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I GEMELLI IDENTICI

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I GEMELLI IDENTICI

Messaggio Da Angelodiluce il Gio Apr 29, 2010 3:33 am







Una mente sola per due corpi
All'età di sei anni Jim Lewis seppe che in giro per il mondo aveva un fratello gemello identico a lui. La mamma, una ragazza madre, li aveva dati in adozione subito dopo il parto, nell'agosto del 1939. Jim era stato adottato da una coppia di nome Lewis a Lima, nell'Ohio; il fratello, dalla famiglia Springer di Dayton, sempre nell'Ohio. Singolarmente, tutti e due erano stati chiamati Jim dai genitori adottivi. Nel 1979, all'età di trentanove anni, Jim aveva deciso di mettersi sulle tracce del fratello gemello. Il tribunale dei minori che si era occupato del caso aveva collaborato in modo decisivo e così dopo sole sei
settimane Jim Lewis bussava alla porta di casa di Jim Springer a Dayton.
Nel momento in cui si erano stretti la mano si erano sentiti così uniti e vicini che sembrava non fossero mai stati divisi. E quando presero a raccontarsi le loro vite venne fuori una serie di coincidenze a dir poco strabilianti. Tanto per incominciare, avevano gli stessi problemi di salute. Ambedue si mangiavano le unghie con accanimento e soffrivano di insonnia. Tutti e due per un certo periodo a diciotto anni avevano incominciato a soffrire di emicrania, fastidio che li aveva lasciati nello stesso periodo. Ambedue avevano problemi di cuore e di emorroidi. Avevano lo stesso peso, ma avevano messo su qualche chilo di troppo nello stesso anno, per poi riuscire a smaltirli nello stesso periodo. Tutto questo sembra indicare che la programmazione genetica è qualcosa di assai più preciso e complicato di quanto si immagini. Ma la sommatoria delle coincidenze andava ben oltre gli aspetti genetici. Tutti e due si erano sposati con donne di nome Linda, erano separati, e risposati in seconde nozze con compagne di nome Betty. Avevano chiamato i figli James Allan e avevano un cane di nome Toy. Ambedue avevano avuto esperienze lavorative come assistente dello sceriffo, benzinaio e addetto in un locale McDonald. Tutti e due trascorrevano le vacanze estive sulla stessa spiaggia della Florida; fumavano la stessa marca di sigarette e avevano attrezzato la cantina per eseguire lavori di riparazione e costruzione di piccoli mobili... I due erano affascinati l'uno dall'altro, non soltanto a causa di tutte quelle incredibili identità, ma anche perché l'affinità si sviluppava pure sul piano mentale. Quando uno iniziava a dire qualcosa l'altro finiva la frase con le stesse parole che avrebbe usato il primo. Il loro ritrovarsi divenne oggetto di grande interesse presso i mass media e i due fratelli erano comparsi come ospiti d'onore a molti popolari show. Uno psicologo del Minnesota, di nome Tom Bouchard, venne così coinvolto dalla loro storia da riuscire a persuadere l'università a stanziare fondi per una ricerca scientifica sul mistero dei fratelli gemelli. La prima operazione era stata quella di mettersi alla caccia di coppie di gemelli che il destino aveva separato in tenera età e che da allora non si erano mai più incontrati. Nel primo anno di ricerca Bouchard e il suo team riuscirono a scovare trentaquattro coppie di gemelli. E anche in questi casi vennero fuori le coincidenze più incredibili, tali da non poter essere in alcun modo spiegate a livello scientifico. Due gemelle inglesi, incontratesi quando ormai erano donne sulla trentina, si erano sposate nello stesso giorno a un'ora di distanza l'una dall'altra. Altre due, avevano tenuto un diario per un solo anno, il 1962, e lo avevano chiuso nello stesso giorno. Tutte e due da piccole suonavano il piano, ma avevano smesso nello stesso momento; andavano ambedue pazze per la bigiotteria. Al pari di questa, tutte le altre ricerche successive sui gemelli separati hanno sempre rivelato coincidenze impressionanti. I gemelli identici, come si sa, sono quelli che nascono dalla scissione dello stesso ovulo. I loro geni sono pertanto identici, il che significa possedere occhi, orecchie, labbra e persino impronte digitali perfettamente eguali. Il termine scientifico per indicarli è monozigoti, o MZ per brevità; mentre quelli nati da due ovuli differenti sono detti dizigoti, o DZ. L'alto grado di complementarietà e identificazione si riscontra soprattutto presso il primo gruppo, dove le somiglianze sono a volte indistinguibili. Per esempio, due coppie formate da gemelli divisi avevano figli maschi che si chiamavano rispettivamente Richard Andrew e Andrew Richard. Ambedue usavano lo stesso profumo, lasciavano la porta della camera da letto socchiusa, collezionavano giocattoli di pezza e avevano gatti che si chiamavano Tigre. Il test di intelligenza rivelò valori assolutamente identici. Barbara Herbert e Daphne Doodship erano le sorelle gemelle di una ragazza madre di origine finlandese. Alla nascita erano state adottate da due diverse famiglie. Le due madri adottive erano morte in modo prematuro quando loro erano ancora piccole. Tutte e due all'età di quindici anni erano cadute dalle scale e si erano rotte un'anca, avevano incontrato l'uomo che sarebbe diventato il loro marito a una festa da ballo quando avevano diciassette anni e si erano sposate a venti. Ambedue avevano avuto degli aborti e per tutte e due la sequenza naturale dei figli sarebbe stata di due maschi seguiti da una femmina. Il quadro sanitario era identico. Un soffio al cuore e la tiroide un po' ingrossata. Tutte e due leggevano la stessa rivista femminile ed amavano la stessa scrittrice di romanzi rosa. La prima volta in cui si erano ritrovate si erano presentate all'appuntamento con la stessa tinta dei capelli, un colore castano chiaro con dei riflessi ramati, erano vestite con un abito color crema, una giacca di velluto scura e una sottoveste bianca.
Nel 1979 Jeanette Hamilton e Irene Read scoprirono contemporaneamente di avere una sorella gemella e contemporaneamente si misero alla ricerca l'una dell'altra. Ritrovatesi, scoprirono che tutte e due soffrivano di claustrofobia e di timor panico per l'acqua, tanto che quando erano in spiaggia erano solite sedersi voltando le spalle al mare. Ad ambedue non piaceva la montagna, soffrivano di un dolore reumatico che pativa il tempo umido nello stesso punto di una gamba; da giovani avevano guidato gruppi di scout e per un certo periodo avevano lavorato per la stessa ditta di cosmetici. Un'altra coppia di gemelli identici, questa volta di sesso maschile, studiata da Bouchard era vissuta in ambienti così diversi da non presentare neppure un punto in comune. Oscar Stohr e Jack Yufe erano nati a Trinidad nel 1933. Immediatamente i genitori si erano separati e ciascuno se n'era andato per la propria strada prendendosi un bambino. Oscar era approdato in Germania ed era diventato un affiliato al movimento filo nazista; mentre Jack era stato allevato con un'educazione ebreo ortodossa. Si incontrarono per la prima volta nel 1979 all'aeroporto, per scoprire che ambedue portavano un paio di occhiali dalle lenti squadrate, una canottiera blu e basette identiche. Una comparazione più dettagliata evidenziò molte altre coincidenze significative nel loro modo di vivere. Ambedue erano soliti tirare l'acqua del gabinetto prima e dopo l’uso, portavano delle fasce elasticizzate ai polsi e amavano pranzare da soli al ristorante per poter leggere il giornale indisturbati. La cadenza del loro modo di parlare era identica, anche se uno parlava solo tedesco e l'altro inglese. Avevano la stessa andatura e lo stesso modo di stare seduti; lo stesso senso dello humour: per esempio, starnutire apposta con grande fragore mentre erano in ascensore con altre persone, per ridere sotto i baffi alle diverse reazioni. Ovviamente è molto difficile, per non dire impossibile, riuscire a spiegare queste "coincidenze" senza pensare immediatamente a una qualche forma di telepatia - che è una sorta di collegamento invisibile fra i due gemelli - capace di funzionare alla perfezione anche a grande distanza. Non per niente, Jung, a cui dobbiamo l'invenzione del neologismo "'sincronicità" per significare una "coincidenza significativa'', accettava volentieri l'ipotesi telepatica, tanto è vero che nelle sue molte biografie aneddoti di questo tipo vengono fuori numerosi. Eppure anche la più potente forma di telepatia non riesce a dare ragione di come due sorelle lontane possano incontrare il rispettivo marito nello stesso giorno e in circostanze simili oppure lavorino a chilometri di distanza per la stessa casa di cosmetici. In questi casi, anche le coincidenze significative sembra debbano lasciare il passo a qualcosa di ancora più forte, come, per esempio, l'idea di "destino individuale" o ciò che il professor Joad ebbe una volta a definire come «l'impenetrabile singolarità del tempo». Ammesso che certe persone abbiano veramente la capacità di prevedere il futuro, sia in stato di veglia che di sonno, ciò significa che in qualche modo a noi ignoto tutto è già "programmato", come un film che già è stato girato. Se, dunque, la vita di un uomo è qualcosa di programmato, allora a maggior ragione quella di due fratelli gemelli identici - specie se monozigoti - potrebbe benissimo seguire tracce di coincidenze esistenziali...
Molti altri casi analoghi hanno dimostrato l'esistenza certa della telepatia. Nel 1980 due gemelle identiche si presentarono presso il tribunale di New York. Il loro comportamento era uno spettacolo straordinario, che non mancò di suscitare un grande interesse nei mass media. Facevano gli stessi gesti nello stesso istante, portavano la mano alla bocca contemporaneamente e così via. Le due sorelle Chaplin, Preda e Creta, erano venute a trovarsi in dibattimento per un motivo davvero strano: una storia che le accomunava con un certo Ken Iveson, un camionista vicino di casa che avevano perseguitato per oltre quindici anni. Le due avevano uno strano modo di mostrargli il loro amore, continuando a ingiuriarlo e a picchiarlo con le borsette. Quando la faccenda aveva superato ogni limite, l'uomo non ce l'aveva più fatta e si era rivolto al tribunale per ottenere giustizia. La pubblicità sollevata dal caso rinfocolò l'attenzione sulle ricerche sui gemelli. L'ossessione che le due donne mostravano nei confronti del signor Iveson venne riconosciuta come una erotomania, una condizione nella quale il paziente si abbandona a sentimenti di melanconia e tristezza a causa di un'affezione amorosa. Esami clinici rivelarono che le gemelle erano subnormali, anche se questa deficienza si era manifestata soltanto negli ultimi tempi. A scuola erano lente, ma non somare, e gli insegnanti le descrivevano come attente, compite e tranquille. Per il giudice che ebbe a sentenziare, tutto questo era colpa della madre adottiva. «È evidente che la madre non ha mai consentito loro di vivere come due entità separate e distinte». Si vestivano sempre allo stesso modo e non avevano amici. Nei gemelli, soprattutto in quelli monozigoti, è fortissimo l'impulso detto dell'immagine speculare". (Il che significa che se uno è mancino, l'altro è destro; se uno pettina i capelli verso sinistra, l'altro lo fa verso destra e via dicendo). Se uno dei due porta un bracciale al polso sinistro, l'altro lo porta al destro. Ad un certo punto della vita le due gemelle Chaplin avevano deciso di lasciare la casa dove erano cresciute, senza che né la madre né, tanto meno, loro stesse, sapessero perché. A trentasette anni erano ancora nubili e senza lavoro. Vivevano nella stanza di un residence. Preparavano da mangiare insieme, tenendo tutte e due il manico della pentola, vestite da casa nello stesso modo. Se, per caso, gli abiti identici che indossavano avevano però bottoni di diverso colore, li distribuivano in modo tale che anche quel particolare fosse identico per tutti e due i vestiti. Nel caso di due paia di guanti diversi, li spaiavano per indossarne alla fine un paio identico; se le saponette che il residence forniva non erano uguali, le spezzavano in due. Ad un giornalista che le intervistava dissero che loro due avevano una sola testa, perché erano una persona sola. Una sapeva dire esattamente che cosa stava passando nella mente dell'altra. Il loro "comportamento simultaneo" dimostrava l'esistenza di una forte componente telepatica. A volte litigavano. Dopo essersi colpite con le identiche borsette, si tenevano il broncio per ore. Ma, al di là di tutto questo, ciò che emergeva su ogni cosa era il fatto che vivevano escludendo il mondo esterno, rintanate in un loro universo intimo e privato dove esistevano solo loro due.
Due gemelle californiane, Grace e Virginia Kennedy, avevano messo a punto un linguaggio segreto che consentiva loro di capirsi al volo. Avevano incominciato a usarlo da piccolissime, sin da quando avevano meno di due anni. Nel J977, all'età di sette anni, un logopedista di San Diego si era interessato ai loro linguaggio segreto, scoprendo che in parte consisteva di parole completamente inventate come, per esempio, "nunukid" e "pulana" - e in parte in una mistura di parole in tedesco e inglese storpiate (i genitori provenivano infatti da questi paesi). Fra loro si chiamavano Poto e Cabenga e quando parlavano la loro lingua occulta lo facevano con straordinaria fluidità. Ovviamente la vita le costringeva a parlare l'inglese, ma non fecero mai a meno dell'idioma di loro invenzione, che rifiutarono sempre di spiegare, forse anche perché non erano in grado di farlo.
Uno dei casi più singolari in cui sono coinvolti due gemelli identici è questo: Michael e John, conosciuti molto semplicemente come "i gemelli", erano cresciuti in istituti governativi sin da quando avevano sette anni (nel 1947). Erano stati diagnosticati autistici, psicotici e gravemente ritardati. Tuttavia possedevano un'abilità eccezionale: la capacità di dire all'istante in quale giorno della settimana cadeva una determinata data, sia nel passato che nel futuro. Se, per esempio, qualcuno chiedeva loro che giorno era stato, che so, il 2 giugno del 55 d.C., in un attimo arrivava la risposta: «mercoledì» e non c'era tema che sbagliassero. Erano, secondo Sachs, come due oggetti animati esattamente identici, stessa faccia, stesso comportamento, stessa personalità, stesso cervello malato. Portavano occhiali così spessi da non lasciare quasi scorgere gli occhi. Riuscivano a ripetere a memoria, dopo averli ascoltati una sola volta, elenchi di numeri incredibili, a volte fino a trecento. Non erano però dei ''calcolatori prodigio", capaci, come a volte capita di trovare, di moltiplicare mentalmente grandi numeri fra loro o di estrarre la radice quadrata da numeri di venti cifre. Tuttavia, un giorno davanti a una scatola di fiammiferi improvvisamente rovesciatasi, ambedue simultaneamente avevano bisbigliato «111», numero che, naturalmente, si era rivelato corretto. Un giorno Sachs li aveva trovati seduti in un angolo, il viso illuminato da un sorriso di soddisfazione, intenti a trascrivere numeri di sei cifre. Sachs ne aveva annotati alcuni e una volta a casa, consultato un libro di tavole matematiche, aveva scoperto trattarsi tutti di numeri primi, vale a dire quei numeri che non possono essere divisi per nessun altro numero se non per uno e per se stessi. Ora, la cosa incredibile consiste nel fatto che per poter riconoscere un numero primo come tale, l'unico modo per farlo è provare a dividerlo per tutti i numeri inferiori che lo precedono, mettendo in atto un processo matematico lunghissimo nel caso di numeri a molte cifre. Dunque i due gemelli riuscivano a riconoscere i numeri primi senza sforzo apparente. Il giorno dopo Sachs era nuovamente andato a trovarli e si era seduto nella loro cameretta. All'improvviso aveva interrotto i loro giochi e aveva mostrato un numero primo formato da otto cifre (ovviamente preso dal testo di matematica consultato). Dopo un brevissimo istante di attenzione, i due gemelli avevano sorriso all'unisono, quindi in men che non si dica gli avevano sciorinato davanti agli occhi un numero di nove cifre. Sachs allora era passato al contrattacco con un altro da dieci. Di nuovo, lasciato trascorrere un momento di esitazione, John gliene aveva proposto uno da venti cifre, che Sachs non aveva potuto controllare, dal momento che il suo testo arrivava solo fino a numeri primi composti da dieci cifre, ma era sicuro che non si sbagliavano. Un'ora dopo erano ancora intenti a scoprire numeri primi da venti cifre. Che cosa era successo nella testa dei gemelli nei brevissimi istanti in cui erano rimasti perplessi quando Sachs aveva mostrato loro il numero primo di otto cifre? L'unica cosa che si può immaginare è che si siano sforzati di vedere, vale a dire di osservarlo sotto qualche forma, diciamo così simmetrica, in fine di verificare se avesse le proprietà del numero primo. Alcune persone dicono di visualizzare i numeri in modi singolari. Il 9 o il 16, per esempio, lo vedono come una serie di punti disposti nel primo caso a tre per tre su tre linee parallele e nel secondo a quattro per quattro su quattro linee. Forse i gemelli riuscivano a compiere questa operazione istantanea su vasta scala. Questo ci offre un importante spunto di riflessione. Sappiamo che i due emisferi del nostro cervello presiedono a funzioni differenti. Il sinistro può essere definito scientifico, il destro artistico. Il primo concerne la logica e il linguaggio, il secondo l'intuizione e l'interiorità. Il sinistro vede il mondo con un occhio ristretto, una visione che potremmo definire "del verme"; il destro allargato, nel tipo di visione che possiamo definire "dell'uccello". Nella nostra attuale civiltà è la visione del sinistro a prevalere. È qui che risiede il mio senso di identità, così che quando uso la parola "io", so per certo che a parlare è il lobo sinistro. Nella maggior parte degli uomini le potenzialità del lobo destro - come, per esempio, la capacità di distinguere le forme - è limitata, soverchiata da quella del lobo sinistro. Nel caso dei gemelli in questione è invece chiaro il contrario: l’attività della parte sinistra è limitata, mentre le potenzialità della destra si sono sviluppate in ragione di centinaia di volte rispetto al resto di noi. Una delle lezioni che sicuramente lo studio dei gemelli identici ci impartisce, sta nel riconoscere che la continua, instancabile attività del lobo sinistro tipica della nostra civiltà, ha quasi totalmente bloccato la manifestazione dei poteri, chiamiamoli "naturali" della parte destra e la capacità di osservare il mondo con l'occhio di "un uccello", ossia con un telescopio invece che col microscopio, come siamo soliti fare. E casi eccezionali come quello ricordato dei gemelli Jim - in cui le stesse cose accadute a uno sono accadute anche all'altro, pur non essendosi mai incontrati e pur trovandosi a chilometri di distanza - sembrano ricordarci l'esistenza di leggi e codici preposti a sovrintendere agli accadimenti della vita di cui né scienziati né filosofi hanno anche solo lontanamente immaginato o previsto l'esistenza

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