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Occultismo, Esoterismo e Ordini Iniziatici

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Occultismo, Esoterismo e Ordini Iniziatici

Messaggio Da Angelodiluce il Ven Apr 30, 2010 2:14 am

L’Esoterismo: l’esatto contrario dell’occultismo
Esoterismo è un termine di origine greca che significa “star dentro, interiore”, in opposizione ad essoterismo o exoterismo, che significa “star fuori, esteriore”. In realtà è un neologismo che indica la conoscenza (o anche il semplice interesse) di ciò che una volta era chiamato metafisica. Il termine fu impiegato come definizione moderna di conoscenze riservate in particolare da Réne Guènon, il massimo interprete della Tradizione, ma era già diffuso negli ambienti iniziatici nella seconda metà del XIX secolo. Naturalmente nel corso del tempo il termine ha acquisito valenze di diverso ordine e grado. Gli esoteristi tendono a dargli un significato opposto a quello di “occultismo”, in quanto questo sarebbe una forma superstiziosa, volgare e degenerata di pratiche ciarlatanesche o stregoniche, il contrario, appunto, della conoscenza intellettuale e spirituale che l’esoterismo persegue. I mass-media,!
esso per ignoranza, ma a volte anche per strumentalizzazione, confondono a volte i due termini per cui, nell’opinione volgare, “esoterismo” dovrebbe indicare qualsiasi tipo di pratica superstiziosa od addirittura satanica. Il nostro tempo ci fa assistere, con amaro sgomento, allo straripare della moda “occultistica” e a conseguenti pratiche pseudo-stregoniche, che, in soggetti psichicamente deboli, che sono le vittime designate di ciarlatani e prevaricatori, possano favorire l’insorgere di turbe mentali, o, comunque, di stati d’angoscia e di plagio. Se è ben vero che fra ingannato ed ingannatore vi è sempre una sorta di complicità perversa, che è difficile superare, vi è fra i doveri tradizionali degli esoteristi, quello di intervenire, qualora sia possibile, contro la corrente del male. I soggetti di quest’antica e oggi rinnovata forma di malvagia stregoneria, sono una genia piena di cinismo, d’egoismo, dispregiante qualsiasi benevolenza e compassione umana, tanto più nella considerazione che i loro soggetti sono espressioni piene della dolente e debole umanità dei nostri giorni. La difficoltà di quest’opera non consiste nell’azione contro questa razza di pseudo-maghi, considerando la naturale e conseguente vigliaccheria della loro mentalità, e considerando soprattutto che nonostante la mala fede ed il cinismo questi figuri sono più superstiziosi dei loro stessi clienti. Qualsiasi elementare procedimento psichico li può terrorizzare, in particolare la sostituzione del supporto che rappresentano, in ogni caso, per le loro vittime. Colui che si rivolge al ciarlatano, nel tentativo di risolvere le proprie difficoltà, purtroppo ha quasi sempre affinità psicologiche (anche se inverse) con il ciarlatano stesso e a paura che nutre nei suoi confronti non gli impedisce, nello stesso tempo, una torbida ed a volte insormontabile fiducia. Questo fa sì, in genere, che il ciarlatano trovi più successo e sia più efficace quanto più sia rozzo e volgare. Con le loro vittime intervenire è spesso inutile, anche se un tentativo è in ogni caso doveroso. Nei rari casi in cui la personalità dei soggetti è recuperabile, l’intervento crea una pericolosa forma di transfert nei confronti dell’operatore, perciò è necessaria un’infinita pazienza per convincere che nessuno può risolvere i problemi di vita, sia pratici sia psicologici, di un’altra persona, senza perlomeno un’attiva e tenace collaborazione. È sconsigliabile qualsiasi tentativo di operare con procedimenti magico-rituali alla presenza del soggetto, in quanto da un punto di vista sottile le sue componenti astrali sono certamente fragili ed alterabili come quelle psicologiche. Qualsiasi tipo d’intervento potrebbe essere negativo. L’unica norma è la costanza della presenza morale e psicologica, lo smantellare gradualmente, attraverso la logica ed il ragionamento razionale, le incredibili superstizioni che in genere questi soggetti hanno appreso dai ciarlatani. È necessario il tentativo di ricostruire una personalità sulle basi della libertà interiore, della volontà attiva e dell’accettazione responsabile delle proprie difficoltà esteriori ed interiori come ineluttabili componenti della condizione umana. Più grave ed irrimediabile è il caso di personalità più forti ed intelligenti, ma interiormente equilibrate o degenerate, che, partendo dalla volgare stregoneria ciarlatanesca, credono di evolversi in più sofisticate avventure intellettuali ed operative esponendosi all’influsso di psichismi deteriori, da cui ci si sottrae attraverso una costante armonia interiore e l’equilibrio spirituale. Il primo passo di queste personalità è l’accesso ai circoli spiritici, nei quali si ha una candida (quando non interessata) fiducia nelle pretese rivelazioni ed insegnamenti d’entità, degnantesi di mostrare le verità nascoste. Non vi è verità per l’uomo, se non quella personalmente sofferta, meditata ed infine guadagnata con il dominio e l’equilibrio di se, lo studio e l’ascesi intellettuale. Ciò che queste pretese entità possono donare apparentemente, prendendo in cambio i preziosi succhi fisici, animici e spirituali dei partecipanti, è di gran lunga inferiore a ciò che si può apprendere da un libriccino in un angolino, anche se in ciò è richiesto un minimo sforzo mentale. Un ulteriore passo di queste personalità a volte brillanti, ma nello stesso tempo mediocri, consiste nella loro velleità di bussare con insistenza alla porta dei pochi Ordini Iniziatici sopravvissuti alla nostra età. Questa porta che dovrebbe rimanere eternamente chiusa di fronte alla profanità dilagante, ma purtroppo qualche volta è aperta dai profani che sono dentro e che dovrebbero esser respinti con forza là dove è il loro posto, perché è oggi sempre più urgente e doveroso prendere le distanze da coloro che nel loro gracchiare superstizioso, perché ignorante, si vestono delle bianche piume dell’iniziazione, e delimitare a segni sempre più chiari l’essenza e la portata delle metodologie iniziatiche. Nella ritualità iniziatica, come nel suo insegnamento esoterico, oggi più importante quanto più, a volte, dimenticato, non vi è niente di “ occultistico “, ma solo, secondo la terminologia dei nostri Maestri Passati, una “ Chose “, ineffabile quiddità che non è possibile rivelare attraverso la parola, e che è trasmessa con un metodo che permette l’affinarsi progressivo di quella sensività intuitiva il cui grado e qualità sono eminentemente personali ed interiori. La riservatezza di questi metodi di realizzazione deriva da una secolare esperienza d’incomprensioni e persecuzioni e dalla necessità d’esposizione graduale e selettiva di una dottrina che non si basa su affermazioni dogmatiche ma su allusioni ed analogie. Fondamentale è il concetto dell’unità dell’uomo con la natura ed il piano divino, unità che l’uomo può realizzare in se lottando con l’illusione della separazione e con ciò che è effettivamente negativo e separativo. Questa via non è percorribile attraverso il gusto del fenomenico o delle pratiche magiche egoiche. Queste esaltano e gonfiano la personalità dell’operatore fino all’ossessione psichica, al plagio dei propri simili più deboli, all’evocazione dei mostri del subconscio senza risalita all’Io cosciente e volitivo ed alla corrente del bene. Se la meta dell’iniziazione sono il risveglio e la conoscenza, questi non potranno essere raggiunti ne attraverso la scimmiottatura rituale di gruppuscoli occultistici nati dalla decomposizione di un corpo sociale decadente ne dalle pseudo-rivelazioni di pseudo entità sublunari. Ogni rito, ogni forma, ogni cerimonia è il necessario girello con cui trasciniamo il nostro spirito ancora infantile, attraverso la difficile e faticosa ricerca della maturità e del completamento, fino a che la nostra volontà imparerà a camminare con le sue proprie gambe. Vera magia è quella dell’arte che segue ed anticipa il cammino della natura, l’alchimia infinita dell’uomo che trasmuta se stesso in se stesso; ancor più quell’amore tanto più invocato quanto meno sentito, fuoco che sa bruciare la brama dell’ego separante l’uomo dall’uomo e dalla natura. A chi si avvicina alle grandi correnti iniziatiche per l’avventura della ricerca del se, in buona fede ed interiore umiltà, abbiamo il dovere di condividere il nostro duro pane spirituale. A questi vogliamo affermare che se abbiamo scelto la via iniziatica è perché l’abbiamo sentita congeniale ed affine a noi stessi, ma che non crediamo che sia unica, indispensabile e perfetta, così come non sono stati e non sono perfetti coloro che nel passato e nel presente l’hanno perseguita e tramandata. Ma vi è comunque un’incredibile abbondanza di bellezza, sapienza e verità in questa via, che difenderemo ancora più aspramente contro la superficialità e la profanità dei tempi, perché non vogliamo rappresentare lo specchio in cui si riflettano i drammi, le frustrazioni, le insufficienze, le illusioni, le brame di una società che ha perso la fede nel razionale, ma non ha ancora imparato ad avvicinarsi allo spirito se non attraverso la superstizione, l’ignoranza e la stupidità. Ma poiché crediamo nella reintegrazione universale quando i tempi dello spirito ritorneranno, questa difesa sarà benevolente ed anche fraterna verso coloro che non sanno quello che fanno. Ma a coloro, invece, che ben sanno quello che fanno, agli emissari dell’ombra e della contro-iniziazione, sapremo ben indicare quel sole invitto che dissolve la putredine nel fulgore di fuoco della sua luce.
I cosiddetti “segreti”
Un’altra interpretazione del termine intende indicare la non divulgabilità “urbis ed orbis” di certe discipline filosofiche che trattano argomenti di natura ermetica. Non essendo di facile interpretazione, queste potrebbero essere studiate ed approfondite solo in ambienti circoscritti, e da persone in grado di capirne i valori e di applicarne le operatività previste. In realtà l’aspetto gneoseologico dell’esoterismo non comporta maggiori difficoltà di qualsiasi altra disciplina scientifica. Il problema consiste piuttosto nella metodica stessa dell’esoterismo, che tende ad avvicinare i piani spirituali con “forzature” nella psicologia del profondo e quindi comporta notevoli rischi per l’equilibrio psico-fisico, se le corrispondenti pratiche non siano svolte nella piena coscienza e conoscenza della tradizione operativa. Chi trasmette e pratica questa tradizione viene definito un “iniziato”. Per quanto il rapporto di trasmissione di tale conoscenza possa esser correttamente svolto direttamente da maestro a discepolo, in genere gli “iniziati” formano delle comunità di studio ed apprendimento reciproco, ma con un rapporto docetico con un maestro. Queste comunità sono definite in vario modo ma soprattutto con il termine di “logge”. Dall’esterno può sembrare difficile comprendere la differenza fra comunità iniziatica e le nuove sette. Ma la differenza è sostanziale. In una comunità iniziatica ogni insegnamento è strettamente e rigidamente gratuito e si insiste in modo particolare sulla libertà individuale, che nessuno, neanche il maestro, può prevaricare. Inoltre le sette svolgono una propaganda a volte plateale, a volte subdola. Nelle comunità iniziatiche non viene svolta alcuna pubblicità o proselitismo, non per una sciocca superbia, ma per il principio che l’accesso a conoscenze riservate è legato ad un destino individuale su cui nessuno ha il diritto d’interferire. L’apparente esplosione della spiritualità di massa, legata ad una sorta di neo-materialismo occulto che è tipico dei nostri tempi, ha reso l’accesso ad una comunità iniziatica più difficile, in quanto la confusione e la volgarizzazione della metafisica ha reso ancora una volta necessaria la massima riservatezza. E’ da notarsi che il carattere di segretezza prima di riservatezza poi, non è assolutamente essenziale ad una comunità iniziatica, ma è stato imposto dalla persecuzione dei potenti, civili o religiosi che fossero, sempre sospettosi e gelosi di una alterità r di una libertà che sfuggiva dai loro paradigmi. L’ingresso in una comunità iniziatica viene effettuato con una procedura di “iniziazione” che indica simbolicamente la morte e l’inizio a una nuova vita. Le discipline esoteriche sono spesso chiamate anche ermetiche, da Hermes, che nella mitologia greca era il tramite fra cielo e terra, l’iniziatore ai Misteri. L’insegnamento impartito dalle comunità esoteriche riflette i grandi archetipi eterni dell’umanità, gli assiomi fondamentali che regolano la materia e la vita, l’esistenza di un piano sottile che interagisce con quello più grossolano, la relatività di ogni verità che l’uomo possa raggiungere di fronte all’universo. Inoltre, le applicazioni di questa grande metafisica tradizionale, l’alchimia, la magia, la cabbalà, l’astrologia pantacolare e decanale, tutte le metodiche di avvicinamento ai piani superni che siano state elaborate dai Maestri passati. L’esoterismo è solo impropriamente chiamato irrazionalismo La razionalità è stata una grande conquista dell’uomo, la base stessa della sua evoluzione che non si può in alcun modo negare o contestare. Ma questa grande fatica dell’uomo ha comportato la perdita di alcune qualità primordiali, come la sensorialità sottile, l’intuizione, la visione diretta del mondo spirituale, L’iniziazione, al cui perseguimento è necessaria la stessa logica e la stessa razionalità del vive quotidiano, tende a reintegrare l’uomo nelle sue condizioni primitive e primordiali. Da questa meta tende poi alla trasmutazione, che esalta prima le facoltà puramente umane dell’individuo per risalire poi agli infiniti stati dell’essere superando lo stesso piano dell’umanità. L’iniziazione porta alla conoscenza sensoriale di un’energia cosmica che si può assorbire con determinate pratiche o rituali. Alla visione del vitalismo universale, che svela coscienza e vita anche nella materia apparentemente inerte, come, ad esempio, i minerali. Un’altra forma di falsa credenza sull’esoterismo consiste nell’opinione che ogni religione abbia un aspetto “esoterico” rispetto alla comune credenza “essoterico”. L’esoterismo può usare, ed ha usato nel passato, alcune forme e fraseologie simboliche delle religioni, ma non ha niente a che vedere con esse, che sono una forma popolare e più volgare di spiritualità. Le religioni sono volte ad assicurare ad un’umanità sofferente una forma devozionale mistica che può produrre sollievo, ma che non può risolvere ne i problemi materiali ne quelli spirituali. La necessità troppo umana di una verità assoluta, se può indurre alla rassegnazione e quindi alla rimozione del dolore, non può eliminare il problema di fondo della relatività di ogni pretesa verità, della necessità e quindi della giustificazione del male. Il dualismo esistente nell’universo, per cui ogni cosa per esistere deve avere necessariamente il suo opposto, è motivo di imperfezione e sofferenza, Ogni forma iniziatica tende così all’Uno, al superamento della polarizzazione materializzante, all’unificazione cosciente ad un piano superiore indefinito, ma immanente e trascendente assieme. Le forme storiche in cui le comunità iniziatiche si sono rivelate sono una catena ininterrotta di conservazione e trasmissione di concetti metafisici tradizionali, rilevabili come immutabili ed uguali a chi ne osserva con attenzione le varie esplicazioni temporali. Le forme iniziatiche fondamentali, diffuse in ugual modo in tutti i tempi ed in ogni luogo sono:


  • l’unzione regale

  • l’ordinazione sacerdotale

  • l’investitura cavalleresca

  • l’iniziazione artigiana.
La Massoneria
La Massoneria è un “Mistero” minore, in quanto essendo la forma iniziatica del quarto stato, ha necessità di una comunità per trasmettere l’iniziazione, mentre le forme superiori permettevano la trasmissione diretta da maestro a discepolo. Ma essendo l’unica rimasta, ha il compito di trasformare il suo piombo in Oro, di ricomporre e di ritrasmettere, quando i tempi saranno maturi, i Maggiori Misteri, le superiori iniziazioni. Essendo una collettività rituale, non può non avere anche scopi sociali, ed è stata un grande fattore di catarsi storica e politica, di eliminazione delle scorie degenerate di ciò che una volta era stato rispettabile e venerabile. La sua secolare battaglia contro il trono e l’altare non è contro i principi metafisici che ad essi corrispondono, ma contro la corrente del male che ha riempito nei secoli gusci ormai vuoti della spiritualità originaria, proteggendo nel contempo epigoni ed avanguardie dei combattenti della corrente del bene. Templari e Rosacroce, Gnostici ed Eresiarchi, hanno sempre trovato accoglienza e difesa nelle Logge Massoniche, in una reciproca influenza che ha formato nei secoli una sapienzialità, una gnosi, una metodica iniziatica inconfondibile, un’arma affilatissima conto l’ignoranza, la prevaricazione, la superstizione, la tirannia. Nell’uni-verso, che si esplica nella materia in forma dualistica, il bene è eterno, ma purtroppo anche il male è eterno. Il bene non può travestirsi da male ed in ciò consiste la sua promessa di prevalenza in tutti i cicli universi e su tutti i piani dell’Essere. Ma, sempre, il male si traveste da bene ed induce con ciò all’errore gli uomini. Le Massonerie, che non hanno niente a che vedere con la Massoneria sono, come le sette religiose, in numero infinito, la cui maggior parte sono delle associazioni ciarlatanesche, se non associazioni a delinquere. Rituali e paramenti massonici sono in tutte le librerie ed in tutti i supermercati e chiunque può usurpare, con scopi sempre illeciti, l’identità massonica. Ma un grande iniziato diceva che l’albero si vede dai frutti, e da questi gli alberi saranno giudicati. In Italia vi sono oltre 60/70 gruppi massonici o sedicenti massonici ed il loro numero è sempre in crescita, in mancanza di una legge sulle associazioni che preservi e difenda la buona fede e la rettitudine dei loro membri. Il caos che accompagna sempre la fine di un’epoca, che speriamo ormai prossima, moltiplica le clonazioni fasulle di associazioni massoniche ed esoteriche; ciò che è più volgare ha maggior successo ed ha più visibilità mass-mediatica.
Il Martinismo
L’Ordine Martinista trae il proprio nomi dai due Maestri che furono i suoi iniziatori, Dom Martinéz Pasqually de Las Casas e Louis Claude De Saint Martin. Martinéz era portatore di una cosmologia cabalistica, di un insegnamento teurgico che ebbe influenza profonda sulla Massoneria europea del XVIII secolo. Louis Claude De Saint Martin, forse l’ultimo epigono della scuola renana, rifiutò le pratiche rituali per una forma più individuale e diretta di collegamento con il piano divino. La via Martinista è una via tradizionale che non ha niente a che vedere con la deteriore neo-spiritualità delle sette moderne. Alcuni storici ed antropologi contemporanei hanno affrontato, da un punto di vista non tradizionale, l’analisi di ciò di una supposta rinascenza di interessi spiritualisti, animisti, religiosi o pseudo religiosi definiti indifferentemente come occultistici o esoterici, come se gli studi tradizionalisti di autori come René Guenon, Coomaraski ed altri non avessero definito con estrema razionalità l’antiteticità dei due termini. Questo interesse per alcuni fenomeni deteriori collettivamente definiti come il New Age, in realtà rappresentano una caratteristica costante di ogni epoca ed hanno sempre avuto le medesime caratteristiche di imitazione ignorante, superstiziosa od interessata di pratiche religiose o di rituali tradizionali. Nella teoria delle età tradizionali la nostra epoca è definita il periodo finale e più oscuro del kali-juga induista, dell’età del lupo dell’Edda, dell’età del piombo esiodea. Tutti i più antichi testi concordano nel prevedere l’avvento del potere dei cosiddetti “senza casta”, con il conseguente feroce e barbaro predominio di uomini senza radici, senza tradizione, senza qualificazioni, senza conoscenza. I mass-media sono i soli testimoni di ogni verità possibile, e senza di loro non può oggi esistere alcuna realtà che non necessita, o non vuole, riflettori o palcoscenici. Le culture filosofiche e scientifiche, che necessitano di una divulgazione attenta, meditata, responsabile, nella macina frenetica dell’eccesso di informazione giornaliera divengono spettacoli sempre più demenziali perché votati al consenso della massa e indirizzati al sostegno del potere politico. Essendo tutto ciò che più è volgare più comunemente comprensibile, il successo presso i mass-media è naturalmente legato alla grossolanità di ciò che è presentato; così, molto spesso, qualsiasi realtà oggettiva o concetto filosofico è banalizzato, degenerato, liofilizzato ed omogeneizzato per renderlo più adatto alle facoltà digestive di massa. Così gli studiosi dei fenomeni dei nuovi culti del New Age hanno buon gioco nel presentare le isterie tribali del voodu e della macumba, la psicolabilità dei pretesi satanisti, le ciarlatanerie di una turba innumerevole di imbroglioni, i misticismi delle santone, delle tarantolate e delle indemoniate, i piccoli o grandi centri di sfruttamento della credulità, come manifestazioni esoteriche o riviviscenze di ordini iniziatici. E’ purtroppo in questo quadro che si è formato un interesse per l’esoterismo martinista - certamente e fortunatamente effimero - indotto più dalla ricerca di una spettacolarità e di un folklore “inedito” che da un rispettabile desiderio di conoscenza. Nella spartana ritualità dell’Ordine Martinista, nei suoi testi così poco adatti ad una lettura esotica e divertente, od anche semplicemente culturale, nella difficoltà personali ad effettuare le sue pur semplicissime operatività, vi è veramente poco che possa divertire od anche interessare il grande pubblico. Un Ordine che comporta nei suoi statuti il divieto di proselitismo e che proibisce qualsiasi quota associativa od oboli di alcun genere non può che rifuggire dai clamori di una ridicola notorietà od anche da una confusa conoscenza che non potrebbe che vederlo come un’ennesimo “numero” del pubblico circo o come una delle ennesime trappole per i grulli. Il Martinismo, non ha nulla a che vedere con le pseudo-scientificherie degli studiosi del New Age, ma vuol rappresentare con chiarezza storica e filosofica una realtà esoterica che ha preso una sua forma specifica oltre due secoli fa, ma che non rappresenta che una branca temporale di una tradizione eterna, forse l’ultima o quasi fra quelle rimaste ad illuminare, purtroppo debolmente, l’oscurità del kali-yuga. Vi sono comunque dei momenti in cui certe vene sotterranea debbono ritornare alla luce. Il Martinismo è una testimonianza relativamente moderna di una grande tradizione e si rinserì nel grande alveo del fiume eterno, ai tempi di Papus e degli ultimi epigoni, e nel contempo i rinnovatori, di questa tradizione. La cronaca contemporanea dell’Ordine Martinista e la sua travagliata cronaca, è stata già descritta storicamente ed ideologicamente da due illustri personaggi del mondo martinista, Aldebaran S:::I::: (Gastone Ventura) e Nebo S:::I:: (Francesco Brunelli). Ambedue all’apice della gerarchia martinista, a capo di due rispettivi Ordini, dopo un tentativo purtroppo fallito di unificazione, Ventura e Brunelli, pur nelle loro diverse personalità, avevano delle intelligenze superiori e soprattutto degli effettivi tratti iniziatici. Ventura era un gentiluomo di rigida comportamento, la cui bontà aveva dei precisi limiti, quelli della giustizia, da cui difficilmente derogava. Spesso affermava, forse con eccessiva modestia, che avrebbe desiderato semplicemente di lasciare il ricordo di un uomo giusto. Sempre sereno ed equilibrato, raramente perdeva la calma, e solo per difendere la tradizione a cui si sentiva legato e che gli era stata affidata dai suoi Maestri. Non derogava ne faceva derogare neanche da uno jota dall’ortodossia rituale dell’Ordine Martinista, ed ogni proposta o tentativo in tal senso provocava in lui una reazione talmente rigida da far desistere ogni incauto .La via iniziatica che deteneva la trasmetteva in maniera semplice, severa, descrivendola come un’ascesi intellettuale che non prescindeva dall’austerità dei costumi, dalla tensione etica, dal rispetto dei valori morali della religione naturale. Ma questa sua convinzione spoglia, quasi conventuale della via martinista, nel suo ripetersi quotidiano, lunare e solare, della ritualità individuale e collettiva, che non consentiva eccentricità o deviazioni, era poi arricchita di lussi intellettuali grandiosi, da una cultura profana ed iniziatica immensa, da una comprensione incredibile dei testi più astrusi, che esternava sia nei lavori martinisti che nei momenti più rilassati e liberi degli incontri non-rituali, quando il sorriso e l’ironia erano benvenuti e richiesti. Francesco Brunelli non aveva ricevuto delle particolari tradizioni iniziatiche da difendere. Le sue tradizioni se le era cercate ed ottenute, da grande ed intelligente ricercatore come era, e le sue convinzioni sulla via iniziatica martinista erano più complesse, più tormentate, più sottoposte ad inserimenti di vario genere ed all’influsso, non sempre corretto, di alcuni personaggi che hanno contato notevolmente nella formazione iniziatica della nostra generazione. Curioso ed eclettico, riorganizzatore strenuo di ambiti iniziatici e rituali quasi dimenticati, riuscì quasi a creare a Perugia quella Grande Montagna che aveva sempre sognato, un sacrario italico della spiritualità iniziatica. Ma come spesso succede, scomparso il Maestro, le operazioni ottengono minori risultati, l’aggregato umano creatosi attorno a lui si allontana, la maggior parte delle istituzioni create decadono. Questi due personaggi la cui presenza nel piano dei Maestri Passati ancor oggi ci spira, e la cui levatura morale, intellettuale, spirituale ed iniziatica è stata grandissima, hanno lasciato ambedue una loro storia del Martinismo, una storia scritta in buona fede ed in verità, ma che risente della loro troppo forte personalità, delle loro troppo forti convinzioni. Si dice, ed è vero, che è necessario che la storia sia scritta dagli storici, con spirito di neutralità e scientificità. Ma anche la parzialità della passione e del sentimento è storia, e certo non minore, degli accadimenti umani. Questo scritto nasce dalla volontà di descrivere con oggettività l’essenza del Martinismo, o forse della caparbietà con cui alcuni di noi, gli epigoni enormemente minori di una generazione ormai scomparsa, cerchiamo ancora di apprendere -con enorme tensione etica ed intellettuale- ciò che una volta si apprendeva con maggior semplicità e naturalità. La storia degli avvenimenti iniziatici italiani ed europei dal 1925 ad oggi, è pochissimo conosciuta e comporterebbe anche l’esegesi del pensiero e delle opere di uomini come Hoené Wronski, Onoré de Balzac, Gabriele D’Annunzio, René Guenon, Dunstano Cancellieri; Edgardo Frosini, Arturo Reghini, il Porciatti ed il Farina, Carlo Gentile e Jules Boucher, e di tantissimi altri martinisti che hanno vissuto da protagonisti il pensiero e l’azione iniziatica dell’Occidente degli ultimi 70/80 anni di storia. Il Martinismo è un ordine filosofico orientato a guidare i suoi adepti alla “reintegrazione”, cioè a quello stato che aveva l’uomo delle origini e che aveva perduto a causa della caduta, ne indica i mezzi, ne persegue gli scopi. Nato in ambito Massonico nella seconda metà del settecento, attualmente è autonomo e non ha rapporti diretti con la Massoneria. L’Ordine Martinista per norma statutaria interdice ai propri membri qualsiasi offerta anche volontaria di quote o capitazioni e propugna la libertà interiore ed esteriore dei propri membri. I suoi mezzi operativi sono la ritualità quotidiana e quella collettiva, la pratica di meditazioni e di concentrazioni, l’evocazione e l’invocazione dei piani spirituali, con la metodica, cioè, degli schemi metafisici universali. Il rispetto per la Tradizione, per la legge naturale, per la dignità e la libertà individuale dei suoi membri fanno parte della sua essenzialità, così come la prescrizione di ogni forma di proselitismo, che non impedisce però la volontà e la necessità della propria testimonianza. Proveniente da un lontanissimo passato, cammina in pace verso un lontanissimo futuro.
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