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Ipnosi e dolore

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Ipnosi e dolore

Messaggio Da Angelodiluce il Lun Mag 03, 2010 12:42 am

Grazie alla natura fisiologica ideoplastica dell’ipnosi, cioè come di stato mentale in cui si verificano delle ideoplasie, questo stato di coscienza è in grado di influenzare il corpo del soggetto. Le applicazioni sono molteplici, ma su tutte una ha un primato rispetto alle altre: l’analgesia. Il primato spetta all’ipnosi su tutte le altre metodologie perché:
• funziona con tutti (almeno la nuova ipnosi)
• non ha effetti collaterali
• non porta assuefazione

Oltre all’analgesia in ipnosi è possibile indurre anche una vera e propria anestesia.
Questo fenomeno è molto utile con tutti i tipi di dolore acuto, soprattutto nei casi di cui si è accennato prima, quando cioè il paziente non tollera i farmaci anestetici e deve intraprendere un intervento chirurgico. L’ipnosi, dunque, è l’unica misura da intraprendere in casi come questo. D’altronde fu un medico a metà dell’ottocento che cominciò per primo a usare l’ipnosi come anestesia, per condurre operazioni senza altra anestesia, anche perché a quell’epoca non era ancora stata inventata. Con la scoperta dei farmaci anestetici, l’ipnosi fu abbandonata come anestetico, perché la soluzione chimica era molto più rapida dell’ipnosi perché facesse effetto, funzionava con tutti e non richiedeva preparazione. Nell’anestesia sotto ipnosi, invece occorreva che i soggetti fossero preparati da diversi giorni e l’induzione doveva cominciare parecchio tempo prima dell’intervento vero e proprio. E non funzionava neanche con tutti, all’epoca, visto che con l’ipnosi tradizionale non era possibile ipnotizzare tutti i soggetti (si veda la nuova ipnosi).

Se l’anestesia è spesso il trattamento d’elezione per quanto riguarda il dolore acuto, l’analgesia è quello preso solitamente in considerazione per quel che concerne il dolore cronico. Prendiamo dunque, per esempio, un’applicazione molto richiesta nella clinica: il trattamento del dolore cronico con l’ipnosi. Il fenomeno che l’ipnotista può volere elicitare in questo caso è l’analgesia. Ma sarà utile anche l’amnesia. Nello spettacolo, si può far dimenticare un numero (si veda Ipnosi e pregiudizi), nella clinica se si riesce a far dimenticare di soffrire continuativamente di un dolore, o di averlo mai avuto si è già a metà dell’opera di far sì che il dolore possa essere meno forte o, in alcuni casi, di farlo scomparire quasi del tutto. Si è visto infatti, che nel caso di dolore cronico la cognizione che il soggetto ha del proprio dolore è uno dei fattori primari perché questo persista. Le persone in questo stato, spesso, tendono ad identificarsi con il loro sintomo, e finiscono per pensare a se stesse come coloro che soffrono. Inoltre queste persone spesso hanno anche altri disturbi associati, come ansia e depressione, proprio come conseguenza di questa perenne attivazione stressogena.

Esistono anche una categoria di dolori che potremmo annoverare tra i disturbi di conversione, cioè di emozioni non gestite (anzi, dovremmo dire: apparentemente gestite) che vengono convertite in problemi somatici. Anche in questo campo l’ipnosi funziona meglio e più velocemente di altre psicoterapie per risolvere il disturbo. La natura di queste conversioni è di tipo isterico, ed è stato proprio questo il campo di applicazione dell’ipnosi nella neonata scuola di psichiatria in Francia alla fine del 1800, per la precisione alla Salpetriere, ad opera di Charcot, da cui studiò anche il giovane Freud. Charcot cercava, con l’ipnosi, di guarire paralisi isteriche, cecità isteriche ed altri fenomeni di conversione. Credeva anche di aver trovato un collegamento tra ipnosi e isterismo, mentre in realtà era proprio il modo in cui le sue pazienti venivano preparate dai suoi assistenti ad essere il collegamento tra isteria e ipnosi. D’altro canto oggi è risaputo che i fenomeni isterici, quindi anche quelli di conversione, come certi tipi di dolore endogeno, sono provati e sostenuti da un particolare tipo di trance ipnotica, una trance autoindotta, come una specie di autoipnosi spontanea. Questo fenomeno è anche in grado di spiegare molti stati ansiosi, tra cui gli attacchi di panico (si veda ipnosi e attacchi di panico).
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