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ESTRATTO DA UNA DICHIARAZIONE DEL TIBETANO

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ESTRATTO DA UNA DICHIARAZIONE DEL TIBETANO

Messaggio Da Angelodiluce il Sab Mag 01, 2010 5:33 am

basti dire che sono un discepolo Tibetano di un certo grado, cosa questa che a voi dice
ben poco, poiché tutti siamo discepoli, dal più umile aspirante fino al Cristo medesimo e,oltre.
Io vivo in un corpo fisico come gli altri uomini, ai confini del Tibet, ed in certi periodi - dal
punto di vista exoterico, e quando altri miei doveri me lo consentono - presiedo un vasto gruppo
di Lama tibetani. Questo è il fatto in base al quale è stato detto che sono un Abate dì quella
particolare Lamaseria. Coloro che collaborano con me all’opera della Gerarchia (e tutti i veri
discepoli vi partecipano) mi conoscono anche sotto un altro nome e per un altro Officio. Alice
A. Bailey sa chi io sono, e mi riconosce sotto entrambi i nomi.
Sono un vostro fratello che ha viaggiato un poco più a lungo sul Sentiero e ha perciò contratto
maggiori responsabilità. Sono uno che ha lottato e si è aperta la via fino a trovare una luce
maggiore di quella che possono avere gli aspiranti che leggono queste pagine, e devo perciò
agire quale trasmettitore della Luce, a qualunque costo. Non sono vecchio, secondo il modo
consueto di considerare l’età dei maestri, pure non sono giovane, né privo di esperienza.
L’opera mia consiste nell’insegnare e nel diffondere, e sto facendolo da molti anni. Cerco anche
di aiutare il Maestro M. e il Maestro K. H. ogni volta che se ne offre l’opportunità, poiché
sono stato per lungo tempo in rapporto con Loro e con il Loro lavoro.
In tutto quanto precede, vi ho detto molto, ma nulla che possa indurvi a offrirmi quella cieca
obbedienza e quella vana devozione che gli aspiranti emotivi offrono al Guru, o al Maestro,
con il quale sono ancora incapaci di entrare in rapporto. Essi non potranno stabilire
quell’auspicato contatto fino a quando non abbiano tramutato la devozione emotiva in servizio
non egoistico all’Umanità, non al Maestro.
Le opere che ho scritto sono offerte al pubblico senza alcuna pretesa che vengano accettate.
Esse possono essere, o non essere, corrette, vere e utili. Sta a voi accertarne la verità con la retta
pratica e l’esercizio dell’intuizione. Né a me né ad Alice A. Bailey interessa minimamente
che vengano accolte come ispirate, né che tutti ne parlino concitatamente come di scritti di uno
dei Maestri. Se esse presentano la Verità in modo tale da costituire una continuazione degli insegnamenti
già dati al mondo; se le informazioni impartite elevano l’aspirazione e la volontà
di servire dal piano delle emozioni a quello della mente (il piano ove i Maestri possono essere
trovati), allora avranno servito al loro scopo.
Se un insegnamento suscita una risposta della mente illuminata e fa brillare un lampo
d’intuizione, può essere accettato, ma non altrimenti. Se quanto vi si afferma finirà per essere
corroborato, e apparire vero alla luce della Legge di Corrispondenza, sarà bene. Ma se ciò non

avverrà, lo studioso non accetti quanto vi si dice.
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