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    Diocleziano a Costantino

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    Diocleziano a Costantino

    Messaggio Da Angelodiluce il Dom Mag 02, 2010 3:30 am

    Lo spaccato temporale investigato e descritto dalla mostra («Costantino il Grande. La civiltà antica al bivio tra Occidente e Oriente», Castel Sismondo, Rimini, 13 marzo - 4 settembre 2005, ndr) prende le mosse dalla ristrutturazione in senso tradizionale di Diocleziano che, dopo essere stato acclamato dalle truppe imperatore nel 284, s'accorse dell'impossibilità di poter controllare un impero così vasto da rendere ardua la difesa del suo "limes". Lo suddivide in due parti, affidando il governo delle provincie orientali a Massimiano e tenendo per sé la cura di quelle orientali. Diocleziano e Massimiano si proclamarono Augusti ed ognuno di loro nominò un proprio Cesare: il primo scelse Galerio, il secondo Costanzo Cloro, padre di Costantino, nato dalla relazione con la stabularia Elena.

    Nelle intenzioni di Diocleziano, questa suddivisione avrebbe dovuto garantire un perido di pace e prosperità al regno, dopo anni di grande insicurezza politica. Così non fu, anzi, i successivi anni videro continue e intense lotte intestine fra gli eredi al trono, smentendo, nei fatti, i suoi progetti. Nel 305 Diocleziano abdicò in favore del proprio Cesare e convinse il riluttante Massimiano ad imitarlo. I due nuovi Augusti (Galerio e Costanzo Cloro) scelsero a loro volta di essere affiancati dai novelli Cesari Massimino Daia e Severo. A questo punto la situazione degenerò con l'entrata in scena di Massenzio (figlio di Massimiano) e Costantino (figlio di Costanzo Cloro). Il primo, appoggiato dal Senato romano, assunse il titolo di Cesare e convinse il padre Massimiano a riprendersi il titolo di Augusto. Il secondo, Costantino, dopo la morte in battaglia del padre nel 306 fu acclamato Augusto dalle truppe. Era la fine della tetrarchia, sebbene si tentasse di porre rimedio alle dispute con matrimoni combinati (Costantino sposò Fausta, giovane figlia di Massimiano).

    La situazione si sbloccò solo nel 312 con lo scontro tra Costantino e Massenzio e la sconfitta di quest'ultimo annegato nel Tevere presso ponte Milvio. Intanto il nuovo Augusto d'Oriente, Licinio, aveva sconfitto Massimino Daia nel 313 e, con Costantino, governò in diarchia fino al 324. In quell'anno Costantino lo battè in battaglia, lo catturò e lo fece giustiziare, riunificando l'impero sotto un unico vessillo.
    Nel 325 Costantino assistette al Concilio di Nicea, convocato per mettere fine alla controversia provocata da Ario, il presbitero che negava l'umanità di Cristo. Due anni dopo seppellì a Roma la madre Elena, che in quegli anni aveva compiuto pellegrinaggi in Terrasanta alla ricerca della croce. Il 22 maggio del 337 morì. Sul letto di morte fu battezzato dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia.
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