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SULLE FORME – PENSIERO

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SULLE FORME – PENSIERO

Messaggio Da Angelodiluce il Gio Apr 29, 2010 10:30 pm

In questo intervento si tratterà di quelle entità elusive e paradossali note come “forme pensiero”. La Scienza non può occuparsene, perché non possono essere oggetto di verifiche sperimentali e non è possibile trattare questo argomento nemmeno da un punto di vista solo intellettuale: può porsi la domanda se le forme pensiero esistano o no solo chi compia un radicale lavoro su se stesso.

Si esaminerà la relazione tra forme pensiero, corpi “sottili” dell’uomo e Materia prima degli alchimisti, si tratterà della natura delle larve, dei gusci e di altre entità invisibili che l’uomo può alimentare e addirittura dotare di vita propria attraverso le sue energie psichiche e, infine, delle forme pensiero create da una collettività di uomini, che prendono il nome di Eggregor.



1 -MATERIA PRIMA DELL’OPERA ALCHEMICA, CORPI SOTTILI DELL’UOMO E FORME PENSIERO

C'è una infinita diatriba tra tre diversi modi di concepire la Materia Prima degli alchimisti.

Una prima impostazione è quella degli junghiani-spirtualisti, i quali sostengono che l'Opus Alchemicum riguardi soprattutto il rapporto con il nostro immaginario, la relazione tra animus e anima, la conciliatio oppositorum intesa nel senso in cui la tratta Neumann in "La Grande Madre” e in “Storia delle origini della coscienza”.

Alcuni massoni, invece, collegano le trasformazioni dell’Opus alchemicum ai vari gradi iniziatici e all’ integrazione con la propria Ombra che si consegue nel cammino all'interno di una Organizzazione Tradizionale.

Infine una Via spiccatamente spagirica sottolinea l'importanza del Laboratorio accanto all'Oratorio, la realtà di una Materia su cui operare (spesso viene sottolineata l’opportunità di operare specificamente sui metalli), la necessità di disporre di un forno, di un fuoco e di un Vaso che vanno riconosciuti, costruiti e adoperati per non restare nel regno delle parole e delle illusioni....

Qualcuno ha ragione o torto? O per caso...non saranno corrette (e sbagliate) tutte e tre le impostazioni...non ci sarà qualcosa di fondamentale che viene trascurato?

Molte delle affermazioni che vengono fatte a proposito dell'alchimia vertono sul fatto che il vaso su cui operare debba o no essere il corpo umano (fino alla impostazione alla Crowley, che vede nelle pulsioni sessuali un fuoco che può dare origine a molte trasformazioni) ma si dimentica un fatto fondamentale:

Secondo tutte le tradizioni il "corpo" umano non si limita alla sola componente visibile. Per gli egiziani accanto al corpo fisico soggetto alla putrefazione, il khat o sahu, sussistevano lo shut (o khabbit), il corpo eterico, l'umbra dei latini, anch'esso destinato a dissolversi dopo la morte, il Ka, il corpo astrale o corpo delle emozioni, che poteva evitare di dissolversi dopo la morte grazie al supporto del corpo fisico mummificato, dei vasi canopi, delle scritte sulle pareti del sepolcro e delle offerte, ma non era suscettibile di ulteriore evoluzione. Quindi il Ba, l' anima che collegava tra loro il piano spirituale e divino con quello terreno, e infine l'Akh, l'immortale corpo di luce.

Anche nelle dottrine asiatiche troviamo simili distinzioni: Nella tradizione tibetana nello stato del Bardo, successivo alla morte, mentre il corpo materiale si dissolve, la consapevolezza del morto si aggira in una sorta di labirinto di incubi e viene messa di fronte alle forme-pensiero alimentate durante la vita, che possono assumere diverse colorazioni, alcune che conducono verso la Liberazione e verso i corpi sottili e spirituali, altre verso la rinascita verso forme sempre meno evolute. Queste forme – pensiero sarebbero una sorta di estroflessione delle speranze e delle paure, consapevoli e inconsce, che il defunto aveva alimentato durante la sua vita. Alimentatesi delle sue energie per decenni reclamano ancora nutrimento dal corpo sottile che sopravvive (temporaneamente) alla morte fisica e così appaiono al defunto come “divinità divoratrici” che reclamano le sue energie.

Nello Yoga indù e nel taoismo lunga è la via che conduce l'anima a identificarsi con lo Atman delle Upanisad, immortale e definito da: "non è questo, non è quello" e assai complessa la struttura dei corpi in cui il cosmo si riflette. Si può però accennare alle essenze eteriche dette "Po", che muoiono insieme al corpo fisico, e a quelle astrali dette "Hum", che perdurano oltre la morte e che contribuiscono a formare lo Shen o corpo spirituale. Gli alchimisti orientali credono che purificando i soffi vitali o Qi si possa pervenire a formare un "embrione di luce" che trae il suo nutrimento dalla identificazione dell'uomo con il Tao, con la Via. Disciplina regia per approdare a questo risultato è quella predicata, ad esempio nel Bahagavad Gita, dagli induisti: non nutrirsi del frutto delle proprie azioni, oppure il “Wu Wei”, in “non fare” dei taoisti, che ha sempre a che fare con l’agire senza attaccamento. L’immortalità viene conseguita dall’alchimista “rafforzando” il proprio corpo di luce e trasferendovi la consapevolezza.

Nella Tradizione ebraica la riflessione mistica della Quabbalah sulla Torah non si discosta troppo da tali concezioni.

Un celebre versetto della Torah dice: "Il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo (adamah) e soffiò (ruah) nelle sue narici un alito di vita (neshamah) e l'uomo divenne un essere vivente (nefesh)" [Gen2,7] Ebbene accanto al corpo fisico (adamà o meglio basar, Gen 6,3) i cabalisti contemplano un'anima o entità psichica (nefesh, Gen 1,30 e 9, 4-5) e l'intelletto vero e proprio (ruah, Gen 7,22). Secondo lo Zohar, uno dei testi chiave della Quabbalah, Nefesh, Ruah e Neshamah sono parti dell'anima umana che formano una sequenza dall'inferiore al superiore e intermediario tra il corpo fisico dell'uomo e la sua anima è lo Zelem (Gn 1, 26), la sua configurazione spirituale o princìpio di individualità, composto di materia sottile come un corpo etereo. Scrive in merito Rabbi Shimeon: " Il corpo dell'uomo serve da piedistallo a un a altro piedistallo che è nefesh. Quest'altro piedistallo serve a Ruah, e Ruah serve da piedistallo a Neshamah. Rifletti su queste gradualità dell'essere umano e scoprirai il mistero dell'Eterna Sapienza che le ha formate a immagine del Mistero Supremo".

Gli sciamani di tutte le latitudini parlano di un Doppio, ignoto alla nostra coscienza diurna, che gli uomini che non sono iniziati sono destinati ad incontrare per un breve istante, solo al momento della morte mentre la loro consapevolezza si dissolve inesorabilmente, e che, invece, consente agli iniziati, che vi possono trasferire la consapevolezza, imprese inimmaginabili e la possibilità di bilocarsi. In particolare gli sciamani messicani parlano del “Nagual”, variamente interpretato come un animale totemico nel quale può trasferirsi l’identità dello sciamano o come una sorta di “Doppio energetico” dello stregone (tale, ad esempio, è la concezione che hanno del Nagual gli stregoni del lignaggio di Don Juan nei libri di Carlos Castaneda) . Previa l’acquisizione di alcune discipline del corpo e della mente, la “consapevolezza diurna” può trasferirsi nel Nagual rendendo anche possibili fenomeni di bilocazione. Tra le tecniche da acquisire per rendere possibile il trasferimento nel proprio Doppio energetico, sembra fondamentale quella consistente nel rimanere consapevoli durante il sonno.

Una circostanza curiosa è che gli sciamani africani chiamino una analoga entità legata al Doppio: “Ngwel”.

I cristiani, sia cattolici che ortodossi, insistono per lo più su una triplicità dell'uomo: corpo, anima e spirito, anche se molti degli attributi che oggi vengono riferiti all'anima anticamente non erano che elementi più sottili del corpo. Fa anche parte della tradizione cristiana la credenza che alcuni uomini, per lo più i santi, possano godere della bilocazione e possano trasferire la consapevolezza a piacimento in una sorta di "doppio energetico" che agisce in loro vece e compie anche "miracoli".

...Torniamo ora alla Materia Prima dell’Opus alchemicum. Quel che sembra evidente è che quando si parla di "interazione con la materia" e di "Materia prima" dell'Opera bisogna vedere "chi" in noi percepisce questa materia...con quali "occhi" la guardiamo[1]. Se è il nostro "Doppio Energetico" a "guardare", allora la distinzione che oppone "spiritualisti" a "spagirici" scompare. Infatti la percezione del mondo, e della materia in particolare, che, se esistesse, avrebbe il Doppio, sarebbe radicalmente diversa da quella della ordinaria coscienza diurna ed è anche molto arduo stabilire se il Doppio di ognuno risieda "dentro" o "fuori" di lui...E' impossibile stabilire nello stato di consapevolezza ordinaria quali siano le relazioni tra i nostri corpi "sottili" e il mondo che li circonda, i suoi oggetti, le sue sostanze...e inoltre, guardando le sostanze da una prospettiva diversa, le trasformazioni materiali di una sostanza potrebbero essere il riflesso visibile di qualcosa che sta avvenendo su un piano più sottile. Se così fosse, chiunque non potesse trasportare la propria consapevolezza al livello dei corpi sottili sarebbe cieco di fronte alle cause delle trasformazioni alchemiche e non potrebbe che osservarne le conseguenze sul piano della materia, magari percependole come "miracolose". Vista sotto questa prospettiva la problematica su quali siano le sostanze su cui lavorare (Cinabro? Stibina? Antimonio? …e via degradando verso sostanze sempre meno nobili come l’urina) appare come del tutto mal posta. Chi è “spiritualmente cieco” non può sperare di “toccare” la materia nel modo corretto per trasformarla né di riconoscere quelle caratteristiche che la rendono la sostanza prescelta per l’Opus alchemicum. Per così dire, chi non ha risvegliato il proprio “corpo sottile” interagisce con la materia e la “tocca” in un piano di esistenza che non consente alcuna significativa trasformazione.

Dunque le parole degli alchimisti "scoprire la materia prima è un dono di Dio" e "la materia è una sola, non userai nulla che provenga da altrove" non sono in contraddizione con l'idea di lavorare con una sostanza in "laboratorio", dovunque questo sia allocato...

Jung sosteneva che gli alchimisti proiettassero sulla materia il loro "percorso di individuazione del Sé", ma la sua visione presupponeva solo una coscienza diurna ed ordinaria, una coscienza notturna e rimossa e una sorta di Inconscio Collettivo o Princìpio Sopraordinato che si manifestano attraverso i sogni e l'immaginazione attiva...Jung non prevedeva "esplicitamente" alcun “corpo sottile”, perchè altrimenti sarebbe stato bandito dalla comunità scientifica.



2 - LARVE E FORME PENSIERO

E’ mera superstizione credere che la mente abbia il potere di creare golem, forme - pensiero quasi dotate di vita autonoma, animate dall'energia di cui le abbiamo dotate?

Stabilire se credere o meno nella loro esistenza ha degli effetti considerevoli sia su noi stessi che sul nostro rapporto con la realtà...

Se ammettiamo che sia possibile creare con la nostra “immaginazione creativa” dei “golem” dotati di vita propria, il pensiero corre subito alle cosiddette "larve", quelle entità di cui gli uomini hanno parlato fin dalla più remota antichità in tutte le tradizioni (egiziani, maya e tibetani ci hanno tramandato addirittura l'equivalente di una guida Michelin sull'argomento). Le "cosiddette" larve sono gusci, "cadaveri psichici", cascami dei corpi sottili e possono restare attive per molto tempo dopo la morte fisica, animate da quello che gli egizi chiamavano khabbit (da non confondere col ka), l'ombra inferiore del defunto...generate dal suo aver animato durante la vita una o più forme - pensiero con paura, rabbia, collera, gelosia , dolore, brama, morbosità e cosi via...questi "gusci animati" possono disfarsi in tempi lunghissimi ed essere temporaneamente abitati da "entità sottili" parassite ben più pericolose, magari temporaneamente evocate dalla sconsiderata attività di qualche medium, le quali assumono le forme esteriori della "larva" nella quale sono entrate.

La esistenza delle “larve” spiegherebbe una gran parte dei fenomeni di evocazione spiritica i quali apparirebbero, se tale spiegazione fosse vera, destituiti da ogni “aura” di tipo spirituale e, anzi, del tutto sconsigliabili in quanto nocivi alla salute, sia fisica che psichica, di chi pratica lo spiritismo.

A questo proposito in "Mistici e maghi del tibet" Alexandra David Neel, cita il discorso di un eremita tibetano il quale così rispondeva alla domanda se si dovesse essere scettici sulla possibilità che le creazioni della mente potessero “oggettivarsi”: “Secondo voi basta non credere all’esistenza delle tigri per essere sicuri di non essere divorati da queste?... Sia che operi coscientemente o incoscientemente, l’oggettivazione delle creazioni mentali è un procedimento molto misterioso. Che divengono queste creazioni? Non può essere che come i bambini nati dalla nostra carne, questi figli del nostro spirito sfuggano al nostro controllo e giungano sia in un tempo futuro, sia immediatamente a vivere una vita propria?” ... “Facendo un paragone immaginate un fiume ed a qualche distanza dalla sua riva, uno spazio di terra asciutta dove voi abitate. I pesci non si avvicinano mai alla vostra abitazione, ma se scavate un canale tra il fiume e il luogo dove voi vivete ed alla fine di questo canale uno stagno, allora con l’acqua che scorrerà e riempirà lo stagno, i pesci arriveranno dal fiume e voi potrete vederli nuotare proprio davanti a voi. Bisogna stare attenti a non aprire questi “canali” alla leggera. Poche persone si preoccupano di quel che contiene il fondo dell’universo che essi trivellano sconsideratamente”.

Ebbene, parlando delle larve-vampiro che si nutrono delle forme pensiero dei viventi, che giungono a guidarne pensieri ed emozioni, succhiando energia vitale, è che l'unica vera difesa da queste entità è IL LAVORO SU SE STESSI. Queste larve possono essere cadaveri psichici, residuo di vite dominate da passioni ed emozioni negative, come si è detto, o addirittura venire create artificialmente da operatori inconsapevoli di ciò che fanno, o, consapevolmente, da adepti della controiniziazione, o essere cadaveri psichici "abitati" da entità non -umane più o meno pericolose, ma la presa che hanno sui viventi consiste nella "risonanza" con analoghe passioni negative, con l'indulgere nella morbosità, nella rabbia, nell'ipertrofia dell'Ego, nelle paure....Chi percorre una Via luminosa non offre alcun "appiglio" a queste entità, potremmo dire che la sua anima ha., per loro, "un sapore sgradevole"...

Certo, per motivi facilmente intuibili, i luoghi dove queste "larve" trovano lauti banchetti e si rinforzano non sono solo ospedali o cimiteri, ma anche le adunate di massa di ogni segno e colore... Questo ci porterà a parlare, nell’ultima parte di questo articolo, degli “eggregor”, le forme – pensiero create da una collettività di uomini che condivide passioni, un comune intento e una immaginario attivo delle forze che operano nell’universo.

Nel suo libro dal titolo "Il regno della quantità e i segni dei tempi" René Guenon accennava a pericoli gravissimi che minacciano l'umanità, pericoli di ordine sottile...Pericolosi varchi per queste "entità sottili" , egli diceva, vengono creati dall'esercizio indiscriminato di attività come lo spiritismo e il channelling, cosi cari alla New Age, dallo sviluppo sconsiderato dei cosiddetti "poteri psichici", varchi aperti che abbattono l'invisibile "muraglia" che ci protegge dal contatto con siffatte entità senza alcun riguardo per le qualificazioni di equilibrio, sobrietà e forza interiore che chi subisce tali contatti dovrebbe possedere come doti...Aggiungerei che l'uso che facciamo dei mezzi di comunicazione di massa, radio, tv, internet, particolarmente per ciò che riguarda propaganda politica e pubblicitaria, rendono l'umanità, il "villaggio globale" di McLuhan, uno sterminato allevamento di polli, una riserva inesauribile di emozioni negative in cui queste "larve" possono prosperare indisturbate....non citerei quindi in modo particolare mattatoi o allevamenti di tacchini....la stessa utenza mass mediatica è un gigantesco allevamento di tacchini umani.

Progredire nella conoscenza e ampliare la capacità di percepire “realtà sottili” richiede le necessarie qualificazioni: finché siamo completamente ciechi rispetto ai mondi sottili siamo anche protetti da influssi e interazioni che solo chi è saldamente centrato in se stesso è in grado di affrontare. Il guscio di cecità e inconsapevolezza che circonda quasi tutti gli esseri umani è anche una protezione e una difesa, un dono che li protegge dalla vocazione predatoria delle entità ultrasensibili .

Se ci prendiamo la responsabilità di parlare di larve ci spetta anche la fatica di ricordare a noi stessi che è in corso un combattimento della Luce contro le Tenebre, un combattimento che siamo in primo luogo chiamati ad affrontare nella nostra anima, lottando per affermare il Silenzio al posto del Rumore, la Sintesi al posto della Dialettica (e dunque il risveglio del potere unificante dei simboli), l'Amore al posto dell'Odio, la Bellezza al posto della Volgarità e l'Unità al posto della Frammentazione. So che in molti sostengono che ravvisare un simile conflitto, in atto o in potenza, nel mondo sia una forma di accecamento e di unilateralità, un cedere a una visione parziale del gioco degli opposti. Forse per questo mi sembra cosi utile che i concetti di "bene" e "male", cosi come vengono proposti dalla Tradizione, (iniziazione e contro iniziazione, radunare e disperdere, conoscenza e inconsapevolezza di se, immagini scaturite dal cuore e immagini ingannevoli prodotte dalla sola mente ...) vengano di tanto in tanto ripresi in considerazione. La via della ricerca interiore pullula di Superuomini e Superdonne che collocano se stessi di là del Bene e del Male...Proprio QUESTA, io credo, è una delle forme -pensiero più pericolose...la larva di una larva, la vittoria definitiva dell’Ego. Può darsi che, progredendo nel cammino, si giunga alla fine a scorgere la ragione profonda di tutto, ad intuire come ogni aspetto oscuro e tenebroso non sia che la segreta preparazione dell’alba che verrà. Ma chi può andare oltre la Maya accecante generata dal gioco degli opposti? Solo chi abbia giocato quel gioco fino in fondo con ognuna delle sue cellule!

Questo ci conduce a parlare del Diavolo, inteso come centro organizzatore del “Male” e delle “Tenebre” e della sua relazione con le nostre forme - pensiero.



3 - LA FIGURA DEL DIAVOLO NELLA CONCEZIONE CRISTIANA DEL MALE E IL SUO RAPPORTO CON LE FORME - PENSIERO





E' forse possibile affrontare l'argomento "Diavolo" da un punto di vista "interiore"? Il vantaggio di un simile approccio sarebbe di partire da ciò che possiamo veramente conoscere ed affrontare per poi, eventualmente, "riconoscere" gli aspetti fenomenici e le forze sottili che hanno origine fuori di noi, sui quali è possibile almanaccare tutto e il contrario di tutto, oppure, attingendo a piene mani da ciò che dicono le varie Tradizioni, fare uno sterile sfoggio di erudizione...

Nel cammino evolutivo che ognuno di noi percorre è inevitabile l'incontro con le due forze che giustificano pienamente il diaballein, il "dividere", da cui trae origine il termine "diavolo".



Una è di natura satanica e conduce l'uomo a una discesa nella materia, a sacrificare tutto al Dio Denaro e alla propria maschera sociale, a quello che chiamiamo “il successo”, lo sospinge verso il sonno della coscienza e la negazione di ogni trascendenza. Come risultato secondario di questa “malattia dell’anima” abbiamo la lettera senza lo spiri­to, le morali e i precetti applicati in modo meccanico, non vivificati da un percorso interiore, un utilitarismo, non importa se finalizzato al proprio destino personale o al trionfo di una causa sociale o religiosa, che non scorge alcun ostacolo nel sacrificio di vite umane, perché alla vita non viene attribuito alcun valore.

L’altro pericolo è quello di uno spiritualismo luciferico, che si perde nella propria spinta ascendente e rifiuta orgogliosamente la discesa nella materia. Chi concepisce il proprio percorso spirituale come altezzoso rifiuto di tutto ciò che è concreto e materiale, come fuga dello spirito dalla materia, come elitario disprezzo di chiunque non faccia parte di una ristretta cerchia di “eletti” e non ne condivida l’idioma, le idee e i crismi, non fa che costruire l'abisso in cui dovrà poi precipitare: il richiamo della materia che reclama i suoi diritti è il destino di chiunque voglia volare fino al sole con ali di cera.



Molte sette della "New age" partecipano di questa malattia dello spirito e contribuiscono ad incrementarla e, in generale, è una manifestazione di questa degenerazione la ricerca di poteri psichici o "paranormali" fine a se stessa, quella brama di potere che gabella come "sapienza dei Magi" la capacità di caricare con energie "negative" azioni o oggetti, produrre fenomeni a distanza per realizzare desideri o danneggiare altri esseri e, comunque, servirsi della Magia Tradizionale per scopi personali.



Solamente la ricerca interiore può condurre al il principio unificante, che ha il potere di neutralizzare sia il potere distruttivo della forza ascenden­te di tipo luciferico che quello discendente della forza satanica, tesa alla dispersione e alla dissipazione delle energie dell'uomo. Nel cristianesimo uno dei significati del simbolo della croce è proprio quello di compensare e rivolgere verso l'Unità dell'essere le due spinte disgregatrici, l'orizzontale satanica e la verticale, luciferica.



Affrontare il nodo della dispersione e del male ci conduce a un confronto profon­do con la nostra condizione umana. Chi vuole progredire nel proprio cammino deve riconoscere e combattere le forze che, dentro e fuori di lui, lavorano per separare ciò che dovrebbe essere unito. Di natura sia sottile che materiale, sia invisibile che visibi­le, esse sono al servizio della frammentazione dell'essere, nonché della disgregazione, scissione e dissipazione delle nostre energie e si rafforzano attraverso una forma di intorpidimento e “anestetizzazione” nei confronti dell’anima producendo sterilità creativa, una sorta di vuoto di valori e una cecità percettiva, che si manifesta con una totale mancanza di bellezza in ciò che ci circonda.

La povertà di elaborazione che si accompagna a questa malattie dell’anima riduce l’immagine del mondo di chi vi è afflitto alla fissazione su poche forme – pensiero ossessivamente ricorrenti.

Chi si circonda di simili forme - pensiero è già pronto a diventare veicolo inconsapevole di forze sottili che possono manipolarlo a sua insaputa. E purtroppo non è impossibile che molti degli uomini che guidano i destini della storia contemporanea si trovino in questa condizione.



Ciò che, fuori di noi, possiamo chiamare "il Diavolo" sono proprio quelle forze ed energie di natura sottile che si servono, come veicoli per manifestarsi, delle forme - pensiero che si accompagnano alle due "malattie dell'anima" che abbiamo citato, la satanica e la luciferica.

E' dunque completamente inutile elencare in modo dotto i vari nomi del Diavolo, le immagini che l'uomo si è costruito nelle diverse tradizioni, riferirsi a quella presenza paragonandola ai Jinn, al Dio della morte che tenta il Buddha in meditazione, ai demoni del Cristianesimo, a Satanael e agli altri demoni della tradizione ebraica, etc. etc....

Cosi come è completamente inutile restare nell'ambito fenomenico e tracciare una mappa dei fenomeni paranormali connessi al manifestarsi del cosiddetto "Diavolo"....

Le forze sottili si manifestano ad ogni uomo e ad ogni cultura secondo forme diverse che si adattano alle forme -pensiero dominanti in quella cultura o in quella esistenza individuale. Da questo punto di vista, se paragoniamo le immagini dell'al di là che le diverse culture religiose hanno elaborato, immagini diverse e contrastanti tra loro, potremmo dire che quelle immagini sono tutte "vere"!



Le forze negative a noi esterne, che chiamiamo "Diavolo", utilizzano come veicolo una condizione di scissione dell'anima e le forme - pensiero che di quella scissione sono espressione. L'effetto di una "possessione" sottile da parte loro è proprio quel dia­ballein a cui si contrappone il synballein, il riunire ciò che è disperso, caratteristico dei simboli. Le forze di ordine spirituale rivolte alla dispersione agiscono servendosi delle disarmonie e utilizzano gli esseri umani come veicoli, spesso inconsapevoli, per realizzare i loro disegni. La natura dei simboli viene da esse rovesciata e rivolta ad aumentare la confusione e rendere sempre più numerosi e oscuri i “dialetti” con i quali gli uomini si rivolgono al loro Creatore e con i quali descrivono la Via della loro evoluzione interiore. Un cammino di consapevolezza deve quindi cominciare dai conflitti interni ed esterni, dalla incapacità di amare e di abbandonare le false certezze dell'Ego, dall'ignoranza della corrispondenza tra ciò che siamo veramente e ciò che accade intorno a noi.

Queste considerazioni si riferiscono in modo particolare alla differenza tra la via iniziatica, propria delle grandi tradizioni, e, in senso proprio, caratteristica dell'unica Tradizione, e la via contro-iniziatica, praticata da gruppi pseudo iniziatici che scimmiottano i modi e il linguaggi dell'iniziazione e finiscono con l’alimentare una Torre di Babele di dialetti che sembrano creati per rendere impossibile la comunicazione tra gli uomini.



Dice Ellemire Zolla in “Uscite dal Mondo": “Nelle iniziazioni maligne l'Io deve affrontare sacrifici come nelle altre ma, qui la differenza, esse non mirano alla sua completa estinzione, ne isolano anzi un nucleo fatto di purissima vendicatività verso il cosmo, di vampiresca brama dell'altrui vita, di furibonda e nuda volontà. A questo nucleo il tremendo sacrificio è fatto, la mutilazione di ogni altra parte dell'uomo dedicata".



Che questo processo sia del tutto consapevole e avvenga all'interno di una organizzazione contro - iniziatica o che sia dettato da contingenze storiche e riguardi migliaia di individui (si pensi al terrorismo) non fa poi una grande differenza dal punto di vista dei risultati finali per l'anima...

Va detto che la psicologia è un prezioso strumento di studio e di comprensione al fine di penetrare meglio la natura e il dominio dei fenomeni che attribuiamo al "Diavolo". Ma resta il fatto che, quando si parla di “Diavolo” e di “possessione”, se si eccettuano quei casi nei quali gravi disturbi come la schizofrenia sono stati fraintesi e male interpretati, si tratta di una sfera di ordine eminentemente spirituale, che ha a che fare con l'evoluzione degli individui, con le loro scelte etiche e con le "deformità" dell'anima. Una psicologia non suffragata dalla "visione" che proviene dallo spirito è destinata a restare irrimediabilmente cieca di fronte a questo tipo di "realtà".



4 – GLI EGGREGOR: FORME PENSIERO GENERATE DA UNA COLLETTIVITÀ.

Dedichiamo infine alcune considerazioni a quelle forme pensiero che non scaturiscono dall’immaginario, dalle proiezioni e dalle emozioni di un singolo individuo, ma dall’intento e dalle passioni di una intera comunità.

Sembra che il termine “eggregor”, impiegato per designare forme pensiero scaturite dalla attività psichica di un gruppo umano, sia stato utilizzato in questa precisa accezione per la prima volta dall’esoterista Eliphas Levi nel suo libro The Great Secret (1897). Levi fa a sua volta risalire il termine al Libro di Enoch, un apocrifo biblico considerato fino al III secolo come parte dei testi canonici . Nel Libro di Enoch il termine sarebbe derivato dal greco “egeiro” : “essere vigili, guardare”, riferito agli angeli che si mescolarono alle figlie degli uomini dando origine, tra l’altro, alla mitica razza dei Giganti. Questi angeli vengono anche denominati “I Vigilanti”. Il termine è stato poi ripreso da numerosi altri autori e viene spesso utilizzato in ambienti massonici.

In sostanza un “eggregor” sarebbe una forma pensiero scaturita dall’attività immaginativa ed emotiva di un gruppo umano che condivide un intento comune.

Tale forma pensiero può acquistare una vita propria e caratterizzare per lungo tempo (anni, secoli, millenni) la storia, le credenze, i riti religiosi, i riti di trasformazione e di passaggio, l’immaginario relativo alle “entità sottili” proprio di una collettività. Persino il “Genius loci” del luogo ove un gruppo vive o si riunisce sarebbe un eggregor, magari generato nel corso di varie generazioni (può trattarsi di piccoli gruppi umani come sette o logge massoniche o di grandi masse di persone che condividono un’idea o comuni interessi, come partiti politici, Nazioni o Istituzioni religiose). Da questo punto di vista ricadrebbero sotto l’egida della definizione che abbiamo appena dato sia le forze che agiscono durante le iniziazioni e i rituali magici che gli Dèi del pantheon di una data religione, quelle “entità sottili” che a volte vengono considerate nel novero degli Angeli o dei Demoni, le manifestazioni che accompagnano una catena spiritica, alcuni fenomeni ordinariamente classificati come “paranormali”, i cosiddetti “spiriti familiari”, quelli che i latini chiamavano Lari e Penati, la moda e le tendenze che caratterizzano un’Epoca, che gli inglesi chiamano “the mood of the time” e persino alcune delle catastrofi che segnano un periodo storico, le quali sarebbero determinate, a volte, da forze scaturite dall’Immaginario collettivo.

In sostanza, se questa visione delle cose fosse vera bisognerebbe riscrivere gran parte della storia dell’Umanità. Infatti sarebbero non tanto le persone a servirsi delle idee per determinare il corso degli eventi, quanto gli eggregor, le forme pensiero collettive, a servirsi degli esseri umani come di burattini animati per “corporificare” e dare forma a ciò che esse contengono in potenza.

Una teoria apparentemente simile venne formulata dal biologo Richard Dawkins nel suo libro Il gene egoista. Secondo Dawkins l’attività intellettuale umana finirebbe col produrre unità di pensiero indipendenti, da lui denominate “memi”, ciascuna delle quali può racchiudere una visione filosofica e teleologica del futuro dell’uomo e tende a riprodursi, come un organismo vivente, attraverso chi aderisce a quel sistema di pensiero. Sarebbero i memi a servirsi degli esseri umani per realizzare il loro “progetto interno” nell’arco di varie generazioni.

Tuttavia gli eggregor, le forme pensiero, differiscono dai memi di Dawkins in un punto fondamentale: per accettare che gli eventi storici, siano essi positivi o calamitosi, siano determinati dalla invisibile azione di forme pensiero dobbiamo ammettere da una parte una azione magica a distanza della psiche umana su entità invisibili che vengono alimentate e quasi “chiamate alla vita” dagli intenti, dai pensieri e dalle emozioni di una collettività di uomini, dall’altra che, una volta acquistata una sorta di “esistenza indipendente” dai loro creatori, come nella storia del Golem di Rabbi Loew, queste entità fantomatiche, queste forme pensiero collettive, possano avere il potere di influenzare gli esseri umani con i quali vengono a contatto attraverso una sorta di magia simpatica per contagio, condizionando le convinzioni e le emozioni di alcuni uomini.

E’ del tutto evidente che una simile teoria non potrà mai far parte di alcuna scienza, perché gli oggetti di cui si parla non sono osservabili, la loro stessa definizione è evanescente ed è del tutto inverificabile che gli effetti che scaturiscono dalla presunta azione delle forme pensiero non abbiano, invece, altre cause.

Gli Eggregor e le Forme pensiero costituiscono un capitolo del sapere umano nel quale la conoscenza astratta ha una importanza molto relativa: solo chi (eventualmente) sappia riconoscere ed “adoperare”, controllare, dissolvere le forme pensiero ha poi titolo per discuterne l’esistenza…

La pratica spirituale e la scelta consapevole di un cammino di conoscenza fanno da discrimine tra chi può e chi non può percepire l’esistenza di simili entità. Non tutti gli osservatori si equivalgono in questo dominio del sapere. Interagire consapevolmente con l’oggetto osservato è la condicio sine qua non perché l’oggetto osservato “esista” per chi vorrebbe percepirlo.

Terminiamo con l’esempio di una tradizione in cui viene esplicitamente insegnato come dissolvere le Forme pensiero: la tradizione tibetana. Abbiamo detto che nel buddhismo tibetano si crede che ogni uomo alimenti attorno a sé, con le proprie energie, delle invisibili forme-pensiero che si nutrono dei suoi desideri, speranze e timori.

Nel corso di una vita le forme-pensiero acquistano col tempo forza e indipendenza e attendono l’uomo alla sua morte per banchettare come vampiri con le sue energie psichiche. Il Bardo Thodöl, il libro tibetano dei morti, vuol essere una guida spirituale per indicare ai trapassati la via per riconoscere i mostri che si fanno incontro allo spirito del morto nell’Oltretomba come produzioni illusorie della sua stessa mente e delle azioni passate, risalenti alla vita appena trascorsa o ad altre vite ancora precedenti. Solo riconoscendo l’illusorietà delle proprie forme pensiero, il defunto non perderà la via della luce e non sarà ricondotto a rinascere dal suo karma negativo, magari in forme bestiali o demoniche[2]. Questa visione delle forze disgreganti di ordine psichico che operano nel mondo dell’Oltretomba è comune anche al Libro Egiziano dei Morti e la morte dell’anima per smembramento e divoramento da parte dei mostri psichici alimentati durante la vita è nota come “seconda morte” dell’uomo ed è temuta molto più di quella fisica per il suo carattere definitivo.

Il monaco tibetano può però ricorrere ad un rito, detto Tchod, per disfarsi, già durante la vita, delle vampiresche forme pensiero che lo accompagnano sempre e dovunque vada.

Il rituale del Tchod [3] conosce due fasi: durante la prima fase detta “del banchetto rosso” l’officiante oggettiva i propri fantasmi interiori mediante la propria immaginazione creativa.

Questi, materializzatisi, si cibano del suo corpo e delle sue energie che egli offre loro in sacrificio, smembrandolo. Nell’invocazione questi fantasmi vengono descritti come i “vampiri di energia” che l’officiante utilizzava per salvare il proprio corpo dalla morte in questa ed in altre esistenze. Egli dice: “Oggi pago i miei debiti offrendo, perché sia distrutto, questo corpo che ho tanto amato”.

Durante la seconda fase, detta del “Banchetto Nero”, invece, l’officiante immagina se stesso come un mucchio di resti carbonizzati e concepisce il proprio sacrificio precedente come illusorio. Poiché egli, non essendo in verità nulla, non poteva avere nulla da offrire.




[1] E’ qui difficile non pensare al passo della Bahagavad Gita sul Campo e sull’Osservatore del Campo


[2] Così dice ad esempio un brano del Bardo Thodöl intitolato: “Il sentiero dei buoni voti per essere salvati dal pericoloso passaggio stretto nel Bardo”: “L’ora è venuta di separarmi da questo corpo di carne e di sangue; possa io riconoscere il corpo come impermanente ed illusorio. Ora che il Bardo della realtà risplende su di me, abbandonando ogni orrore, ogni paura, ogni terrore di tutti i fenomeni, possa io riconoscere ogni cosa che mi appare come mie stesse forme-pensiero...

... Quando le chiare irradiazioni delle cinque saggezze brilleranno su di me possa accadere che, non essendo né spaventato né pieno di terrore, io sappia riconoscerle come provenienti da me stesso”.




[3] Cfr. A David-Neel Mistici e Maghi del Tibet, Roma 1965 cap. 4.



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