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Storiografia e metodo storico

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Storiografia e metodo storico

Messaggio Da Angelodiluce il Mer Apr 28, 2010 8:49 pm

Il metodo storico consiste di tutte quelle tecniche e quelle linee guida con le quali gli storici usano le fonti primarie ed altre testimonianze per ricercare e quindi scrivere la storia. Un'operazione Storiografica volta a "setacciare" le affermazioni valide storicamente dal campo più vasto delle affermazioni, è indispensabile per poter elaborare un 'vero discorso del passato'. Questo discorso viene inevitabilmente prodotto da una rigida osservanza di un metodo stabilito. In altre parole, la stessa verità storica può essere considerata un effetto del metodo di produzione storiografica.

Nella Grecia antica esistevano i λογὸγραφοι (logografoi, letteralmente scrittori di discorsi), autori di narrazioni che solitamente raccoglievano la storia di aree ristrette come città o piccole regioni (il primo dei quali fu Ecateo di Mileto): questo tipo di storie comunque aveva basi confuse e miste al mito, tanto da non poter essere considerate propriamente didattiche.

Erodoto di Alicarnasso (484 a.C. – 425 a.C. ca.)[8] generalmente viene considerato il "padre della storia". Tuttavia, è al suo contemporaneo Tucidide (460 a.C. ca. – 400 a.C. ca.) che viene attribuito il merito di aver avuto per primo un approccio scientifico nei confronti della storia, nella sua opera Guerra del Peloponneso. Tucidide infatti, a differenza di Erodoto e di altri storici religiosi, considerava la storia come il prodotto delle scelte e delle azioni degli esseri umani, valutando le cause e gli effetti, piuttosto che come il risultato dell'intervento divino.[8] Con il suo metodo storico Tucidide mise in rilievo la cronologia, un punto di vista neutrale, e tenne sempre in considerazione il fatto che il mondo umano fosse il risultato delle azioni degli esseri umani. Inoltre gli storici greci vedevano la storia come fosse ciclica, con gli eventi che si ripresentavano regolarmente.[9]

Al di fuori dell'Europa, erano presenti (ad esempio nella Cina antica e medievale) tradizioni storiche e un uso sofisticato del metodo storico. Il fondamento per una storiografia professionale nell'Asia orientale venne stabilito dallo storico di corte della Dinastia Han noto come Sima Qian (145–90 a.C.), autore dello Shiji (Memorie di uno storico). Per la qualità della sua opera scritta senza tempo, Sima Qian è noto postumamente come il Padre della storiografia cinese. Gli storici cinesi di periodi dinastici seguenti in Cina utilizzarono il suo Shiji come formato ufficiale per i testi storici, così come per la letteratura biografica.

All'inizio del periodo medievale Sant'Agostino fu influente per il pensiero del Cristianesimo e, più in generale, per quello occidentale. Nel corso del Medioevo e del Rinascimento, la storia venne spesso studiata attraverso una prospettiva sacra o religiosa. Verso il 1800, il filosofo e storico tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel inserì la filosofia ed un approccio più secolare allo studio storico.[10]

Nella prefazione al suo libro intitolato Kitāb al-ʿibar (Il libro degli esempi), la Muqaddima, lo storico e sociologo maghrebino Ibn Khaldūn ha messo in rilievo i sette errori che pensava che tutti gli storici commettessero con regolarità. In questa critica, si avvicinò al passato come fosse misterioso e necessitasse di interpretazione. L’originalità di Ibn Khaldūn fu quella di affermare che la differenza culturale di un periodo diverso dal proprio deve regolare la valutazione del materiale storico rilevante, quella di distinguere i criteri secondo cui sarebbe possibile cercare la valutazione, ed infine, quella di sentire il bisogno dell’esperienza, in aggiunta ai criteri razionali, in modo da valutare alla prova della razionalità una cultura del passato.

Altri storici di nota che hanno proposto metodi di studio storici sono Leopold von Ranke, Lewis Bernstein Namier, Geoffrey Rudolph Elton, George Macaulay Trevelyan, A.J.P. Taylor e Ram Sharan Sharma. Nel XX secolo, gli storici si sono focalizzati meno su narrazioni epiche e nazionalistiche, che spesso tendevano a glorificare la nazione o gli individui, e più su cronologie maggiormente realistiche. Alcuni storici francesi hanno introdotto la storia quantitativa, usando una gran mole di dati per tracciare i profili delle vite degli individui tipici, e hanno avuto un ruolo prominente nella creazione della storia culturale (cfr. histoire des mentalités). Gli storici statunitensi, spinti dall’era dei diritti civili, hanno posto la loro attenzione su gruppi etnici, razziali e socio-economici precedentemente non presi in esame. Negli ultimi anni i postmodernisti hanno messo in dubbio la validità e la necessità dello studio della storia, basando le loro affermazioni sul fatto che tutta la storia è basata sull’interpretazione personale delle. Nel suo libro In Difesa della Storia”, Richard J. Evans, un professore di storia moderna all’Università di Cambridge, ha difeso il valore della storia.

Piero Pierotti ha proposto a partire dagli anni '70 il metodo ecostorico o ecostoria, che si basa principalmente sulle fonti materiali anziché su quelle scritte
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