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Origine e significato del termine fiolosofia

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Origine e significato del termine fiolosofia

Messaggio Da Angelodiluce il Mer Apr 28, 2010 8:31 pm

Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui. »
(Aristotele, Protreptico o Esortazione alla filosofia)

La filosofia (dal greco φιλοσοφία, composto di φιλεῖν (filèin), "amare", e σοφία (sofìa), "sapienza", ossia "amore per la sapienza") è un campo di studi che indaga sul senso del mondo e dell'esistenza umana, e, più specificatamente, il tentativo di studiare e definire le possibilità e i limiti della conoscenza.

Prima che un campo di studi, la filosofia fu una disciplina ed assunse anche i caratteri del "modo di vita", ad esempio nell'applicazione concreta dei principi desunti attraverso la riflessione. In questa forma, essa sorse nell'antica Grecia.

A rendere complessa una definizione univoca della filosofia concorre il dissenso tra i filosofi sull'oggetto stesso della filosofia: alcuni orientano l'interesse della filosofia verso l'uomo e i suoi interessi come in Platone, nell'Eutidemo, per cui essa sarebbe «l'uso del sapere a vantaggio dell'uomo» ,altri verso la conoscenza dell'essere in quanto tale secondo un percorso che, fatte le debite differenze, va dai sofisti sino ad Husserl e Heidegger.
« Fino ad oggi l’umanità è vissuta di ciò che è avvenuto nel periodo assiale , di ciò che allora è stato pensato e creato »
(Karl Jaspers, Origine e senso della storia, 1959, pag 26)


La scuola di Atene, affresco di Raffaello Sanzio, 1511La datazione del primo utilizzo del termine greco antico philosophia e dei suoi derivati philosophos (filosofo) e philosophein (filosofare) è controversa.[8]. La maggioranza degli studiosi ritengono che tali termini non possano essere fatti risalire in alcun modo ai presocratici del VII e VI secolo a.C. e per alcuni di questi nemmeno a Pitagora[9] o ad Eraclito. Secondo Pierre Hadot:

« In effetti tutto lascia supporre che questa parole facciano la loro comparsa solo nel V secolo: nel secolo di Pericle che vede Atene brillare non solo per la supremazia politica, ma anche per lo splendore intellettuale; al tempo di Sofocle, di Euripide, dei sofisti, e anche al tempo in cui lo storico Erodoto, originario dell'Asia Minore, nel corso dei suoi numerosi viaggi venne a vivere nella famosa città. È forse proprio nella sua opera che si incontra per la prima volta il riferimento a una attività "filosofica". »
(Pierre Hadot. Che cos'è la filosofia antica? Torino, Einaudi, 1998, pag.18)

La parola filosofia indica un nesso fondamentale fra il sapere e l'amore, inteso non tanto nella sua forma passionale (anche se l'eros, il desiderio, per Platone è il movente fondamentale della ricerca filosofica), ma in una accezione più vicina al sentimento dell'amicizia.

« Per gli autori la Grecia classica ha superato la figura del Saggio per confrontarsi con quella dell'Amico: cioè qualcuno che non possiede il vero, ma lo ricerca pur essendo convinto della sua irraggiungibilità. Se il saggio venuto dall'Oriente pensa per figure, L'Amico del sapere pensa per concetti, promuove la formazione di una società di eguali, senza rinunciare all'essenziale gioco dialettico della discussione e della diversità, che può giungere alla rivalità, alla sfida, alla competizione. »
(Gilles Deleuze - Félix Guattari, Che cos'è la filosofia?, Ed. Einaudi, 2002 pag.13)

Aristotele dedica una parte importante della sua Etica Nicomachea (libri VIII e IX) alla discussione della philìa, tradotto tradizionalmente con "amicizia". Per Aristotele la forma più nobile di amicizia è quella che non si basa solo sull'utile o sul dilettevole, ma sul bene. Il filosofo, sarebbe dunque l'"amico del sapere", cioè del conoscere, non per usarlo come mezzo o solo per piacere intellettuale, ma come fine a se stesso. Come tale egli si accompagna al sapere, essendo consapevole di non poterlo possedere del tutto: così ad es. in Pitagora, indicato dalla tradizione come il creatore del termine "filosofo", quando avvertiva che l'uomo può solo essere amante del sapere ma mai possederlo del tutto, poiché questo appartiene interamente solo agli dei.

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