato dal fatto che vivo con un massone e - proprio lui - sembra non essere in grado di fornirmi una risposta concreta ovvero che abbia un senso dall'inizio alla fine senza doversi appendere ai "landmarks". ringrazio sin d'ora chiunque vorrà dedicarmi il proprio tempo per illuminarmi. chiudo con un commento doloroso (emotivamente): il mio uomo rispetta le donne (me compresa) nel mondo profano ma, ahimè, appartiene ad una loggia/obbedienza esclusivamente maschile.

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Re: massoneria e donne

Messaggio Da Angelodiluce il Sab Lug 31, 2010 1:42 pm

Ciao Jennyfer.A me risulta il contrario, cioe' che ultimamente, anche le donne sono accettate nella massoneria.
breve introduzione storica all'Istituzione Massonica è opportuno dare un breve sguardo all'attuale situazione politica massonica italiana. A tutt'oggi sul territorio Italiano esistono più di venticinque Obbedienze (così vengono chiamate le Potenze Massoniche) tre sono le principali: il Grande Oriente d'Italia, che Massimo Introvigne definisce Maggioritaria in quanto è la Famiglia numericamente più cospicua origina nel 1860 dalla fusione dei vari Grandi Orienti, presenti prima dell'Unità d'Italia, la Gran Loggia d'Italia che origina da una scissione avvenuta nel 1908 dal Grande Oriente ad opera di Saverio Fera, allora Numero due del Rito Scozzese Antico ed Accetto, e la Gran Loggia Regolare d'Italia, che, anch'essa, origina da una scissione avvenuta nel 1993 sempre dal Grande Oriente ad opera del prof. Giuliano Di Bernardo, allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia. Il Grande Oriente d'Italia (GOI) di spirito più conservatore e dogmatico, è riconosciuto soprattutto dalle Obbedienze Statunitensi, la Gran Loggia d'Italia (GLdI), di ispirazione più progressista e liberale, è riconosciuta del Grande Oriente di Francia e dalla Obbedienze cosiddette adogmatiche, la Gran Loggia Regolare d'Italia (GLRI) è riconosciuta dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra (UGLE), e qui si apre, per ovvi motivi solo brevemente, l'annoso problema della Regolarità. Se ci atteniamo alle Leggi Massoniche della UGLE una Obbedienza massonica si potrebbe fregiare del termine di "regolare" solo se riconosciuta dalla UGLE stessa, in quanto quest'ultima si auto considera la Loggia Madre del mondo, e pertanto si arroga il diritto di giudicare tutte le altre Obbedienze e di dare patenti di regolarità o meno. Quindi L'UGLE dovrebbe controllare che i Lavori nelle varie Officine si svolgano regolarmente seguendo gli Antichi Doveri di Anderson e Desaguiliers, in realtà, come nel mondo troppo spesso avviene, talvolta la patente di regolarità viene data più con intenti di politica massonica che di vera obbiettività. Ma dal momento che per ogni stato vi può essere una sola Obbedienza riconosciuta dall'UGLE, una sola risulta "regolare" in tal senso; in realtà tutte e tre le principali famiglie massoniche dal punto di vista rituale risultano essere estremamente serie e lige ai dettami dalla Libera Muratoria e pertanto tutte potrebbero definirsi Regolari; non a caso quello della "regolarità" è il vero nervo scoperto della Massoneria mondiale, e di quella italiana in particolare. Fra le tre Obbedienze italiane esistono sole delle piccole differenze, soprattutto di tipo filosofico-esoterico, in particolare il GOI e la GLRI sono Obbedienze esclusivamente maschili, mentre la GLdI è una Obbedienza mista, in quest'ultima inizialmente la componente femminile era puramente simbolica, una o al massimo due sorelle per Loggia, ma negli ultimi anni il numero delle donne è costantemente aumentato e sempre più spesso possiamo ritrovare una donna che riveste il ruolo di Maestro Venerabile o Presidente di una Camera Superiore. Infine ricordiamo la Gran Loggia Massonica Femminile, Obbedienza, evidentemente esclusivamente femminile, sulla cui regolarità non mi pronuncio, nata nel 1990, e che presenta una decina di Logge sparse sul territorio nazionale di cui due a Firenze ed una a Prato, è riconosciuta dal 1991 dalla Gran Loggia Femminile di Francia; mantiene inoltre stretti rapporti anche di riconoscimento reciproci con la GLdI. Le altre Obbedienze vengono definite Massoneria di frangia, talvolta nel marasma spiccano alcune Obbedienze nate da scissioni prevalentemente dalla GLdI che risultano essere serie e dove i Lavori si svolgono in maniera rituale, ma sfortunatamente esistono anche alcune obbedienze (la minuscola non è un caso) che con la Massoneria hanno veramente poco a che fare; sono spesso queste obbedienze che assurgono spesso agli onori della cronaca infangando il nome della Massoneria Italiana, è infatti sufficiente che una persona si rechi dal notaio per fondare una nuova Obbedienza e fregiarsi del nome di Massoneria. A tutt'oggi in Italia non esiste una legge sulle associazioni che tuteli le Istituzioni serie e fino a che questa anomalia non verrà sanata il "sottobosco" massonico delle obbedienze continuerà a proliferrare.

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Re: massoneria e donne

Messaggio Da jennyfer il Mar Ago 03, 2010 11:14 am

buongiorno, ho utilizzato il pulsante "grazie" ma vedo che non succede nulla e quindi preferisco ringraziare esplicitamente la persona che mi ha dedicato il proprio tempo e le proprie energie: grazie mille ! tuttavia, la risposta molto articolata ed altrettanto interessante sulla storia e l'attuale situazione delle Obbedienze in Italia, purtroppo, mi ha generato un secondo livello di domanda che tento di formulare nel modo più chiaro possibile perchè, me ne rendo conto, potrebbe apparire involuta. comincio: considerato che esistono Obbedienze "miste" che ammettono serenamente le donne a partecipare ai lavori con pari dignità, perchè esistono Massoni che, pur dichiarandosi assolutamente convinti della parità dei sessi nel mondo profano, appartengono poi invece ad Obbedienze/Logge maschili che escludono categoricamente la possibilità di far partecipare anche le donne ? Mi riferisco in particolare alla GLRI (Gran Loggia Regolare Italiana) ? chiedo scusa ancora per la mia insistenza ma - come dicevo - io vivo con un Massone di questo tipo che, mentre nel mondo profano sfanfara ai 4 venti il rispetto per le donne e l'assoluta "pari dignità" tra entrambi i sessi, poi, in questa specie di realtà parallela, appartiene e lavora in un ambiente che esclude le donne "a prescindere". non crediate che io non abbia posto la stessa domanda a lui - il mio compagno - prima di rivolgermi altrove ma, purtroppo, le risposte che mi ha dato - inframmezzata da troppi ma/forse/se - non mi hanno di fatto chiarito la sua posizione "vera" e ciò che in realtà "sente". questo argomento continua ad essere motivo di conflitto ed io, per carattere, non mi arrendo finchè non trovo una risposta esauriente ad una domanda che mi colpisce nel profondo. se è vero, come i Massoni sostengono, che i loro principi sono TRASPARENTI, allora perchè nel mondo profano "professano" cose (pari dignità fra i sessi) che poi in Loggia immediatamente rigettano per "costituzione" - ovvero appellandosi ai landmarks ? Perchè questi uomini, a parole convinti della pari dignità fra i sessi, non hanno scelto di appartenere piuttosto a Obbediende/Logge miste, visto che ne avrebbero la possibilità ? ... Ovvero, la scelta di appartenere ad una Obbedienza/Loggia piuttosto che ad un'altra è davvero basata su opportunità piuttosto che sui valori (comunque comuni a tutte le Obbedienze)... ? Ringrazio ancora e sin d'ora chi mi dedicherà tempo ed energie prima ancora che per rispondermi per capire la domanda che pongo e che mi pongo da tempo... grazie per il tempo che mi dedicherete e per la disponibilità a discutere argomenti che i Massoni (almeno quelli che conosco io) normalmente rifiutano di affrontare. jennyfer

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Re: massoneria e donne

Messaggio Da Angelodiluce il Dom Ago 15, 2010 3:31 pm

«Ogni filantropo è con noi! Ogni benefattore dell'umanità è un nostro correligionario di aspirazione, se non di formulario e di rito, orbene: se massoneria vuol dire: beneficenza, carità, amore di progresso intellettuale e morale, perché questa libera muratoria non dovrebbe parlare al cuor di donna e farvi breccia?».
Fu con queste parole che un alto esponente della massoneria italiana dell'Ottocento iniziò la sua conferenza in occasione dei festeggiamenti massonici del 20 settembre.
Il quesito posto dall'oratore riproponeva l'annosa questione del rapporto donna-massoneria, che rappresenta una delle realtà più complesse, controverse e delicate del discorso libero muratorio. La massoneria infatti non ammette donne. Tale normativa, redatta nel 1723 ed accolta nella costituzione del sodalizio, è osservata ancora oggi dalle comunioni massoniche mondiali. Secondo tale regola non possono sussistere relazioni iniziatiche tra la donna e l'Ordine libero muratorio, e gli affiliati non devono instaurare rapporti con gruppi massonici femminili o con quelli maschili i quali, nel corso della storia, avendo scelto di non seguire più l'antica regola, accettano la presenza femminile nelle loro logge.
Dunque, malgrado leggi, divieti imposti e reiterati, la massoneria ufficiale non ha potuto evitare una realtà sviluppata in Italia (come del resto è accaduto anche in altre nazioni) tra l'Ottocento ed il Novecento; quella della presenza della donna nell'ambiente massonico.
Ma come si è verificata una simile infrazione che, sotto certi aspetti, contravviene alle leggi di un ordine iniziatico, laico, e soprattutto di essenza maschile?
Questo è l'argomento del nostro volume, che analizza la nascita e gli sviluppi del movimento massonico femminile italiano, evento singolare prodottosi nel nostro Paese tra l'Ottocento ed il Novecento, fenomeno tutto particolare della storia sociale del mondo femminile italiano, che riguarda i mutamenti morali, spirituali, culturali e di costume della donna, e al contempo riporta alla luce anomali comportamenti, idee ed azioni dei massoni italiani; realtà, quest'ultima, sgradita e dissimulata dall'ambiente libero muratorio.
Nel passaggio dal XIX al XX secolo le logge femminili abbandonarono la veste 'adottiva' per assorbire connotazioni marcatamente massoniche, grazie alla collaborazione individuale offerta dai massoni o da singole logge maschili, che trasmisero alle donne simbologie e rituali autentici. Inoltre, con la trasformazione del mondo femminile italiano, fu inaugurata l'era di un nuovo modello di donna moderna, stella cometa del comportamento spirituale e comportamentale femminile, alimentata dal flusso di generale solidarietà nei confronti di una modificazione della sua condizione sociale e culturale. Nasce così un'autorità massonica femminile chiamata Gran Loggia Mista Simbolica d'Italia, corpo presente per la prima volta nella storia del movimento latomistico delle donne e composta di una dirigenza di alte dignitarie guidate da una Gran Maestra.
La Gran Loggia si pose come anello di congiunzione tra il secolo precedente e quello attuale, e, intoducendone di nuovi, mantenne atteggiamenti tradizionali, svelando la presenza di una figura massonica femminile al contempo old-fashioned e moderna. Ripercorrendo le orme dell'esperienza ottocentesca, anche le massoni del nuovo secolo riproposero il tema dell'emancipazione, edificando il loro manifesto politico sul riconoscimento dell'elevazione morale ed intellettuale della donna attraverso la via massonica. Le sorelle massoni del primo Novecento costruirono una pedagogia basata sul progresso, sull'avvenire e sul diritto femminile, tema riproposto anche nei messaggi inviati alla dirigenza dell'Ordine maschile per richiedere un diritto di cittadinanza nel mondo latomistico italiano attraverso un legale riconoscimento della loro organizzazione. «Visto che adesso la donna ottiene ruoli sempre più determinanti nel campo del lavoro e dell'educazione sociale» dichiarò la Gran Loggia femminile nel 1912 «perché essere escluse dalle logge in cui si preparano gli strumenti per le battaglie del progresso in nome della ragione umana e della libertà?» «Troppo fummo escluse dalle correnti di pensiero» essa aggiunse «troppo si lasciò che il bisogno di una Fede nella nostra coscienza si identificasse con la schiavitù al dogma. È giunta l'ora di distinguere e di redimere. Sarebbe ingiusto chiudere le porte a chi cerca la luce nel nome del diritto e dell'avvenire».
«Noi donne italiane, come le altre sorelle del mondo» aggiunsero alle soglie della Prima Guerra Mondiale le sorelle della nuova formazione massonica «vi chiediamo quel guanto pronte ad intriderlo nella calcina o nel sangue, pronte a conservarlo per le torbide ore, noi donne italiane come le altre sorelle del mondo domandiamo di non essere escluse dal patto universale di lavoro, di fratellanza, di libertà».
Il movimento massonico femminile disperso durante il fascismo, si ricostituì nel secondo dopoguerra, evidenziando la volontà di cooperare alla ricostruzione morale e materiale del Paese e alla riaffermazione di una coscienza nazionale che le divisioni, l'odio dell'immediato passato e l'angoscia di un futuro ancora incerto sembravano in quel momento ostacolare.
«Sorelle ognuna di voi sa quanto grande sia l'importanza del suo compito» esse affermarono nel 1947 «senza l'aiuto materiale e morale della donna non si potrà ricostruire una società nuova e preparare un mondo nuovo. Quest'ora tragica, quest'ora di smarrimento e di convulsioni segnerà il risveglio di molte energie latenti nella coscienza della donna».
Be' posso solo afermarti, e confermarti. che l'ordine della grande Maestra esiste.
Forse l'ordine, di cui fa' parte tuo marito, non si e' ancora, reso conto che e' l'ordine stesso a dire che la donne puo' anche chiedere all'ordine di professare.
Spero di esserti stata utile

Angelodiluce
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