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I genocidi dell'ateismo assassino del ‘900

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I genocidi dell'ateismo assassino del ‘900

Messaggio Da Angelodiluce il Dom Mag 02, 2010 3:25 am

quest'inizio estate mia figlia impegnata per gli esami di maturità mi ha chiesto di aiutarla a fare una sintesi sugli orrori del secolo appena trascorso, ben volentieri, è il mio "mestiere". Il termine genocidio, coniato per la prima volta dal giurista polacco Raphael Lemkin nel 1944 per descrivere il massacro degli Armeni nel 1915-1916, indica l'eliminazione fisica, spesso attuata con metodi brutali, di un determinato gruppo di persone, siano esse di una popolazione nazionale, una razza, un gruppo etnico od una comunità religiosa. Diventa genocidio anche la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni d'esistenza che comportano la scomparsa non sola fisica ma anche culturale.

Il termine genocidio sarebbe entrato nell'uso comune e diventato un crimine contro l'umanità solo dopo il genocidio degli ebrei perpetrato dai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale (Shoah).

Nell'ampio dibattito storico non tutti sono d'accordo su che cosa sia da considerare genocidio; la Convenzione dell'Onu del 1948 definisce genocidio gli atti che vengono commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

Per restare ai fatti l'elenco dei principali genocidi rossi, neri o bruni è abbastanza lungo, tra quelli più brutali sicuramente c'è quello della shoah degli ebrei, ma subito bisogna citare l'holodomor ucraino, 6 milioni di vittime come per gli ebrei. La dekulakizzazione di tre milioni di proprietari terrieri in Russia, il Grande Balzo nella Cina di Mao che ha causato milioni di vittime, il massacro di due milioni di cambogiani in soli tre anni ad opera dei Khmer Rossi di Pol Pot. Per la verità qualcosa si era già visto nel 1793 con il terrore scatenato dai giacobini francesi contro il popolo vandeano e dopo nel 1860 con i massacri del cosiddetto brigantaggio nel sud Italia, o il genocidio dei pellerossa nel Nord America.

Tra l'altro uno dei dirigenti Khmer che ha studiato in Francia, confida: "Sono stato molto influenzato dalla Rivoluzione Francese e in particolare da Robespierre. Da lì il passo era breve per diventare comunista. Robespierre è il mio eroe. Robespierre e Pol Pot: questi due uomini possiedono le stesse qualità di determinazione e di integrità".

A fianco a questi massacri ben individuati, soprattutto dopo l'apertura degli archivi segreti e la pubblicazione del «Libro Nero del Comunismo» di Stephan Courtois, bisogna elencare gli straordinari movimenti di popolazione coatti, provocati dalla forza delle armi, dalla paura, dal terrore delle stragi, che avvennero subito dopo la seconda guerra mondiale.

Circa trenta milioni d'europei furono costretti a migrare con la forza, subendo violenze, stupri e pulizie etniche che produssero milioni di morti, perdendo case e beni.

L'esodo forzato tra il 1945 e il 1948 non coinvolse solo le popolazioni compromesse con il nazifascismo, ma anche milioni di persone che avevano parteggiato e spesso combattuto dalla parte dei vincitori.

Furono dodici milioni i profughi sradicati dai paesi dell'est; trecentomila tedeschi che avevano abitato Danzica per secoli, furono espulsi tutti, armi alla mano, dai sovietici nell'autunno del 1945. Stessa cosa avvenne per i trecentoventimila dalmati istriani che la Jugoslavia di Tito espulse e massacrò nelle foibe nel 1945.

Ma oltre a questi genocidi, più o meno ritenuti tali dagli storici, un altro massacro, un po' particolare, parallelo a questi, è quello attuato nei confronti di milioni di cristiani eliminati in vari modi, qualcuno parla di ben 45 milioni di persone uccise in quanto appartenenti alla fede cristiana.

Di questo fiume di sangue la nostra cultura ha scarsa memoria e consapevolezza, il giornalista Antonio Socci, citando la «World Christian Encyclopedia» sostiene che circa 160 mila cristiani all'anno vengono uccisi. "Si tratta di un fenomeno di dimensioni terribili, per questo sconcerta il poco interesse delle maggiori organizzazioni umanitarie, il silenzio dei Paesi liberi e dell'Onu [...]"

Il Novecento inteso come secolo breve, fu l'epoca dei totalitarismi, ma anche definito dallo storico americano Robert Conquest il secolo delle idee assassine, in un suo libro, dove analizzava il "delirio ideologico", ideali in nome dei quali si è soppressa la libertà e si è ucciso milioni d'uomini e donne. E a proposito di questi numeri così alti di assassinii e stermini, scrive Socci: "Quando si enucleano cifre così grandi si finisce inevitabilmente nell'astrazione, per la nostra incapacità mentale di rappresentare quelle quantità. Si perde la concretezza di ogni singola tragedia che chiederebbe di essere raccontata".

Infatti, è giusto e doveroso ricordare che ognuno di questi martiri milioni di persone uccise, c'è "un essere umano concreto, con un nome e un volto, con la sua vita e i suoi affetti, che ha genitori e figli, che soffre esattamente come noi le torture fisiche e psicologiche [...]"

Angelodiluce
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