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Le streghe di Salem :la storia completa 2

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Le streghe di Salem :la storia completa 2

Messaggio Da Angelodiluce il Gio Giu 24, 2010 1:20 pm

La caccia alle streghe stava avendo un crescendo vertiginoso e seguiva un tracciato prestabilito. Le fanciulle gridavano il nome di una persona, asserendo che il suo spettro le aveva tormentate, e quella persona veniva arrestata. Ad un primo interrogatorio l'accusato negava di praticare la stregoneria, al che le fanciulle venivano colte dai soliti attacchi. Questo fatto costituiva l'inconfutabile colpa del prigioniero che veniva condotto in attesa del giudizio. Con tale sistema vennero imprigionate le sorelle di Rebecca Nurse. Il 4 aprile venne arrestata anche Elizabeth Proctor, presso cui lavorava come domestica Mary Warren, una delle tormentate. John e Elizabeth Proctor abitavano in una fattoria di loro proprietà che confinava con quelle di George Jacobs senior e di Giles Corey. Essi vennero coinvolti nella caccia alle streghe soprattutto a causa di Mary Warren, i loro beni vennero confiscati, i figli incarcerati uno dopo l'altro, ed uno di essi (William) torturato. John fu impiccato; Elizabeth, condannata a morte, si salvò solo perchè incinta (in questi casi la legge inglese sospendeva l'esecuzione fin dopo il parto). Quando Elizabeth era stata arrestata, al marito, che era intervenuto in sua difesa, fu riservato lo stesso trattamento. In precedenza John Proctor aveva detto che le ragazine avrebbero dovuto essere frustate ben bene perchè "se le lasceremo fare, diventeremo tutti quanti diavoli e streghe". Le sue parole si rivelarono successivamente vere. Due delle ragazze tormentate cominciarono a cambiare contegno cercando invano di sfuggire alla folle rete di accuse che aveva ormai imprigionato Salem. Quando John Proctor venne arrestato, Mary Warren si staccò dal gruppo delle accustrici e le incolpò di simulazione: subito fu a sua volta accusata di stregoneria, denunciata e arrestata. Tentò di resistere, ma non vi riuscì; dopo un penoso alternarsi di dichiarazioni d'innocenza e di svenimenti, rientrò nel ruolo che le imponevano sia le sue compagne sia i magistrati e i concittadini. Anche Sarah Churchill ebbe un breve attimo di ripensamento dopo l'arresto del suo datore di lavoro, il vecchio George Jacobs ma, come Mary Warren, cedette ai pressanti interrogatori dei magistrati e testimoniò che Jacobs l'aveva costretta a firmare il libro del diavolo. Più tardi disse al pastore di Boston che l'aveva interrogata: "Se soltanto avessi detto al signor Noyer una volta di aver messo il mio nome sul libro, mi avrebbe creduto. Ma se gli avessi detto cento volte di no non mi avrebbe creduto". In aprile Salem raggiunse il culmine della psicosi grazie alla giovane Ann Putnam, leader degli accusatori, e spinta dalla madre nevrotica. Essa stava camminando accanto al prato della parrocchia, luogo identificato come punto dove le streghe si raccoglievano per i loro diabolici pasti a base di pane rosso e di sangue. Improvvisamente Ann Putnam si fermò e gridò: "Oh, povera me! Viene un pastore. Ma adesso anche i pastori sono streghe?". Essa non ne riconobbe le sembianze ma disse il nome. Era il reverendo George Burroughs, ex-pastore di Salem. Non è sorprendente che i magistrati esitassero prima di trarlo in arresto, ma la storia di Ann Putnam venne confermata da Mercy Lewis, che prima di essere domestica a casa Putnam lo era stata da Borroughs. I magistrati emisero un mandato di cattura. Burrough era pastore in una parrocchia nel lontano Maine, ma il lungo braccio della legge lo raggiunse e lo afferrò nel mezzo di un pasto. La legge catturò anche, su indicazione delle fanciulle, il capitano John Alden, un rispettabile capitano di mare la cui famiglia era giunta in America nel 1620 a bordo del "Mayflower". Quando guardò le fanciulle esse si mistero a gridare e caddero in preda alle convulsioni. Egli si volse ai magistrati e disse: "Perchè non cadete a terra anche voi quando vi guardo?". Essi ignorarono la domanda e lo mandarono in prigione. Alden, deciso a non finire i suoi giorni appeso a una corda per le accuse di alcune ragazzine folli, corruppe il carceriere, e una mattina fuggì al galoppo in un luogo dove si tenne nascosto fino a quando la grande caccia alle streghe fu terminata.

In giugno le fanciulle avevano accusato altre cento persone, abitanti di Salem e di città e villaggi vicini. Le prigioni straripavano, ed era giunta ormai l'ora di portare alcune streghe a giudizio. Giunse il nuovo governatore britannico del Massachusetts, William Phips, che nominò un tribunale speciale, composto da sette giudici e presieduto da William Stoughton, di 61 anni. Uomo freddo e spietato, agì con implacabile fermezza, fu un inflessibile fautore della caccia alle streghe e non ebbe mai dubbi sulla correttezza dei processi del 1692. Il 2 giugno entrò in aula la prima sospetta strega, Bridget Bishop, che gestiva una specie di taverna. Certi lati del carattere di Bridget urtavano l'etica puritana: ossia il fatto che il suo mestiere fosse legato al gioco e al divertimento e che si vestisse in un certo modo (usava insolita biancheria di pizzo). Parecchi uomini testimoniarono di averla sognata, o meglio essa aveva inviato la propria immagine a disturbare il loro sonno. Giudicata colpevole, il 10 giugno venne impiccata per stregoneria su un'altura appena fuori città, chiamata poi Collina delle streghe. Qyando la corte si riunì di nuovo alla fine di giugno fu il turno di Rebecca Nurse, che venne giudicata assieme ad altre quattro donne, tra le quali v'era Sarah Good. La giuria non ebbe difficoltà a trovare le altre quattro colpevoli, ma quando toccò a Rebecca che continuò a ripetere di "non avere mai tormentato un bimbo, no, proprio mai", la giuria non riuscì a mettere in dubbio le sue parole. C'era anche la testimonianza di sua figlia Sarah che colse in flagrante simulazione una delle accusatrici. "...la vidi tirar fuori dagli abiti alcuni spilli, metterseli tra le dita, e quindi afferrarsi le ginocchia con ambo le mani: e poi ella gridò accusando Goody Nurse di pizzicarla e tormentarla". La giuria trovò che Rebecca Nurse non era colpevole. Stoughton si sentì oltraggiato e pregò la corte di riconsiderare il verdetto. Questa volta essi emisero la sentenza che desiderava: colpevole, il 19 luglio Rebecca Nurse fu impiccata insieme alle altre quattro.

Questa seconda ondata di impiccagioni gettò il panico tra le rimanenti accusate e coloro che le ritenevano innocenti. Alcune delle giustiziate avevano una reputazione dubbia, ma se la giuria aveva trovato colpevole Rebecca Nurse, non v'era via di scampo per nessuno. Alcune accusate cominciarono a "confessare", perchè era risaputo che chiunque avesse ammesso di essere una strega veniva risparmiata. Dissero di essere state visitate dal diavolo sotto varie forme d'animale per persuaderle a far del male ai loro vicini. Più tardi tutte quante ritrattarono queste confessioni dicendo che lo avevano fatto solo per avere salva la vita. Presumibilmente le autorità tennero in vita coloro che avevano confessato nella speranza che potessero incriminare altre persone. Qualunque sia la ragione, rimane il fatto che soltanto coloro che avevano continuato a professare la loro innocenza salirono al patibolo. In agosto il terzo gruppo di prigionieri venne processato, e tutti vennero giudicati colpevoli. Ormai, però, alcuni abitanti del Massachusetts cominciarono a organizzare petizioni chiedendo processi più onesti e imparziali. Ma il movimento non era ancora sufficientemente forte per sopraffare la credenza popolare che il diavolo girava per le strade del Massachusetts cercando di sovvertire il governo di Dio sulla Terra avvalendosi delle macchinazioni delle sue streghe. Come si poteva mettere in dubbio la malvagità dei prigionieri, si chiedevano coloro che credevano nella stregoneria, quando gli effetti sulle fanciulle tormentate erano visibili a tutti coloro che partecipavano ai processi? Cotton Mather, un convinto assertore della stregoneria i cui scritti sull'argomento erano ampiamente letti a Salem, si recò al villaggio e prese parte al processo di George Burroughs, dichiarando che era tutto in regola. Quando Burroughs fu condotto al patibolo successe una cosa incredibile: col cappio attorno al collo cominciò a recitare il Padre Nostro. La folla si aspettava che facesse l'inevitabile errore, si supponeva infatti che le streghe non fossero capaci di recitare questa preghiera correttamente perchè ai sabba la recitavano all'incontrario. Ma Burroughs lo recità in modo perfetto e con un sentimento tale che tra la folla cominciò a serpeggiare la convinzione che, dopo tutto, non poteva essere colpevole. Vi fu perfino un tentativo per rilasciarlo, che sarebbe anche riuscito se Cotton MAther non avesse arringato la folla dicendo che, qualche volta, il diavolo poteva camuffarsi da angelo del cielo. Così Burroughs fu impiccato. Tra quelli giudicati colpevoli assieme a Gurrough c'erano George Jacobs e John ed Elizabeth Proctor. Jacobs e Proctor vennero impicati, ma la data dell'esecuzione di Elizabeth venne posticipata perchè la donna era incinta. Il 22 settembre si ebbe l'ultima e più numerosa ondata di impiccagioni. I processi si svolsero tra il 9 e il 17 e si conclusero con ben quindici sentenze capitali, di cui solo otto furono eseguite. Tra le accusate Tituba e Martha Cory, già incontrata perchè derideva le ragazze. Una sedicesima persona, l'ottantenne marito di Martha Cory, Giles, era stata portata in giudizio, ma il suo caso presentava un problema. Alla domanda di rito: "Vi ritenete colpevole o innocente?", Giles Cory si rifiutò di rispondere. Secondo le leggi inglesi, e quindi della Nuova Inghilterra, rifiutarsi di rispondere a quyesta domanda preliminare costituiva reato di insolenza contro l'autorità e ribellione alla legge. Il silenzio era punito con la cosiddetta "peine forte et dure". L'imputato veniva messo a giacere sotto un enorme peso, e di tanto in tanto gli si faceva nuovamente la domanda; se persisteva nel silenzio, il peso veniva lentamente aumentato fino a che o si aveva la risposta (e quindi ne seguiva il processo) o si aveva la morte per stritolamento. I giudici ordinarono che a Cory fosse inflitta la "peine forte et dure" e venne portato in un campo presso il tribunale. Dopo due giorni di agonia Giles Cory moriva. Tre giorni dopo sua moglie, assieme ad altre sette, veniva impiccata. Gli altri riconosciuti colpevoli, tra cui Tituba, avendo confessato, vennero rimandati in prigione. Prima che la Corte si riunisse nuovamente le fanciulle superarono se stesse. La gente aveva pensato che giustiziare le streghe avrebbe ridotto le sofferenze delle ragazze, ma doveva ben presto scoprire che le cose non sarebbero affatto andate in questo modo. Ad ogni strega che saliva al patibolo le ragazze trovavano qualcun altro da accusare. Alla fine esse gridavano nomi che anghe gli inquisitori più influenzabili non potevano acettare, ad esempio alcuni parenti dei giudici e la moglie del governatore, Lady Phips. Durante la maggior parte del processo alle streghe il governatore era stato a combattere gli Indiani presso il confine canadese. Quando apprese quel che era successo in sua assenza, egli insultò aspramente Stoughton e fece fermare ogni attività della sua Corte Suprema. Alla fine le voci più sagge vennero ascoltate. Le implicazioni teologiche furono esaminate da un certo numero di pastori, nessuno così credulo come Samuel Parris o Cotton Mather. Il padre di Cotton, Increase Mather, presidente dell'Harvard College, dichiarò: "E' meglio che dieci streghe sospette sfuggano alla morte piuttosto che una sola innocente sia condannata". Nominata una nuova Corte, la prova diabolica non venne più riconosciuta. Le esecuzioni dei prigionieri vennero sospese, le accuse contro di loro caddero e le prigioni cominciarono a svuotarsi. Il 14 gennaio 1693 il governatore Phips concesse perdono a tutti coloro che erano stati accusati di stregoneria. Il Massachusetts si era liberato dall'incubo delle streghe, e riprese la solita via. Ma a Salem le ferite continuarono a dolere per generazioni. Durante il periodo d'isterismo, le fanciulle si erano rese responsabili dell'arresto di quasi duecento persone, di cui trenta vennero condannate a morte. Diciannove furono impiccate, due esecuzioni rinviate perchè le donne erano incinte, vennero alla fine sospese, e cinque sfuggirono alla morte dopo che era stata emessa la sentenza. Quando la tempesta si calmò più di centocinquante streghe rimasero in prigione, e nonostante fosse stata sospesa l'esecuzione, prima di essere rilasciate dovettero pagare le spese giudiziarie e di detenzione. Tituba fu tra le ultime a essere rilasciata perchè Parris si rifiutò di pagare per lei, e per far fronte alle spese, fu venduta a un altro padrone. Parris stesso, nel 1697, fu costretto a rassegnare le dimissioni da ministro di Salem.

Sembra non vi sia dubbio che a Salem sia stato praticato un certo tipo di magia bianca. Tituba si dilettava di stregoneria, e probabilmente furono proprio i suoi incantesimi esotici e le predizioni del futuro a creare gravi squilibri psiconervosi nelle menti della piccola Elizabeth Parris e delle sue compagne. I puritani condannarono tutte quelle superstizioni, qualunque fosse il loro paese d'origine, ma nonostante ciò la superstizione continuò ad esistere. I puritani consideravano queste attività come opera del diavolo, ma a dire il vero essi vedevano il diavolo in qualunque cosa fosse contraria alla loro concezione morale; anche la ribellione naturale degli adolescenti venne interpretata come opera del diavolo. Le ragazzine di Salem scoprirono presto che le convulsioni davano loro un'opportunità d'oro per sfuggire ai rigori di un'educazione strettamente religiosa indulgendo in qualsiasi genere di comportamento oltraggioso senza paura di essere punite. Ma quale spiegazione dare a questo comportamento bizzarro? Gli adulti erano apparentemente desiderosi, quasi morbosamente avidi di credere che fossero stregate. Infatti, sia il medico che il pastore incoraggiarono l'idea, e una volta mossa la prima accusa, era impossibile tornare indietro. Se mai le fanciulle avessero avuto un attimo di esitazione, c'erano sempre i "grandi", e in modo particolare la madre di Ann Putnam, ad incitarle. La caccia alle streghe può essere cominciata come una confusione mentale venutasi a creare in alcune delle ragazze più impressionabili, come Elizabeth Parris, ma venne rinfocolata da ripicco, dispetto, desiderio di essere al centro dell'attenzione e di provare nuove ed eccitanti sensazioni. "Lo abbiamo fatto per divertimento", ammise una delle ragazze. "Dovevamo pure divertirci un po'". Per soddisfare questo loro desiderio, e credessero o meno alle proprie accuse, le prime delatrici di Salem agirono comunque su una base di connivenza e omertà che ebbe il suo epicentro nel gruppo delle presunte indemoniate e di chi sosteneva il loro atteggiamento., ma trovò un pubblico che divenne coprotagonista del dramma. Ventidue concittadini morirono, anche se non è nulla al confronto delle centinaia di migliaia che persero la vita in Europa, spesso dopo terrificanti torture. Salem deve in parte la sua fama al fatto che riacquistò il buon senso, e in parte all'abbondanza di opuscoli, diari, lettere e verbali dei processi che permettono ai protagonisti di tornare sulla scena. Dopo i fatti terribili di 300 anni or sono, la città ha imparato a convivere con questa fama sinistra. E a trarne un grande vantaggio turistico, sicuramente aiutata dal clima e dalla bellezza del paesaggio (siamo sulla costa atlantica degli Stati Uniti, non lontano da Boston). Il viaggio nella Salem dei misteri potrebbe cominciare con una visita al "Salem witch museum", una casa in stile gotico in cui viene riproposto l'ambiente e le fasi più "calde" del processo alle streghe del 1692. Il museo è anche attrezzato con un sito internet che permette una visita virtuale alle stanze dove si tenne il processo. Per non parlare di una "chicca" per gli appassionati: gli acquisti on line di qualche oggetto "stregonesco". Un'altro appuntamento da non perdere, nella cittadina, è il "Salem Wax Museum of Witches", il museo delle cere delle streghe di Salem. Una proposta particolare e, oggi, curiosa e divertente. Per vedere da vicino il volto dei protagonisti di quella lugubre, folle vicenda.

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