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I CERCHI SUL GRANO

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I CERCHI SUL GRANO

Messaggio Da Angelodiluce il Gio Apr 29, 2010 3:23 am







I cerchi nel grano, UFO, mulinelli o burle?
Il 15 agosto 1980 il «Wiltshire Times» presentava il singolare resoconto relativo alla devastazione di un esteso appezzamento coltivato ad avena nei pressi di Westbury, nel Wiltshire, in Inghilterra. Il proprietario del campo, aveva trovato in almeno tre diverse zone del campo, vaste devastazioni in cui gli steli erano stati piegati a terra. Per inciso, tutti quei suoi terreni fronteggiavano il celeberrimo Cavallino bianco di Westbury, una gigantesca figura di cavallo scavata nel gesso bianco di una collina. Il proprietario era convinto che l'atto vandalico fosse stato compiuto da qualche
malintenzionato e non da qualche misterioso fenomeno naturale.
Le tre zone devastate, infatti, presentavano, viste dall'alto, una stessa configurazione, ossia tre grandi cerchi, pressoché perfetti, di circa 18 m di diametro. Aveva anche osservato che molto probabilmente la piegatura delle spighe doveva essere stata eseguita manualmente e non con l'ausilio di qualche macchinario, dal momento che nel resto del campo non si notava alcuna traccia. Insomma, non c'era segno che indicasse che qualcosa si era mosso lungo l'appezzamento. I cerchi erano circondati da spighe rimaste intoccate e non si scorgeva neppure un piccolo sentiero lungo il quale gli eventuali artefici avessero potuto camminare, tanto che qualcuno aveva provato a suggerire l'uso di trampoli. Un attento esame dei cerchi ottenuti con il ripiegamento delle spighe, rivelò che le tre figure erano state realizzate in tempi diversi, cosa plausibile, visto che le devastazioni, stando allo stesso proprietario, avrebbero potuto manifestarsi in un arco di tempo compreso fra maggio e luglio. I bordi dei cerchi erano perfettamente definiti e tutte le spighe all'interno risultavano piegate nella stessa direzione, seguendo un movimento rotatorio orario che faceva perno nel centro. Non c'era una sola spiga spezzata o tagliata; erano tutte soltanto abbattute, piegate. Un effetto straordinario, ottenuto da un uomo gigantesco e forte, che, collocato nel centro del cerchio, avesse fatto ruotare tutto attorno una pesante massa collegata alle sue mani da una lunga corda. La curiosità era molta. Il dottor T. M., fisico dell'atmosfera in attività, nonché membro dell’ organizzazione di ricerca per lo studio di tornadi e trombe d'aria, disse che i cerchi erano stati prodotti da mulinelli d'aria tipici del periodo estivo, fenomeni niente affatto rari in aperta campagna. Egli ammetteva però - assai onestamente - che non aveva mai assistito di persona alla creazione di un "cerchio". Da parte nostra, aggiungiamo ancora che i mulinelli sono fenomeni mossi da energie casuali, che investono un posto per alcuni secondi soltanto, e dunque dalla loro azione non si dovrebbe attendere nient'altro che disordine e non perfetti disegni geometrici. Un'altra osservazione di estremo interesse venne mossa dal direttore di una rivista su temi alternativi. Il ''punto centrale" di ciascuno dei tre cerchi era spostato di oltre un metro rispetto all'effettivo centro geometrico della figura. L'energia rotante seguiva dunque un movimento ellittico e non circolare. Questo si opponeva in modo risolutivo alla teoria dei burloni o dei vandali, dal momento che creare ellissi tanto precise sarebbe stato troppo impegnativo; ma anche l'ipotesi dei mulinelli di T.M. perdeva di credibilità. Quasi esattamente un anno dopo, il 19 agosto 1981, in un campo di orzo di Cheesefoot Head, spuntarono altri tre cerchi. Le figure erano comparse contemporaneamente e, al contrario delle tre precedenti del Wiltshire che erano sparse come a casaccio, queste erano disposte secondo una formazione precisa. Un cerchio con circa 18 m di diametro e gli altri due a fianco di quasi 8 m. Le caratteristiche generali non cambiavano: i cerchi dai bordi netti, le spighe ruotate e piegate, non spezzate, senza alcuna traccia di ipotetici intrusi introdottisi nel campo. Anche in questo caso le evidenze "bocciavano" la teoria delle cause naturali. Il professor T.M. allora, provò a proporre una variante alla sua spiegazione: il mulinello d'aria invece di mantenersi stazionario su un solo preciso punto del terreno, era come, se si poteva dire, "andato a spasso" per il campo lasciando dietro al suo passaggio i tre grandi cerchi. Questo avrebbe potuto essere provocato dalla particolare conformazione del terreno, nella fattispecie, la disposizione concava e inclinata dell'appezzamento che avrebbe favorito il "salto" del vortice d'aria. Nel 1982 i casi segnalati furono pochi e isolati, per di più scarsamente importanti e quindi incapaci di suscitare l'attenzione dei media. Quasi come se il fenomeno avesse voluto "farsi perdonare", l'anno successivo - il 1983 -incominciò subito con cinque casi, fra cui uno significativo a Bratton, nei pressi del celebre Cavallino bianco di Westbury. Non poteva certamente trattarsi di vortici naturali, perché il disegno era singolarmente perfetto, come costruito ad arte: un cerchio centrale più grande con altri quattro attorno disposti come il numero cinque sulla faccia di un dado. Un'altra formazione a cinque elementi comparve vicino a Westminster, centro che negli anni precedenti era già stato oggetto di molteplici avvistamenti ufologici. Un caso venne registrato in un grande campo a Ridgeway presso Wantage, nell'Oxfordshire. Questo genere di architettura quintuplice divenne lo schema più comune, tanto da non rappresentare più una singolarità. A questo punto l'opinione pubblica nazionale inglese incominciò a occuparsi del fenomeno con sempre maggiore intensità. Contemporaneamente, prese a imporsi la teoria che l'estate era, per antica tradizione, la stagione delle "stranezze". Per una singolare coincidenza, nella stagione calda non accadevano fatti rilevanti e quindi giornali e quotidiani, dovendo per forza ripiegare su palliativi, erano propensi a concedere molto più spazio del necessario a storie di nessuna o superficiale importanza. Il fenomeno dei cerchi nel grano si prestava splendidamente al bisogno e così, in breve, il pubblico inglese cominciò a entrare in confidenza con il fenomeno. Schiere di ufologi presero a cavalcare la tigre, pontificando in TV che il mistero poteva trovare spiegazione soltanto ricorrendo agli UFO. Gli scettici preferivano optare invece per l'ipotesi della frode burlesca. Ipotesi che sembrò essere pienamente confermata quando una seconda formazione a cinquina comparve di nuovo a Bratton. Si venne a scoprire trattarsi di una burla finanziata dal «Daily Mirror», che aveva pagato una tale famiglia affinché duplicasse il disegno. L'esperimento era riuscito accedendo al campo su dei trampoli e piegando le spighe di cereali semplicemente calpestandole in cerchio. La messa in scena era stata però smascherata dal direttore di una rivista dedicata ai fatti strani, «Fortean Times», il quale, nel corso di un sopralluogo, aveva notato l'evidente presenza di tracce umane mai riscontrate negli altri casi; senza scordare che i contorni dei cerchi risultavano imprecisi e non netti come di consuetudine. Scopo primario della frode era quello di mettere in imbarazzo il giornale concorrente, il «Daily Express», che era stato il primo a presentare ai lettori lo scoop del misterioso fenomeno. Nei due anni che seguirono il numero dei casi crebbe in modo esponenziale e anche le figurazioni si fecero sempre più complesse. Incominciarono a comparire cerchi contornati da anelli concentrici, come dei sentieri di larghezza variabile anch'essi formati dall'appiattimento delle spighe, perfettamente concentrici rispetto al cerchio centrale. Formazioni a cinque e semplici cerchi continuavano, frattanto, a spuntare qua e là. Sembrava che chi agiva, si divertisse a stuzzicare chi investigava. E così, non appena i sostenitori della teoria naturale dei mulinelli d'aria facevano notare l'andamento orario della piegatura delle spighe, ecco saltar fuori un cerchio ad andamento antiorario. Non appena qualcuno rivelò di aver scoperto l'arcano, vale a dire che i cerchi venivano ottenuti dall'alto utilizzando un elicottero, ecco spuntare un cerchio proprio sotto i fili di un traliccio dell'alta tensione. Quando un esperto di fotografie aeree, Busty Taylor, di ritorno da un servizio in cui aveva ripreso alcuni cerchi nel grano, aveva manifestato la fantasia che sarebbe stato bellissimo poter osservare una formazione a croce celtica, ecco il giorno dopo comparire un simile disegno proprio in quello stesso campo che lui aveva sorvolato. E quando la teoria naturale sembrò tornare alla carica ecco comparire - 1990 Hampshire - una formazione a sei elementi, con delle sagome dentellate del tipo a chiave uscite da tre cerchi, a configurare la sagoma di un antico pittogramma. Nello stesso anno a Chilcomb era comparso un disegno simile a una storta da laboratorio chimico: una struttura dal lungo collo con quattro rettangoli su ogni lato, una configurazione che ancora una volta metteva in croce l'ipotesi del professor T.M., che continuava, quasi contro ogni logica, a parlare di "forze atmosferiche naturali”. Rickard, intanto, contattava un numero sempre crescente di testimoni oculari, in grado di raccontare come avveniva la creazione di un cerchio. Eccone una: “all'improvviso, come d'incanto, l'erba incominciò a piegarsi davanti ai nostri occhi, secondo un andamento orario spiraliforme... in meno di mezzo minuto venne a formarsi un cerchio perfetto, mentre in sottofondo si udiva un ronzio sibilante e insistente... ad un tratto la mia attenzione venne attratta da una specie di movimento a "onda" che investiva la parte alta degli steli lungo una trattoria rettilinea... la forza agente era invisibile, ma consistente come un oggetto concreto... quando riuscimmo a raggiungere il luogo in cui si erano venuti a creare i cerchi, fummo investiti da un forte mulinello d'aria... il cane sembrava impazzito... ci fu un rumore forte e un rombo... poi, di colpo, tutto si quietò... era molto, molto strano... mentre i rumori di fondo scomparivano, il cielo si rabbuiò...”. Il ronzio sibilante potrebbe costituire una componente significativa. E’ stato infatti notato in un altro caso, quello accaduto il 16 giugno 1991, quando un grande cerchio di oltre 20 m di diametro (con un "occhio di bue" centrale) era comparso nel Devon. Mentre Lew Dilling, operatore di una radio locale, stava sintonizzandosi sulle giuste frequenze di trasmissione, aveva captato dei segnali acuti e forti, che aveva immediatamente riconosciuto, dal momento che già più di una volta gli era capitato di avvertirli proprio in occasione del manifestarsi del fenomeno dei cerchi. Ebbe a dichiarare: «il segnale era così forte che lo si poteva avvertire anche in sottofondo a Radio Mosca o La voce dell'America, notoriamente le emittenti più potenti».
Il gestore del pub locale, Sean Hassall, aveva intuito che fuori, nel campo vicino, stava succedendo qualcosa di strano dall'anomalo comportamento del suo cane che, come impazzito, aveva incominciato a fare a pezzi un tappeto. Il proprietario del campo, Dudley Stidson, era stato invece avvisato della comparsa del cerchio da due escursionisti. Corso nel suo campo di fieno, proprio nel mezzo, aveva trovato un cerchio enorme. Questa volta, però, a differenza delle altre, la vegetazione era bruciacchiata, come se l'impronta circolare fosse stata ottenuta sotto il peso di un grande piatto caldo. Stidson tenne a precisare che non erano visibili segni di intrusione, né impronte di eventuali trampoli. Nello stesso periodo un altro agricoltore, Peter Goodail, rinvenne un cerchio di circa 18 m di diametro in un suo campo coltivato a grano tardivo. Alcuni giorni dopo questi fatti, un docente giapponese annunciò pubblicamente di avere risolto l'arcano. Il professor Yoshihiko Ohtsuki, dell'università Waseda di Tokio, disse di aver creato in laboratorio delle palle di fuoco di "plasma elastico", uno stato estremo di aria ionizzata. Quando uno di questi globi di energia entrava in contatto con una superficie ricoperta di polvere di alluminio, i granelli impalpabili si disponevano secondo cerchi e anelli perfetti. Secondo Ohtsuki le palle di fuoco erano generate dalle condizioni atmosferiche e quando si avvicinavano al terreno possedevano l'energia sufficiente per piegare gli steli di grano nei campi. Per qualche tempo si ritenne che il mistero fosse risolto una volta per tutte. Ma si trattò di pura illusione. Infatti, incominciarono a comparire disegni diversi, non solo cerchi, ma anche rettangoli e forme simili ai denti di una chiave che fuoriuscivano dai cerchi. Ad ogni buon conto, altre erano comunque le obiezioni mosse dai critici alla ipotesi del professore nipponico. Per esempio, le palle di energia da lui invocate avevano sempre dimensioni modeste -grosso modo quelle di un pallone da calcio - e già erano più che visibili. Come avrebbe potuto, una palla tanto grande da essere in grado di configurare cerchi di oltre 20 m di diametro passare inosservata? E poi, come mai i testimoni oculari del fenomeno non facevano mai neppure un cenno alla presenza dei globi luminosi di energia? Qualcuno provò anche a inventarsi una teoria, diciamo così, agricola. L'eccesso di fertilizzante, applicato al coltivato per farlo crescere più rapidamente, avrebbe sì svolto la sua azione di maggiore spinta alla crescita, ma anche indotto le spighe abnormi a cedere sotto il loro stesso peso, piegandosi da sole. Ma ci sono almeno due obiezioni: quale ragione mai avrebbe un contadino per spruzzare una maggiore quantità di fertilizzante soltanto in una piccola parte del suo campo e, per di più, seguendo complicati disegni? E, ancora: per quale arcano motivo le spighe si piegano sempre in senso orario? In un importante simposio internazionale intitolato “L'enigma dei cerchi nel grano” tenutosi nel 1990, John Micheli ebbe a suggerire un'ipotesi interessante, attribuendo al fenomeno un preciso significato: «Intendo dire che il significato, il senso di tutto questo, sta nel modo in cui influisce sull'opinione che se ne fa la gente», per continuare, aggiungendo: «Secondo Jung il significato delle manifestazioni ufologiche è quello di sottolineare epocali mutamenti di pensiero dell'umanità; ebbene, questa funzione è stata ereditata ed è ora svolta dal fenomeno dei cerchi nel grano». Per riuscire a comprendere nel miglior modo possibile queste affermazioni, dobbiamo richiamare il concetto junghiano di "sincronicità" o, per essere più chiari, di "coincidenza significativa". Secondo questa idea, una coincidenza significativa è qualcosa che viene creato dalla mente inconscia, probabilmente con la finalità di richiamare quella conscia a una condizione di percezione più profonda. Le sincronicità strabilianti hanno, infatti, lo straordinario potere di farci immaginare che dietro alla realtà del quotidiano si nascondono invece profondi significati ancora tutti da esplorare. Alcuni scrittori volti a una visione meno ottimistica - come, per esempio, Shakespeare o Thomas Hardy - la pensavano diversamente, scorgendo in tutto questo il segno della presenza oltre la vita di una intelligenza malevola. Per Jung è l'opposto: le coincidenze significative sono il segno che la presenza è invece positiva e benevola. In uno dei suoi scritti, egli ha suggerito di intendere gli UFO come un classico esempio di quello che in psicologia viene chiamata "proiezione", che altro non sarebbe che la manifestazione visibile sul piano fisico di un vissuto della mente inconscia per il tramite dell'inconscio collettivo. In pratica, Micheli suggerisce che i cerchi nel grano svolgano questa stessa funzione. Immaginando, per esempio, che i cerchi siano davvero portatori di un ''significato", questo potrebbe giungerci da "altre intelligenze" in azione per influenzare il nostro modo di pensare. Si tratta di un'ipotesi che percorre da sempre la tematica ufologica, fin dai primi avvistamenti ufficiali avvenuti all'inizio degli anni Quaranta e divulgata su vasta scala dallo scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke nella versione cinematografica del suo romanzo 2001: Odissea nello spazio (più precisamente in connessione con l'idea che intelligenze superiori abbiano contribuito in modo determinante all'evoluzione dell'intelligenza umana). La prima e logica osservazione critica sta in questo: dire che qualcuno da fuori contribuì all'evoluzione umana è contraddittorio, dal momento che il fenomeno è qualcosa di endogeno, interno: di certo, un'intelligenza superiore lo capirebbe meglio di quanto non riesca a noi. Tuttavia, è pur anche vero che l'intelligenza progredisce e si sviluppa sotto la spinta della curiosità, del senso del mistero, e che fenomeni in apparenza assurdi come quelli ufologici o i cerchi del grano hanno senz'altro l'innegabile potere di fungere da possenti stimolatori. Micheli conclude, infine, il suo pensiero citando le parole di Jung, secondo cui gli UFO sono «segni di cambiamenti decisivi che coincidono con il chiudersi di un'era». E che Jung abbia o non abbia ragione, si deve riconoscere che gli UFO hanno fortemente contribuito a plasmare la trasformazione della mentalità dell'uomo moderno nel passaggio dal miope provincialismo scientifico tipico della prima metà del XX secolo, alla mentalità più aperta verso i misteri dell'universo che ha caratterizzato la seconda parte. Alla fine, che il fenomeno dei cerchi nel grano riveli oppure no una spiegazione "naturale" potrebbe anche risultare poco importante, se il suo significato profondo sta nell'aver contribuito, proprio sul traguardo del XX secolo, ad aprire il nostro orizzonte di esseri umani su spazi più ampi di pensiero e immaginazione. All'inizio di settembre dei 1991, alcune persone che si autodichiaravano dei burloni, dissero di essere stati gli autori di alcuni fra i casi più straordinari di cerchi nel grano. Due di loro, Dave Chorley e Doug Bower, arrivarono a dichiarare che erano tredici anni che si divertivano alle spalle di tutti. Fred Day disse addirittura che era tutta la vita che lo faceva. Accettata la sfida, Chorley e Bower decisero di dare una dimostrazione della loro tecnica davanti alle telecamere e a un gruppo di esperti del fenomeno. Ma il risultato fu decisamente scadente, così come già era accaduto nel caso sponsorizzato dal «Daily Mirror» che abbiamo citato. L'opinione degli esperti è che, per quanto alcuni casi possano realmente rientrare nella categoria degli scherzi, la stragrande maggioranza dei fenomeni presenta un'impronta di genuinità, ribadita sia dalla perfezione dei disegni sia dalla mancanza di tracce di intrusione nei terreni. Va da sé, comunque, che la prova definitiva sarà fornita dalla costanza del fenomeno nel tempo. Se siamo al cospetto di scherzi e finzioni, prima o poi gli autori si stancheranno; se, viceversa, come pare accadere per gli UFO, il fenomeno darà segni di continuità, non tarderà certo a manifestarsi ancora e magari in modo massiccio.
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