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L'Atlantide di Platone

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L'Atlantide di Platone

Messaggio Da Angelodiluce il Ven Apr 30, 2010 3:24 am

In questo capitolo, facendo riferimento ai dialoghi di Platone, viene descritta e commentata Atlantide nella sua città capitale, religione, organizzazione politica e costumi.

Di come era Atlantide, come fosse organizzata politicamente, a che grado di civiltà giunse non sappiamo tantissimo in quanto l’unico dialogo che veramente ne parla, il Crizia, è abbastanza breve ed incompleto e per lo più ci da solo informazioni di carattere geografico.

Generalmente Atlantide si presenta come una grande isola felice, un luogo dove la natura prende spazio con una grande abbondanza e varietà di flora e fauna e dove il clima è sempre favorevole, permettendo due raccolti all’anno. Sull’ubicazione geografica e sull’epoca in cui fiorì la civiltà si discute ampiamente nella prima sezione del sito (specialmente nella prima e sesta parte), dove viene presentata la assai probabile identificazione di Atlantide col Sud America. Diciamo in questa sede semplicemente che era Atlantide un’isola che secondo Platone era più grande di Lybia e Asia riunite e di fronte alle Colonne d’Ercole, nell’oceano chiamato da lui Atlantico. L’intera isola era divisa in dieci regni ognuno governato da un re poichè in origine il primo re Poseidone ebbe cinque coppie di gemelli cui lasciò l’impero atlantideo. I re avevano pieno dominio all’interno della loro regione ma ovviamente dovevano rispettare delle leggi e usavano riunirsi nella capitale dell’isola ogni cinque e sei anni (per rispetto sia ai numeri pari che dispari) per pronunciare fedeltà ad esse. La capitale dell’ isola, fondata da Poseidone stesso dopo che gli dei si spartirono le terre del mondo, sorgeva su un altopiano ricinto da alte montagne e aveva uno sbocco su un mare interno attraverso cui era collegata con un canale di 50 stadi (circa 9 km). La pianta della città (1) era singolare: era avvolta circolarmente da tre canali di acqua che si alternavano con anelli di terra cingendo il cuore della città che sorgeva su un bassissimo rilievo. L’anello di terra più esterno era fortificato con delle mura ricoperte di rame, il secondo con mura decorate con stagno e l’ultimo anello di mura, che cingeva il cuore della città, risplendeva dei riflessi dell’oricalco. Nei canali d’acqua circolari vi erano moli e ripari al coperto per le navi che potevano passare da un canale all’altro. I vari cerchi di terra che si succedevano avvicinandosi al cuore della città erano uniti tramite ponti. Le mura erano anche fornite di torri di guardia. Il diametro della città era di 5 stadi (circa 900 metri) canali esclusi. Le case erano costruite in maniera semplice intessendo tre diversi tipi di pietra: bianca, rossa e nera. La costruzione più sontuosa sorgeva nell’ Acropoli ed era il tempio dedicato a Poseidone e Cleito. Ricinto da un muro d’oro era adornato di satue e rivestito in argento all’esterno, mentre dentro aveva decori e rivestimenti in oro, avorio, oricalco e ancora argento, tutti metalli pregiatissimi. Molti erano poi gli arsenali militari a protezione del palazzo principale. Nell’acropoli sorgeva anche un ippodromo per le corse dei cavalli e delle cisterne per il convoglio di acque che venivano portate alle zone più esterne tramite acquedotti. Mentre nelle zone a guisa di ruota vi erano ginnasi, scuole di equitazione e altri edifici. La maggior parte delle case, negozi e luoghi di attività comune si estendeva comunque al di fuori del canale circolare più esterno. Esisteva infatti un canale circolare ancora più grande, distante ben 50 stadi dal centro dell’acropoli, che ricingeva in circolo una zona grandissima, dove aveva imbocco il grande canale rettilineo che collegava la parte più interna dell’acropoli con il mare.

Pietre variopinte e metalli erano il principale strumento di costruzione di Atlantide. Altra caratteristica architettonica è la mastodonticità di alcune opere. Da una parte il tempio di Poseidone, lungo ben 177 metri e dall’altra i canali, molto larghi e profondi. Il canale di collegamento col mare era profondo 29 metri e 88. La rete di canali che attraversava la piana rettangolare (2) ove sorgeva la città era ancor più mastodontica. Esisteva un canale principale che delineava tutto il perimetro della piana e misurava perciò (essendo questa 2000 per 3000 stadi) 10000 stadi, ossia 1776 chilometri. All’ interno gli altri canali erano disposti secondo un regolare reticolo, separati, in verticale e orizzontale, di venti chilometri reciprocamente. Verso la capitale vi erano poi alcuni canali posti obliquamente fra di loro che convogliavano acque verso la città.

I canali, poichè navigabili per le loro enormi misure, venivano utilizzati, olte che per l’irrigazione, anche per il trasporto di merci, quale il legname, ottenuto dalle abbondanti foreste che stavano nelle montagne che circondavano la piana. Le risorse, abbondanti, erano raccolte e distribuite in ogni distretto, l’unità di organizzazione elementare di Atlantide. Ed inoltre, poichè l’impero di Atlantide era anche organizzato militarmente ognuno dei 60000 distretti della piana aveva le seguenti caratteristiche:

“Era disposto che ogni capitano fornisse per scopi bellici il sesto d'un carro da guerra, fino al numero di diecimila carri; così pure, due cavalli e relativi cavalieri; inoltre, una coppia di cavalli, a prescindere da quelli del cocchio, e insieme un soldato, addestrato per combattere a piedi, armato di piccolo scudo; come pure l'auriga dei due cavalli e un combattente fermo sul carro stesso, Inoltre, due opliti, arcieri e frombolieri due per ciascuno; ciascun capitano, ancora, tre soldati armati alla leggera, abili a scagliare pietre e armati di giavellotti; poi quattro marinai, fino a completare la ciurma di mille duecento navi. L'organizzazione bellica dunque per la città, ove avevano sede i re, era questa; per le altre nove provincie, vi erano altri criteri che sarebbe lungo perseguire.”

Politicamente, si è detto, 10 re si dividevano l’intera isola, e si riunivano per discutere in un’ assemblea tenuta ogni 5 e 6 anni rispettivamente. Questa si teneva nel santuario di Poseidone, dove si ergeva una colonna di oricalco in cui erano incise le leggi del popolo, ad opera dello stesso Poseidone. Lorò prestavano fedeltà a tali leggi e, in questa occasione, rinnovavano la loro fedeltà attraverso un giuramento fatto dopo il sacrificio del toro. Infatti, nel santuario, vi erano alcuni tori in giro, che venivano catturati dai re a mani nude col solo aiuto di reti e armi di legno. Una volta preso un toro lo sgozzavano davanti alla colonna versando gocce del suo sangue in opportune coppe, offrendolo al dio. Dopodichè veniva bruciato e i re bevevano dalla coppa giurando fedeltà alle leggi.

Dopo il rito seguiva la vera e propria assemblea dove discutevano ad esempio su chi avesse violato le leggi e se dovesse essere ritenuto colpevole. I casi venivano giudicati per volta e un re poteva essere condannato solo se i re che decretavano la sua colpevolezza erano in maggioranza. Inoltre aveva una speciale egemonia la regione comprendente la piana, poichè là vi regno per primo Atlante, primogenito di Poseidone. Per il resto i re dovevano aiutarsi reciprocamente, non dovevano mai farsi la guerra e decidere di comune accordo sulle imprese militari dell’impero.

Tutte queste disposizioni potevano mantenersi salde finchè i re seguivano un comportamento virtuoso, volto all’interesse reciproco. Col tempo la loro stirpe divina, mischiandosi a quella umana, venne meno, sicchè i monarchi stessi cominciarono a prendere la strada del vizio e corrompersi. Fu allora che Zeus, dio degli dei, decise che era venuto il momento di punire l’impero di Atlantide. Platone ci dice solo che convocò il concilio degli dei per prendere decisioni e nient’altro. Probabilmente là avrebbe parlato della catastrofe (menzionata nel Timeo) che avrebbe posto fine alla civiltà di Atlantide.

Poco prima della tremenda fine che la colpì questa pootenza si sarebbe mossa contro i popoli interni al Mediterraneo intenzionata a sottometterli una volta per tutte poichè aveva già conquistato i territori fino all’odierna Italia e a ridosso dell’Egitto. Fu qui che ebbe luogo un’ipotetica guerra contro gli Ateniesi, a capo delle altre popolazioni Mediterranee, e che vide la vittoria degli ultimi, considerati da Platone una stirpe valorosa in guerra e nelle virtù.
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