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La psicologia della Gestalt

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La psicologia della Gestalt

Messaggio Da Angelodiluce il Mer Apr 28, 2010 9:52 pm

« Il dato [das Gegebene] è di per sè in vari gradi strutturato [gestaltet], consiste di totalità più o meno strutturate in modo definito e di processi totali con le loro proprietà e leggi totali, tendenze totali e determinazioni totali delle parti. I "pezzi" appaiono quasi sempre "come parti" dei processi totali »
(Max Wertheimer[14])
Alcuni esempi
File:Emergence.jpg
La Gestalt emerge dallo sfondo, portando così a percepire la sagoma di un cane di razza dalmata
Esempio della Legge della chiusura
Esempio della Legge della vicinanzaIl pensiero produttivo. Un aneddoto.
Una volta il maestro al giovane Gauss chiese qual era il totale di: 1+2+3+4+5+6+7+8+9+10. Gauss rispose immediatamente sorprendendo il maestro che gli chiese come ebbe fatto. Gauss non sommò 1+2, sommando il risultato a 3, sommando il risultato a 4, e così via:
«Se l'avessi fatto sommando 1+2, poi 3 al risultato, poi 4 al nuovo risultato, e così via, avrei impiegato molto tempo, e cercando di arrivare presto molto probabilmente avrei fatto degli sbagli. Ma vede, 1+10 fa 11, 2+9 fa di nuovo - deve fare! - 11. E così via! Vi sono 5 coppie di questo tipo: 5 volte 11 fa 55».[15]
Gauss aveva visto i singoli elementi in una totalità retta da una relazione. In questo caso la relazione scoperta da Gauss (che poi è la regola della somma dei termini in progressione aritmetica) è la Gestalt: il giovane Gauss aveva colto la soluzione del problema mediante la totalità del tutto, aveva colto le relazioni intrinseche che vi sono fra i singoli elementi raggiungendo uno stadio (Gestalt) che va oltre il loro semplice sommarsi.[16]


La psicologia della Gestalt fu una corrente psicologica che nacque e si sviluppò agli inizi del XX secolo in Germania, per poi proseguire la sua articolazione negli Stati Uniti. Questa Scuola ebbe molto successo anche in Italia, fra gli anni '50 e '80, prima di confluire ed essere sostituita dal cognitivismo.
Gli psicologi della Gestalt cercarono di dimostrare sperimentalmente la validità del criterio della "totalità" nello studio delle funzioni psichiche.[17] Per essi, infatti, non era giusto dividere l'esperienza umana nelle sue componenti elementari e occorreva, invece, considerare l'intero come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti. In altre parole, per gli psicologi della Gestalt: "L'insieme è più della somma delle sue parti". È chiaro quindi come questa Scuola si opponesse alla teorie associazionistiche di Wundt e a quelle comportamentistiche di Watson, per spostare l'accento sulla tendenza degli insiemi percettivi, e per estensione delle rappresentazioni del pensiero, a presentarsi al soggetto sotto forma di unità coerenti. La psicologia della Gestalt ricorse, perciò, al metodo fenomenologico, col quale i dati dell'esperienza non vengono interpretati e scomposti, ma descritti totalmente nella loro immediatezza, così come essi appaiono al soggetto. I gestaltisti, studiando in modo approfondito la percezione, intuirono che la realtà fenomenologica si struttura spontaneamente in unità, nel campo di esperienza del soggetto, ogni volta che gli elementi di un insieme presentano determinate caratteristiche. Individuarono così cinque leggi (dette "leggi della formazione delle unità fenomeniche") le quali stanno alla base del nostro modo di cogliere le cose e di organizzare i dati percepiti. Esse sono:

1.Legge della somiglianza: elementi identici o simili tendono ad essere percepiti come unità.
2.Legge della buona forma: figure geometriche sovrapposte, tendono ad essere percepite ancora come separate, cioè ognuna con la propria forma.
3.Legge della vicinanza: più gli elementi di un insieme sono vicini, maggiore sarà la tendenza a percepire quegli elementi come unità.
4.Legge della buona continuazione: si tendono a percepire come unità quegli elementi che minimizzano i cambiamenti di direzione.
5.Legge del destino comune: con elementi in movimento, vengono percepiti come un'unità quelli con uno spostamento coerente.
6.Legge della chiusura: elementi figurali chiusi o che tendono a chiudersi vengono percepiti come appartenenti alla stessa unità figurale.
Queste sono solo alcune delle numerose regole alla base della percezione e che permettono, ad esempio, di comprendere il funzionamento delle illusioni ottiche. Il punto centrale della psicologia della Gestalt era, perciò, la convinzione che riuscendo a comprendere come si organizzano le nostre percezioni, si potesse anche comprendere il modo in cui il soggetto organizza e struttura i propri pensieri. Infine, è importante sottolineare che queste tendenze all'auto-organizzazione erano viste dai gestaltisti come una caratteristica innata, ridimensionando in questo modo l'importanza dell'esperienza e dell'apprendimento nella strutturazione del pensiero.

Gli psicologi della Gestalt sono noti, come se ne evince soprattutto per i loro contributi nel campo della percezione. Oltremodo è da ravvisare che la Gestalt, non è uno studio della percezione fine a se stesso, ma è principalmente e nella sua essenza un metodo d'indagine dell'umano (la Gestalt è di più della semplice somma delle parti). Mediante esso è stato possibile il proliferare di studi, concetti e campi di ricerca assai numerosi:

gli studi sull'intelligenza nei primati ad opera di Köhler (1917)[18] furono talmente importanti da far nascere il concetto di insight;[19]
Kurt Lewin, allievo di Wolfgang Köhler, svilupperà il concetto di campo dando vita, addirittura, ad una branca della psicologia: la psicologia sociale;[20]
Kurt Koffka fece notare[21] che i princìpi della Gestalt sono applicabili pressoché ad uno spettro d'indagine illimitato (percezione ed intelligenza, ma anche nello studio del sociale, dell'educazione e dello sviluppo, fino ad arrivare a legami con concetti di elettromagnetismo[22]);
James Gibson porterà la sua critica ad un certo modo di fare ricerca troppo legato al laboratorio, nei confronti della psicologia cognitiva, proprio basandosi su una matrice di ricerca in linea con la Gestalt.[23]
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