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DIMENSIONE MAGICA E AUTOIDOLATRIA OGGETTIVANTE

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DIMENSIONE MAGICA E AUTOIDOLATRIA OGGETTIVANTE

Messaggio Da Angelodiluce il Gio Apr 29, 2010 3:39 am

Il codice di Hammurabi, all'inizio del secondo millennio, nella Mesopotamia, comminava grosse pene a coloro che praticavano la stregoneria. Nell'Antico Testamento il Levitico (cap. XXII, v. 18) condannava a morte gli stregoni. La magia, invece, si può affermare che considera e fa proprie le stesse domande della religione senza perdersi in inutili speculazioni vertenti sulla esistenza e natura di Dio. Essa afferma il dogma della divinità e offre una serie di modi per giungere a Dio.
Di conseguenza <<...le pratiche magiche possono trovarsi negli uomini della Bibbia a servizio dell'annuncio sull'opera e sulla parola di Dio>> (N. Schiffers, Magia, su "Dizionario teologico", Cittadella editrice, Roma 1974). La Bibbia non è contraria all'uso della conoscenza magica, ma ad una condizione, non si deve scivolare nella stregoneria. La stregoneria consiste per la Bibbia in quel complesso di azioni che <> (Ibidem).
Ed è questa concezione che, malauguratamente, è la mentalità informatrice del revival di pratiche satanico-luciferine che dilaga oggi nel mondo occidentale, che vive una nuova forma di mitologismo. Tale interesse, nel mondo moderno, non nasce da un niente, ma affonda le sue radici in una particolare concezione filosofica del mondo e dell'individuo.
Vi è, nel complesso delle idee di intuizione del mondo, quella corrente di pensiero nota come idealismo tedesco, fondata da Fichte e Scelling e intesa come trascendentale o soggettiva o assoluta. E' trascendentale in quanto vi è collegamento col principio della conoscenza di Kant: <>. E' assoluta perché si contrappone alla riduzione della realtà ad un unico principio <>, come oggetto di Spinoza. E' soggettiva nel senso che, oltre l'<>, non c'è altro.
L'antecedente immediato del Romanticismo è lo "Sturm und Drang" (Tempesta e impeto), movimento letterario e filosofico che si ebbe in Germania verso la fine del 1700. Esso supera il limite dell'Illuminismo, fondato sulla ragione umana limitata, e da qui si oltrepassa (Romanticismo) il concetto di Kant su una ragione limitata, alla quale si contrappone il potere dell'esperienza immediata della fede, che ora traduce la ragione in forza illimitata e onnipotente (sostanza e forza del mondo).
E' una coscienza che può tutto nel mondo. Il legame con la filosofia platonica è evidente, particolarmente con Plotino. Altro tratto saliente del romanticismo è l'irrequietezza, la voglia di evadere verso nuovi orizzonti, che si manifesta con l'attrazione verso le droghe, la morte, ecc. L'Io di Fichte è dotato di una forza infinita e intesa come un Principio spirituale avente potere creativo, da Schelling chiamato <> e da Hegel <>.
E' questa la concezione di un "Io" capace di creare e limitare la realtà fin dove la comprende e farà dire a Hegel: <>. E' il titanismo, aspetto fondamentale del Romanticismo, con la sua espressione di ribellione contro ogni regola, che limita la sfida al finito e, perciò, non adeguato all'infinito.
Abbagnano, di Hegel, scrive: <> (N. Abbagnano, Storia della filosofia, vol. III, UTET, Torino 1969). Il titanismo afferma una concezione della vita basata sulla riscoperta di valori autonomi mondani e storici in senso assoluto (Umanesimo). L'umanesimo o umanismo, scrive C. Ranzoli nel "Dizionario di scienze filosofiche", è <>.
Inevitabilmente si arriva, in questo modo di concepire la realtà per intera nella coscienza dell'Io, al rifiuto di ogni principio di trascendenza (Immanentismo). L'enciclica "Pascendi dominici gregis", condannò l'immanentismo sia per la credenza che ogni religione e lo stesso sentimento religioso nascono per immanenza vitale dall'abisso del subconscio, sia per la credenza che la Divinità è immanente nell'individuo, il che porta a negare il soprannaturale e a confondere Dio con la natura. L'uomo è visto come destinato a vivere nel mondo, a dominarlo e a ricercarne il piacere. Viene, altresì, negata la preminenza della vita contemplativa su quella attiva. L'uomo, dunque, finisce con l'occupare uno spazio centrale nella natura e la domina.
E, come scrive Franco Pierini, nella prefazione al libro di Wurmbrad, <> ed è facile scivolare, a questo punto, nella stregoneria o nel peggiore dei casi nel satanismo che, continua Pierini <> ( R. Wurmbrand, Mio caro diavolo, Paoline, Roma 1979).
Sul Dizionario Teologico, alla voce Magia, si apprende che: <> ( N. Schiffers, op. cit). E' altrettanto risaputo che i re magi, furono assaliti da gioia quando apparve loro la stella (Mt2,9 s).
Gli stessi libri profetici contengono diversi <, ai quali fanno seguito le parole di Jahvè che promettono realtà nuove (Mi 4-5; Is 2,2-4; Gr 25-35; Ez 33-48; So 3,9-20). Tutto - la strada sbagliata di Erode come le minacce dei profeti - irrompe nel livello magico-mitologico-inestricabile dell'uomo, che sente la vita, l'amore, il dolore e la morte come forze il cui mistero può essere risolto da Dio non dagli stregoni>> (Ibid.).
I seriosi e ignoranti bacchettoni che si scagliano contro la magia scuotono la forza, che la parola evoca, per paura del potere della stregoneria. <> (Ibid.).
Nella religione cristiana <> (Ibid.).
Nelle Scritture troviamo molti esempi di esercizio della magia; così quando Mosè e Aronne andarono dal faraone e questi gli chiese un prodigio: <<...Aronne gettò il bastone (che in questo caso ha il potere di una vera bacchetta magica, ndA) davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente>> ( Esodo 7:10.).
L'Arcangelo Raffaele si rivolge a Tobia alla vista di un grosso pesce, mentre il giovane era intento a lavarsi i piedi nel fiume e gli dice: <> (Tobia 6:3-4.). Quando il ragazzo chiese all'angelo le virtù magiche racchiuse nel fiele, nel cuore e nel fegato di quel pesce, Raffaele gli rispose:
<> (Tobia 6:3-4.). Finanche dei papi ricorsero alla magia, particolarmente in epoca rinascimentale. Lo stesso Innocenzo VIII si rivolse a un mago per curare una sua malattia ribelle.
In sostanza <> ( N. Schiffers, op. cit..).
Nell'ambito della modernità, nella sua diffusione, si è assistito ad un altro inquietante fenomeno; la magia nera ha preteso una sua propria valenza culturale, filosofica e psicologica. Così negli abissi ascosi dell'inconscio collettivo, per risvegliare simboli e archetipi, dietro i quali si nascondono gli antichi e feroci dèi. Il mago nero Aleister Crowley annota, commentando il Libro della Legge: <> (Kenneth Grant, Il risveglio della magia, Astrolabio, Roma 1973).
C.G. Jung, considerato uno dei padri del moderno satanismo. Egli <> che di fatto passa da una teologia trinitaria a una <>. Un sistema completo di archetipi deve comprendere, infatti, quattro <>: il Padre (l'unità), i suoi due Figli (Cristo e il diavolo: il conflitto) e lo Spirito Santo (la riconciliazione o l'unità restaurata). Il suggerimento di Jung è che Cristo e il demonio sono emanazioni ugualmente potenti ma opposte del Padre, e che Satana deve essere inserito come quarta figura nella Divinità (trasformandola, appunto, da Trinità in Quaternità)>> (Massimo Introvigne, Il cappello del mago, SugarCo, Milano 1990).
In sostanza, Jung asserisce che la fine del Cristianesimo sarà terapeutica. Egli, infatti, afferma: "oggi, rimossi dalla civiltà occidentale monoteista, <>, agiscono nell'inconscio come disturbi psichici" (Maurizio Blondet, Maurizio Blondet, Gli <> della dissoluzione. Edizioni Ares, Milano 1994, vedi nota 4).
Jung predica che "il bene e il male sono principia. <> viene da prius, quel che era <>, quel che è <>. L'ultimissimo principio pensabile è Dio. I principia, riportati alla loro origine, sono aspetti di Dio. Il bene e il male sono principia del nostro giudizio etico, ma riportati all'ultima radice ontica sono <>, aspetti di Dio, nomi di Dio" (Carl Gustav Jung, Bene e male nella psicologia analitica, Bollati Boringhieri, Torino 1993).
Jung scrive di Cristo e di Satana: <> (Ibid.).
Lo stesso, più avanti, nel libro citato, non fa mistero della sua avversione al Cristianesimo e scrive: <> (James Hillman, Il demoniaco come eredità di Jung, in "Presenza ed eredità culturale di C. G. Jung", Cortina, Milano 1987). In fondo,quellodi Carl G. Jung, fu "Il sogno gnostico di ricostruire il pleroma originario, di integrare Apollo a Dionisio - il divino con la sua umbra, la sua parte maledetta per tornare nell'indistinzione-dissoluzione arcaica o fetale al <> -, fu questo il vangelo di Jung" (Maurizio Blondet, Gli <>..., cit.).

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